All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona.

— Papa Benedetto XVI

“The Walking Dead”: Il senso della vita

Sopravvivere non è il nostro scopo

Rick

Rick davanti il penitenziario della terza e quarta stagione

 

E bene sì, sono tra quelli che si sono lasciati ossessionare da “The Walking Dead“: la riuscitissima serie televisiva post-apocalittica tratta dal fumetto di Robert Kirkman. Ma chiariamolo subito: nonostante sia tra quelli che leggono il fumetto, non sono per niente d’accordo con chi considera quest’ultimo superiore al telefilm. Considero la serie progettata da Frank Darabont di gran lunga superiore, sia per il maggior spessore psicologico dei personaggi che per i messaggi veicolati dalla storia.
Inevitabilmente, essendo una seria a tratti splatter, a base di zombie e situazioni survival, molti dei messaggi più profondi passano inosservati. Ma anche una serie di questo genere può offrire, se guardata nella giusta luce, bellissimi spunti di riflessione, di cui alcuni profondamente cristiani. Per dimostrarvelo, prenderò in esame uno degli episodi più significativi della quarta stagione attualmente in corso: “Isolamento”.

Attenzione! Naturalmente, quanto segue è tremendamente spoileroso

Per cosa vuoi rischiare la vita?

O meglio, per cosa vivi? È questa la domanda su cui ruota l’intero episodio.

Dopo l’apocalisse zombie e la sanguinosa guerra con il Governatore, il gruppo di Rick sembra aver trovato la tanto agognata tranquillità, rinchiudendosi insieme ai sopravvissuti di Woodbury all’interno di una prigione di massima sicurezza. Il gruppo però è costretto a ricredersi nel momento in cui un batterio mortale inizia a diffondersi tra gli abitanti della neonata comunità… L’epidemia, che da origine a nuovi zombie, li costringe ad organizzare una quarantena, isolando in uno dei bracci del penitenziario chiunque accusi i sintomi della malattia; e la situazione si complica quando l’unico medico, il dr. S, rimane contagiato. Hershel matura cosi la decisione di entrare in isolamento coi malati, in quanto unico membro sano del gruppo dotato di conoscenze mediche. Ma, come è prevedibile, trova l’opposizione di Rick e Maggie…

La sicurezza è un’illusione, ed è questo uno dei messaggi più forti che sembrano essere al centro della quarta stagione di “The Walking Dead”. Nessuno per quanto possa barricarsi e difendersi dai pericoli del mondo esterno, come fanno Rick e compagni,  è veramente al sicuro.

Herschel lo ribadisce:

Hershel Greene: ”Oggi respiri e rischi la vita. Ogni momento qua ti lascia senza scelta. L’unica scelta che puoi fare è per cosa rischiare la vita.”

Conclusione

Quanto appena detto non vale solo per un mondo invaso dagli zombie. Non vi è infatti alcuna scelta in merito alla possibilità di crearsi una “realtà sicura”, perché di fatto in questo mondo non esiste. L’unica scelta reale e possibile è quella di decidere per cosa vale la pena di rischiare la vita. Hershel fa questa scelta, donandosi come medico alle persone che in quel momento può aiutare soltanto lui. Tutti abbiamo un compito – un modo in cui siamo chiamati a metterci in gioco per l’altro -, dirà Hershel alle figlie. Questa è la cosiddetta “vocazione“, la strada che Dio ci mette davanti per amare le persone che condividono insieme a noi quell’avventura che è la vita. Possiamo quindi scegliere se amare, o non farlo dando priorità a qualche idolo: il piacere, il denaro, il successo professionale, il potere od un progetto che ci passa per la testa. Il più insidioso di tutti è forse l’idolo della sicurezza: illudersi di poter controllare la realtà, di avere persone e/o situazioni sotto controllo, secondo i nostri schemi mentali. E scopriamo cosi, a fine episodio, che chi ha ucciso Karen è stata Carol che, mossa dall’illusione di tenere sotto controllo il diffondersi dell’epidemia perché ossessionata dal desiderio di tenere al sicuro chi ama, arriva ad uccidere a sangue freddo le prime persone tenute in isolamento. Ma a cosa serve conquistare il mondo se poi perdi l’anima, dice un certo Gesù. Ed ecco il senso di Mt 16, 25-26: chi sceglie di amare, prima ancora degli atri, salva se stesso. E l’indifferenza è già uccidere/non-amare l’altro.

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Alex Pac-Man

Author: Alex Pac-Man

Cultura cattolica: Affascinato dalle storie di Arda, ho cercato di capire perché Tolkien sostenesse che a essere immaginario è solo il tempo in cui sono ambientati i suoi racconti. Ho così iniziato un lungo cammino, che mi ha portato ad amare il Libro della Genesi e tutto ciò che riguarda la protologia, fino all'esperienza del percorso dei 10 Comandamenti di don Fabio Rosini. La fede cristiana è soprattutto un'esperienza di bellezza, ben lontana dall'ideologia e dall'emozionalità di chi la riduce ad un sterile atto di cieca convinzione. Cultura nerd: Le mie prime idealizzazioni furono plasmate dai capolavori di Shigeru Miyamoto, quali "A Link to the Past" e "Ocarina of Time", che, magari sarà azzardato dirlo, racchiudono in sé un po' tutta l'essenza del mito. Il mio essere un nerdone comincia dall'amore per la narrativa, per il fumetto e tutto ciò che porta alla storia delle storie.

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