Chi difende tutti difende se stesso, chi pensa solo a sé viene distrutto.

— Akira Kurosawa

Jennifer e Katniss: dopo il The Fappening, la stessa persona

Jennifer Lawrence: un “tributo” nella guerra ad Apple

In effetti questa vignetta non ha tutti i torti...

In effetti questa vignetta non ha tutti i torti…

La storia nasce nei meandri del “Deep Web“, il web profondo, dove succede di tutto, dove tutto è lecito.
C’è chi supera senza problemi password e domande di sicurezza di iCloud, l’archivio remoto che conserva i file di tutti gli iPhone del mondo. “Buca” centinaia di account di modelle, attrici, cantanti, sportive. Trova le foto immortalate dai loro cellulari e ne fa incetta. C’è di tutto.

Tra i tanti innocui scatti ci sono anche immagini “piccanti”. A volte solo un seno, in altre vere e proprie scene di sesso, scattate chissà quando, chissà con chi, chissà per chi. Per un fidanzato lontano – come nel caso della Lawrence – o per qualche gioco “adulto”.

Un’abilità davvero considerevole utilizzata per far cassa, monetizzare. Nel “Deep Web”, uno scatto senza veli di una celebrità è pagato a peso d’oro.

Ma il 31 agosto 2014 il giocattolo si rompe. Qualcuno fa il furbo, e pubblica su 4chan, bacheca anomina e una delle poche “terre emerse” del Deep Web, tutto il pacchetto di 200 foto. Gratis.

Ammetto che questa mi ha piegato.

Ammetto che questa mi ha piegato.

A produrre le immagini che un paparazzo sogna una vita intera di scattare sono state le vittime stesse. Sui forum, su Twitter, su Reddit per qualcuno è Natale. Non più fotomontaggi, non più proiezioni di fantasia. Carne fresca, carne pronta. Con il gusto del “rubato”.

Il pensiero della vergogna provata da queste ragazze non è un deterrente. Anzi, eccita ancora di più.

Tra le centinaia di vittime c’è anche Jennifer. Le sue foto fanno più scalpore delle altre, e non perché sia più nuda, semplicemente perché è più famosa. Il suo corpo ora appartiene al mondo. A chi diffonde le sue foto. A chi le commenta. A chi pontifica sulla necessità di non fare foto osé con i cellulari, che tanto, prima o poi, qualcuno te le ruba. E forse te lo meriti. E anche questa volta la vera Jennifer scompare. Sostituita da un corpo nudo sorridente che potrebbe essere di chiunque. Ma la ferita, nella vera Jennifer, resta:

Il numero di Vanity Fair di Novembre, dove Jennifer racconta come si è sentita dopo il "The Fappening". La cosa più difficile è stato raccontare il tutto ai suoi genitori.

Il numero di Vanity Fair di Novembre, dove Jennifer racconta come si è sentita dopo il “The Fappening”. La cosa più difficile è stato raccontare il tutto ai suoi genitori.

A Vanity Fair, dopo poche settimane, racconta:

Jennifer Lawrence: Solo perché sono una figura pubblica, solo perché sono un’attrice, non significa che me la sono cercata. Non è una conseguenza logica. È il mio corpo, e dovrebbe essere una mia scelta, e il fatto che non lo sia è assolutamente disgustoso. Non posso credere che viviamo in un mondo del genere…”

E aggiunge:

Solo il fatto che qualcuno possa essere sessualmente sfruttato e violato, e che il primo pensiero di qualcun altro sia trarne profitto… è così lontano da me. Non riesco a immaginare che si possa essere così privi di umanità e di riguardo, così vuoti dentro…”

Conclusione

Senza spoilerare nulla, è bello sapere che alla fine della trilogia di “The Hunger Games” Katniss riuscirà ad uscire dalla logica di “corpo pubblico”, e a trovare, a suo modo, la libertà.
Jennifer Lawrence ha tanti anni, tanti film, tanti incontri davanti a sé.
Certo, non dipende solo da lei.
Certo, quelle foto resteranno lì, per sempre, negli angoli remoti di un web che non cancella nulla, che non perdona niente.
Siamo sicuri però che anche Jennifer – e tutte le altre – saranno in grado di superare questa violenza. E magari, anche grazie alle sue parole, potrà diffondersi sul web un po’ più di empatia, un po’ più di rispetto, un po’ più di amore nei confronti anche delle persone famose, non solo “corpi pubblici”.

Perché non è stato il leaker a decretare il successo del “The Fappening”, ma le condivisioni, i commenti, l’attenzione di milioni di utenti. A loro spetta la decisione, il potere, di mettere fine a tutto questo.

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Kant Atl

Author: Kant Atl

Cultura cattolica: nasco in una parrocchia bianca della bianca Padova del bianco Nordest. La fede la respiri come fatto comunitario. Fare il chierichetto è la norma. Ma poi devi scegliere. Ho scelto di restare. La fede muta. Prima pensi di credere per le regole. Poi credi per il cervello. Poi credi per amore. Poi più che credere cammini, ma anche questo è credere. Scrivo per il Mattino di Padova, la Difesa del Popolo e ho pubblicato sul Messaggero di Sant'Antonio. Collaboro con alcuni uffici di Pastorale e con altre realtà per la comunicazione della fede. L'AC è la mia famiglia. Cultura nerd: la mia prima parola è stata "Paolo". Non l'apostolo, ma Paolo Bonolis, che idolatravo fin dai primi mesi per la giappo-animation che mi propinava in Bim Bum Bam. Reputo Maison Ikkoku di Rumiko Takahashi la vetta artistica dell'intero Novecento. Vestivo i panni di un paladino sfigato nelle sessioni scolastiche di D&D che veniva derubato puntualmente dagli orchi chaotic evil del party. Giochicchio a Call of Duty ma vengo puntualmente cecchinato da bimbetti di età prepuberale. Ho scritto negli anni decine di fanfiction umoristiche da denuncia penale, cross-overando tutto il cross-overabile. Compenso la mia nerdaggine tifando Juve.

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