Tanto poco un uomo si interessa dell’altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio.

— Cesare Pavese

“Il Grande Gatsby”: attenti alle persone distratte!

Il più grande nemico dell’amore: la mediocrità

Gatsby e Daisy

Locandina del film, con Gatsby e Daisy

Erano persone distratte Tom e Daisy. Sfasciavano cose e persone per poi ritirarsi nel loro denaro e nella loro distrazione, lasciando che fossero altri a raccogliere i pezzi del dissesto che avevano causato. ~ Nick Carraway, da “Il Grande Gatsby”

Riflettevo un po’ su quel capolavoro (romanzo di Francis Scott Fitzgerald e film di Baz Luhrmann) che è “Il grande Gatsby“. Naturalmente se non avete letto il libro né visto il film il discorso che segue, oltre a risultare un po’ spolieroso, non fa per voi.

Attenzione, spoiler alert!

James Gatz, ovvero Gatsby, rappresenta l’uomo proteso verso l’alto, un figlio di Dio, che alimenta a dismisura il proprio fuoco interiore; una creatura dal cuore puro, assetata di bellezza, che tutto ama e tutto spera con ingenuo coraggio, capace di donarsi totalmente, senza condizioni, nell’unico modo possibile: l’eterna e assoluta fedeltà di chi ama in modo candido, che non è solo fatta di carne ma di pensiero: ideali e aspirazioni che elevano l’anima verso una meta cosi sublime che in un mondo decaduto come il nostro spesso si traduce in un sogno infranto.

Daisy è diversa… È l’esatto opposto di Gatsby: una lucciola scambiata per lanterna, che risplende di una luce ingannevole; una creatura frivola, fragile, volubile ed egoista, che attira a sé solo per prendere. Mai per dare. E nemmeno potrebbe fare diversamente, perché priva di una qualsiasi forza interiore; del tutto vuota, infedele e codarda. In una frase, incapace di amare-davvero. E, per questo, capace soltanto del suo esatto contrario: sciupare, rovinare e infine distrugge Gatsby.

La storia del “Il grande Gatsby” ci insegna, prima di tutto, che di fronte alla superficialità delle cosiddette “persone distratte” non c’è amore, idealizzazione o bellezza interiore che tenga, perché il vuoto di chi non ha un’anima non può essere riempito in alcun modo. E’ proprio questa differenza, tra pienezza e vuoto interiore, a essere determinante. Gatsby è un gangster, che si fa strada in un ambiente malfamato, nefasto, eppure il suo cuore resta limpido, integro e fedele ai suoi alti ideali – continua a vedere in Daisy la donna con cui è divenuto una sola carne (Genesi 2, 24). Al contrario, Daisy vive nella bambagia dell’alta borghesia, tra lusso e perbenismo, eppure in lei la corruzione si fa spazio, proprio per via del suo non-essere.

Ma cosa c’è al di là della luce verde?

luce verde

Gatsby che rimira da lontano la “luce verde”: simbolo di speranza, ma anche di quegli idoli da cui l’uomo pretende di avere la vita

Donare il cuore a una creatura senz’anima è come gettarsi in un abisso: non lo si potrà mai riempire, e si potrà soltanto continuare a cadere in attesa di un’inevitabile dissoluzione. Amare in modo alto, nobilitato, la persona sbagliata, senza scendere a patti con la realtà di un mondo decaduto come il nostro, fatto di fragilità e debolezze, è una forte tentazione per chi è assetato di bellezza, ma resta pur sempre una scelta di autolesionismo. Ma Gatsby fa un altro madornale errore: è a suo modo inconsapevolmente “disonesto”, con se stesso e con Daisy, nel momento in cui ogni sua azione è protesa nel dare all’altro nella speranza di ricevere qualcosa in cambio, o addirittura di essere contraccambiato nella stessa misura. Osservando le cose da una giusta prospettiva, il suo dare agli altri è, come essenzialmente gli farà notare Nick Carraway, un nascosto prezzolare. Le sontuose feste, il castello pieno di meraviglie, la sua artificiosa immagine, e tutto il palcoscenico da lui costruito per attirare Daisy nel suo “mondo”, sono soltanto un gigantesco apparato di rappresentanza, innalzato per paura di mostrarsi per quel che è realmente. La paura del rifiuto (degli altri, di Daisy), o di farsi veramente conoscere dall’altro in un’autentica intimità, che lo anima in ogni sua azione, nasconde un radicato disprezzo di sé, e lo induce a creare un’immagine della sua persona assolutamente contraffatta. Come già fatto notare da altri, la luce verde che Gatsby rimira da lontano, e che cerca quasi di afferrare, rappresenta l’illusione di vincere l’incapacità di amarci, di accettarci per quello che si siamo, cambiandoci secondo i miti che la Grande Babilonia del momento ci impone. Nel caso di Gatsby è l’idolo del successo, il sogno americano di poter riscrivere la propria storia secondo i modelli dell’alta borghesia, che, dal protestantesimo in poi, tenta di far coincidere la ricchezza con la prova del dono divino dell’elezione (l’interpretazione eretica della Sacra Scrittura che ha generato lo spirito capitalista del profitto fine a se stesso). Vale a dire, le persone “perbene” hanno successo mentre i disgraziati, i falliti o quelli che ricorrono all’illegalità per farsi largo nella società sono disprezzabili, perché unici responsabili della loro sfortunata condizione. È quello l’inganno che Gatsby farà suo, e che gli divorerà la vita. Di tale genere sono gli inganni che la cultura dominante continua tuttora a rifilarci.

Conclusione

Guardare attraverso nuovi occhi cose alle quali abbiamo già applicato la nostra visuale sarà pure sconfortante talvolta, ma è necessario per evitare di farci ammazzare dalle varie Daisy o dai vari Tom di cui il mondo è pieno. È, in fondo, ciò che Gesù insegnò riguardo al vedere le cose nella luce (Matteo 6, 22-23).

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Alex Pac-Man

Author: Alex Pac-Man

Cultura cattolica: Affascinato dalle storie di Arda, ho cercato di capire perché Tolkien sostenesse che a essere immaginario è solo il tempo in cui sono ambientati i suoi racconti. Ho così iniziato un lungo cammino, che mi ha portato ad amare il Libro della Genesi e tutto ciò che riguarda la protologia, fino all'esperienza del percorso dei 10 Comandamenti di don Fabio Rosini. La fede cristiana è soprattutto un'esperienza di bellezza, ben lontana dall'ideologia e dall'emozionalità di chi la riduce ad un sterile atto di cieca convinzione. Cultura nerd: Le mie prime idealizzazioni furono plasmate dai capolavori di Shigeru Miyamoto, quali "A Link to the Past" e "Ocarina of Time", che, magari sarà azzardato dirlo, racchiudono in sé un po' tutta l'essenza del mito. Il mio essere un nerdone comincia dall'amore per la narrativa, per il fumetto e tutto ciò che porta alla storia delle storie.

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