Dico sul serio è stato lui (Gesù) a gettare le basi per la regola dei tre giorni.

— Barney Stinson

Si può credere nella scienza?

Cosa è davvero la scienza, e cosa vuol dire “credere”

Dio e la Scienza

Molto spesso, parlando di fede e di ateismo, si sente la frase “io non credo in Dio, poiché credo nella scienza”. Da cristiano che si occupa di scienze, l’ho sempre trovata un’affermazione a dir poco fumosa. Mi è capitata di recente una discussione a riguardo, che ha offerto qualche spunto, e valeva la pena fare un discorso un po’ piú completo sul perché sia una frase con poco significato dietro.

Il metodo scientifico

vorrai tu stimar che la tua apprensione si estenda piú che la potenza divina, vorrai tu dir d’immaginarti cose maggiori di quelle che Dio possa operare? --Galileo Galilei

Vorrai tu stimar che la tua apprensione si estenda piú che la potenza divina, vorrai tu dir d’immaginarti cose maggiori di quelle che Dio possa operare?
–Galileo Galilei

Per capire se sia possibile credere nella scienza va prima di tutto esplorato cosa sia la scienza. Nella sua accezione “moderna”, la scienza non è altro che un sistema di conoscenze su come possano essere descritti alcuni fenomeni. Tali conoscenze, per poter essere incluse in questo sistema, devono essere rigorosamente verificate e descritte con un metodo ben preciso: il metodo scientifico.

Si tratta di una procedura, messa a punto da Galileo Galilei ed evolutasi negli anni, che in origine voleva permettere di ottenere delle informazioni che potessero essere oggettive. La base è molto semplice: si parte dall’osservazione di un fenomeno, si cerca di ottenere un modello matematico di come il fenomeno funzioni in determinate condizioni, e si verifica con esperimenti indipendenti che tale modello matematico sia effettivamente valido.

In una cosa del genere effettivamente si può credere. Le affermazioni fatte in questo modo, descrivendo le condizioni nelle quali sono vere, risultano senz’altro oggettive.

Con il tempo, però, si è arrivati a studiare molte cose che non sono (e mai saranno) osservabili direttamente. Di molte cose possiamo solamente vedere gli effetti, ma la causa ci è nascosta. In campo fisico, il principio di indeterminazione è un ostacolo nel vedere alcuni fenomeni. Nel campo delle scienze umane, il concetto di “verifica indipendente” crolla facilmente e le cause dei fenomeni sono talvolta immateriali e invisibili.

Tutto questo ha portato a realizzare modelli che rappresentino gli effetti, ma non le cause. Un esempio famoso è quello del dualismo onda-particella: il principio di indeterminazione impedisce di conoscere le reali proprietà di alcune particelle, e ad esse si associa quindi una funzione d’onda che ne rappresenti le proprietà in termini di probabilità. Insomma, si spiegano bene gli effetti, ma come sia fatto l’elettrone è sostanzialmente ignoto (né interessa, se non appunto in termini probabilistici).

Spesso, quindi, la scienza è costretta a utilizzare modelli comprensibili per spiegare gli effetti di cose invisibili e spesso incomprensibili. Tali modelli senz’altro funzionano, ma non descrivono la realtà: dire che un elettrone è una particella con associata un’onda, è falso. È invece vero che un elettrone si comporta come una particella con associata un’onda, e questo basta ai fini della scienza.

Non si può dunque “credere nella scienza”, se non nell’accezione di “credere in un metodo”. Un metodo che spiega gli effetti dei fenomeni, ma non spiega assolutamente la natura delle cose. Non di tutte le cose, almeno. E non ha nessuna intenzione di farlo, peraltro.

Credere in un metodo

La scienza non è in grado di fornire informazioni alle domande definitive sul perché le cose esistano e su quale sia il loro fine. --Nicola Cabibbo

La scienza non è in grado di fornire informazioni alle domande definitive sul perché le cose esistano e su quale sia il loro fine.
–Nicola Cabibbo

A questo punto l’obiezione ovvia è “ok, mi sta bene, io credo nel metodo scientifico, e Dio non è dimostrabile con il metodo scientifico, quindi è falso”.

No, non è cosí che funziona. Se una cosa è dimostrabile è vera, ma il contrario non vale, né in logica né in scienze (il metodo scientifico deve palesemente molto alla logica). Se una cosa non è dimostrabile, può essere tanto vera quanto falsa. Nello specifico, la scienza non si occupa di ciò che non può dimostrare. Se la scienza è un sistema di modelli rigorosamente dimostrati attraverso un metodo, tutto ciò che non è dimostrabile attraverso quel metodo non fa parte della scienza, e la scienza non si occupa né di dire che sia vero, né di dire che sia falso.

Su questo ho avuto una risposta curiosa, che finora avevo visto utilizzata in modo diverso: “ovviamente non è la scienza a dover dimostrare che Dio non esiste, ma è la religione a dover dimostrare scientificamente che Dio esiste”. Quest’affermazione ha fondamento in un aspetto ovvio del mondo scientifico: se vuoi inserire un nuovo modello nel “sistema scienza”, devi prima dimostrarne scientificamente la verità. Non puoi affermare a priori che sia vero finché qualcuno non dimostri il contrario (anche se è una cosa che è stata spesso fatta, e su ciò è stato scritto un intero saggio: Contro il Metodo, di Feyerabend).

Il problema qui è però che nessuno vuole inserire Dio nel sistema scienza. Non ha senso, e non è necessario. Credere nel metodo scientifico, infatti, non significa doverlo applicare a tutto. Si può benissimo vivere senza inserire ogni aspetto della propria vita nel corpus delle cose scientificamente dimostrate. Per fare un esempio semplice: se una persona mi dice che è  mio amico, difficilmente posso dirgli “prima mi dimostri scientificamente che sei mio amico, poi ti credo”. Se ne andrà disperato, non potendo né creare un modello matematico della sua amicizia, né fare verifiche indipendenti e peer review sul fatto che sia tuo amico. Il metodo scientifico non è applicabile all’affetto tra persone, sebbene questo senz’altro faccia parte della nostra vita.

Credere anche nella scienza

Concludendo, dunque, credere nella scienza significa credere in un metodo che produce modelli di fenomeni che abbiano gli stessi effetti dei fenomeni stessi (ma che non necessariamente corrispondono ai fenomeni). Credere in Dio significa invece credere in una persona e nella relazione che si può avere con questa persona. Relazione che ha degli effetti, ma degli effetti non ripetibili con verifiche indipendenti. Questo impedisce di creare un modello che rappresenti Dio, allo stesso modo con cui è impossibile creare un modello che rappresenti la mia relazione d’amore con un amico, e con cui è impossibile creare un modello di moltissime cose che viviamo.

Io dunque credo in Dio e nella scienza. Il “poiché” in “non credo in Dio poiché credo nella scienza” è decisamente illogico. Scientificamente.

Benedetto XVI legge Galileo nell'Archivio Vaticano

Benedetto XVI legge Galileo nell’Archivio Vaticano

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2 Commenti

  1. un conto e’ credere a qualcosa “per fede”. un altro e’ verificare un’ipotesi e conoscerne i limiti di validita’. si da’ il caso che dall’epoca degli antichi greci la prima forma di conoscenza sia stata considerata la forma piu’ miserabile di comprensione del mondo,mentre l’altra ci abbia fatto uscire dallo stato di minorita’.
    tutto qui,cari cattolici.

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    • Visto che facciamo scienza, mi citi le fonti su quello che dici che i greci dicessero? Perché non mi risulta.

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Author: Lorenzo Breda

Cultura cattolica: nato in una famiglia credente, il mio primo avvicinamento alla fede è stato del tutto naturale, fino al momento in cui il cristianesimo mi è diventato un qualcosa di non troppo comodo da vivere e ho dovuto davvero spiegare a me stesso le ragioni del mio credere. È cosí che mi sono davvero "convertito", da una fede per fiducia nelle persone che amavo, a una fede dovuta alla certezza che Dio mi ha creato ed è l'unico ad avere il manuale di istruzioni per farmi vivere una vita piena. Questo percorso è stato accompagnato da molte persone, grandi e piccole, che mi hanno donato tutto quello che io ora cerco di donare a chi mi è vicino nella vita e, talvolta, sul web. Cultura nerd: da sempre appassionato di tecnologia soprattutto informatica, ho preso la china del nerdismo spinto quando a questa passione si è aggiunta quella per i fumetti e il cinema d'animazione, e successivamente anche quella per alcuni videogiochi. Unitomi a una community online che è presto diventata un gruppo di amici, ho avuto modo di approfondire molte altre branche delle "arti mediatiche", e di lavorare ad alcuni progetti per dar loro il meritato risalto.

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