Tanto poco un uomo si interessa dell’altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio.

— Cesare Pavese

Exodus: Dei e re – Recensione

Un film di battaglie, odio verso i cavalli e quel che non ti aspetti

Exodus
Parlare di “Exodus – Dei e re“, la rivisitazione per la regia di Ridley Scott della storia di Mosé, si può fare in due maniere, entrambe valide. La prima è di fare qualche premessa, sul tipo di film che si andrà a vedere e sulle possibili intenzioni di produzione; la seconda è di saltare a pié pari verso la recensione, che è ciò che veramente interessa alla fine. Proprio per questo motivo ho deciso di dividere la recensione in parti, e lasciare a voi la decisione di cosa leggere o meno.

Le premesse

1) Il confronto: l’Esodo è sempre stato un libro affascinante. Parla del riscatto di un popolo, della forza di volontà, di coraggio e, per noi credenti, della speranza in Dio e di come Lui non si possa dimenticare di noi. La Sua è un iniziativa personale, verso un popolo sofferente, una sua libera decisione di irrompere nella storia. (Esodo 3, 7-10).
Non deve quindi stupirci il fatto che ci siano molte rappresentazioni di questo racconto. Nel cinema, abbiamo due esempi con cui “Exodus – Dei e re”, deve confrontarsi.

I Dieci Comandamenti

La locandina del film di Cecil B. DeMille

Il primo è il kolossal “I dieci comandamenti” di Cecil B. DeMille, che sicuramente ricorderete per la replica in onda su Rete 4 ad ogni pasqua. Tale film non è di certo equivocabile: l’intento è sbalordire, deve far spalancare gli occhi allo spettatore, pronto a tuffarsi in un calendoscopio di colori e immagini iconiche. Yul Brynner mette da parte gli speroni e il cappello da cow boy per Rameses; il Mosè di Charlton Heston si ispira alla scultura del Michelangelo, appropriandosi anche dei “corni di luce”.
Il secondo film è “Il principe d’Egitto”, il film della maturità della Dreamworks. Scontato probabilmente l’accostamento, ma molte situazioni del film vi faranno pensare: “però qui una canzoncina ci starebbe…”. Una conferma? Guardate il personaggio, compresi vestiti e acconciature, di Zippora.

“Exodus – Dei e re”, quanto ricorda questi film? Quando invece se ne distanzia? Potremmo parlarne per ore. Ma volendo stringere, possiamo dire che Scott li conosce bene, e non li vuole copiare, pur permettendosi qualche omaggio. Si allontana da essi per molti aspetti, ma non totalmente. Il suo Mosé non è Heston colpito in pieno viso dai riflettori, né il ragazzo smarrito della Dreamworks. I messaggi e i temi, che in questi film vengono semplificati, in “Exodus – Dei e re” sono estremizzati, resi cupi e a volte esasperati nei toni.

Mosè e Ramens

“Tipici egiziani”

2) I film di Ridley Scott: un regista che ho conosciuto con “Il gladiatore”, ma che non amo. Diciamo la verità: i “polpettoni storici” me li gusto sempre con piacere, se guardo un blockbuster non voglio la fedeltà storica, mi basta un senso in quel che vedo. Per chiarirci: voglio un “Age of Empires”, non una visita guidata.
Ridley, a mio avviso, ha sempre un percorso altalenante. Ne “Il gladiatore” sono passato volentieri sopra ad orologi che spuntavano dalle tuniche o libri di carta stampata. Con “Le crociate – Kingdom of Heaven” è stato duro mandare giù alcuni lapidari giudizi sulla fede e un Saladino “bravo ragazzo”; in “Robin Hood” accetto Re Riccardo uguale a Robert Baratheon,; quel che non ti posso perdonare è come un gruppo di bambini armati di bastoni ti sconfiggano la cavalleria pesante francese con una carica disorganizzata. La mia sindrome da “Age of empires II” torna sempre.
Il film infatti l’ho avvicinato senza troppo entusiasmo. Anche perché l’ultimo ricordo di Bale è ne “Il cavaliere oscuro – Il ritorno”, dove saltella con un bastone manco fosse Willy Wonka. Di lui mi ricordavo solo due espressioni: “ci sto pensando a quello che hai detto” e “ci sto pensando con maggior intensità”.
Sono felice di essermi sbagliato. Se anche qualche volta il film sembra perdere il filo, lo recupera subito dopo. Tante volte sembra che si stia perdendo, che voglia lasciar da parte qualche aspetto della vicenda. Pochi fotogrammi dopo lo recupera, come a volerti trollare. I casi sono due: o Scott aveva qualcuno a cui rendere conto, o ha messo tutta la sua abilità in questo progetto.

Bene, con queste premesse positive, andiamo alla seconda parte.

Il film

Si può parlare di questo film senza fare odiosi spoiler? Ma sopratutto: esiste veramente spoiler visto che la conosciamo tutti questa storia? Vedrò di limitarmi, ma qualcosa potrebbe scapparmi, chiedo già scusa per questo.
Mosè è fratello, o cugino si cambia parentela nel corso del film, di Ramses, un principe egiziano un po’ atipico: ha gli occhi azzurri e tutti lo trattano non come il discendente di Horus, e quindi dio in terra, ma come un qualunque capo banda. Indossano entrambi completini all’ultimo grido, impugnano armi di ferro e fanno derapate con i carri da guerra.
Ci sono degli Ittiti che hanno sconfinato. Gravissimo. Ramses, con il beneplacido del classico vecchio saggio, cioè suo padre il faraone, ottiene la quest di andare a farne mattanza. C’è però una profezia, che lo farà guardare il cugino, o fratello, con occhi sospettosi, pur volendogli ancora bene.
Al loro ritorno, con quest fallita, ricevono lo stesso la ricompensa, e passano di livello. Mosé decide di andare a indagare sull’operato del vicerè, che sembra abusare del suo potere. Si apre così una lunga sequenza alla “Assassin’s Creed” dove c’è tutto della saga: il cappuccio, la raccolta d’informazioni, religione e un doppio assassinio.
Tornato a casa, non ha i sensi di colpa come in Esodo 2, 11-15. Semplicemente si scopre – SPOILER – che Mosè era un ebreo e sua madre non era la sua vera madre – SPOILER – e quindi viene esiliato. Scena nel deserto con occhio dell’aquila e ancora assassini su assassini. I cavalli cominciano a morire, un altra costante di tutto il film.
La pace sembra essere arrivata finalmente per il principe esiliato. Sposa Zippora, figlia del capovillaggio dove ha trovato rifugio, e tutti vivono felici per ben nove anni. Stando attenti a non salire sul monte sacro, perché sembra che il dio della tribù non voglia.
Le capre però seguono un altro culto, e quindi ci zampettano allegramente, anche se scende il diluvio universale. Mosé deve seguirle, e viene travolto da una frana. In preda al delirio gli appare Dio e il Roveto Ardente (Esodo III, 2, 6). Cioè Dio è e non è il roveto ardente, è anche un ragazzino che lo seguirà per tutto il film.
Mosé ritorna in Egitto, perché è il volere di Dio, come spiega agli schiavi. Ah già, gli viene presentato Aronne, la comparsata per eccellenza, mentre i vecchi personaggi come la sorella Miriam e la madre adottiva spariscono, per esigenze di scena.

Mosè, versione assassino

“Assasin’s Creed: Exodus”

Bale interpreta un personaggio un po’ Robin Hood e un po’ terrorista, ruba e distrugge, pensando di logorare gli egizi. Ramses replica impiccando tutti coloro che gli stanno antipatici. A Dio non piace la cosa, vuole vedere il suo popolo libero e quindi… ci pensa Lui.
Piaghe su piaghe, in una sarabanda di effetti scenici. Il Nilo mutato in sangue, i mosconi, la carestia… tutto quanto colpisce il Regno d’Egitto. Alcune scene molto forti, come il Nilo tramutato in sangue, altre un po’ da sorridere, come la grandine sulle statue che ricorda il video “In The End” dei Linkin Park. Ah, le piaghe colpiscono tutti. Indistintamente ebrei ed egiziani. E il Faraone come agisce per contrastarle? Impiccando persone.
Il momento culminante è la morte dei primogeniti: “un grande grido scoppiò in Egitto, perché non c’era casa dove non ci fosse un morto!” (Esodo 2, 20) e un faraone che somiglia in maniera inquietante a Den Harrow durante “L’Isola dei Famosi” lascia partire Mosè. Partenza che è accolta con giubilo e rispetto da parte del suo popolo: sputi, insulti e lancio di verdura marcia.
Gli ebrei viaggiano nel deserto, e muoiono tanti cavalli. Il faraone li insegue per vendicarsi della morte del primogenito, e muoiono altri cavalli. Solo per arrivare ad un Mar Rosso placido e, sopratutto, pieno d’acqua. Dove muoiono altri cavalli, ovviamente.
Dopo una notte di sofferenza e stelle cadenti, in un altro mondo starà nascendo Sigmar, Mosè chiede ai suoi di avere fede, ed essi credono. L’acqua si ritira, e li lascia passare. Beh, non si ritira abbastanza da non far soffrire un altro cavallo, comunque.

Cavallo disgraziato

“Ehi Ridley, che ci mettiamo nella prossima inquadratura?”, “Che domande. Un altro cavallo che muore!”

Il Faraone, cioè per un periodo il dio Amon in terra, è sceso a spingere il proprio carro, fuori di sé per la rabbia. Quando si dice un governante che non ha paura di sporcarsi le mani! Dopo alcune manovre, azzardate a dir poco, arriva allo scontro finale, e comanda l’ultima carica. Gli israeliti tornano indietro per combatterli, ma la battaglia finale non avviene; il mare si richiude su sé stesso, travolgendo l’esercito egizio. Prima però Scott inserisce l’ennesima parte dove un cavallo viene travolto e ucciso dall’onda. Non ho capito neanche ora il senso di tale scena…
I due sono separati dall’onda, ognuno tornerà al proprio popolo. Mosè lo guiderà per il deserto, dopo aver recuperato la famiglia, facendo visita a Dio sul suo monte, dove scriverà i dieci comandamenti.

Giudizio finale? Positivo. Il film non si ricorderà come un capolavoro, ma raggiunge il suo intento. Nonostante la lunghezza, è un blockbuster che riesce a coinvolgere lo spettatore, senza dilungarsi troppo in riflessioni, ma lasciando qualcosa a cui pensare, senza negarsi le molte scene d’azione.

La fede

Che per noi Cattonerd, è fondamentale. E in questo film, cosa possiamo trovare di fede?
La vicenda intera, ma che conosciamo già, non ci stupisce, non è una riscoperta. È qualcosa che già sappiamo e che viene riconfermata. Possiamo però vedere qualche spunto, qualche passaggio del film che ne dimostra l’intelligenza con cui è stato girato.

1) La Trinitaria. Passaggio forse un po’ criptico per alcuni spettatori, è che il Dio che appare a Mosé non è solo quello dell’antico testamento, ma è il Dio trinitario che rivelerà Gesù. Dio è infatti il Padre che è nel roveto ardente; è il Figlio che appare come il bambino; è lo Spirito Santo che soffia per tutto l’incontro. Inoltre, il figlio gioca con dei sassolini, fino ad ottenere una forma ben riconoscibile: un triangolo equilatero.

2) Il confronto. Mosè si confronta, litiga addirittura con Dio. Non solo come Giacobbe, ma come una persona credente dei nostri giorni. Non dubita della sua esistenza, anche se le persone attorno a lui lo prendono per matto. Però non accetta tutto passivamente, è assetato di risposte e non accetta il “silenzio di Dio”. Alla fine però si trova sempre un punto d’incontro, e si scopre che Dio ha camminato accanto a noi per tutto questo tempo.

3) Dio e dio. E’ stato il motivo che mi ha spinto al cinema. Dal trailer Ramses urlava: “io sono dio!” e lo scontro dell’intera vicenda verte proprio su questo: da un Dio vero, colui che È, e un dio fatto dagli uomini, e di troppa umana natura. Dio manda le piaghe per dimostrare la sua potenza, irraggiungibile per un semplice essere umano; una differenza che permette di modificare lo stesso Creato. E se nell’Esodo i maghi riescono a emulare i prodigi, in “Exodus – Dei e re” la differenza è totale, e vengono annientati dalla Potenza.

4) Niente sconti. Non si cerca di edulcorare la vicenda. La decima piaga, ma anche quelle precedenti, sono violente e di forte impatto. La sofferenza degli egiziani è ben visibile, e lo spettatore si trova coinvolto. Dio non è un vecchietto benevolo, Dio è anche quello che manda il Diluvio Universale per sterminare un umanità corrotta, che ucciderà il figlio di Davide e che fulminerà chi tocca l’arca dell’alleanza.
La spiegazione che darà il film a questo suo comportamento sarà sbrigativa, o mal interpretabile, come se “il Bambino” sia capriccioso (questo è il punto peggiore e dove cade la teologia scottiana n.d.r.). Ma il merito di aver detto la verità senza indorare la pillola è encomiabile.

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4 Commenti

  1. Ma quindi è almeno liberamente ispirato alla Bibbia o è tipo Noah?

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  2. «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze” Es3
    Sinceramente l’epic fail del film è il costante ripetere di Dio a Mosè : il TUO popolo, mentre questo è il libro della rivelazione, della fedeltà e della gelosia di Dio per il SUO popolo. Per altro il fatto che le tavole vengano incise da Mosè fa molto pensare. Visto che spesso Scribi e Farisei dicono la Legge di Mosè intendendo anche i precetti aggiuntivi…Ma la Legge non è di Mosè e nemmeno il popolo. E questo fa una grande differenza di senso.

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  3. Ciao! sono riuscito finalmente a vederlo. Sono molto d’accordo con la tua recensione, non mi è dispiaciuto il film ed effettivamente è stato bravo a non edulcorare la storia.
    Il mio unico timore è proprio quello che tu dici alla fine, una risoluzione e risposta troppo sbrigativa alla vicenda, da capriccio, per certi versi molto pericolosa (per come può intendere la gente).
    Interessante la questione trinitaria, non l’avevo notata…e in realtà pensavo che il triangolo di sassolini (che poi spazza) fosse un accenno a quello che aveva in mente per l’Egitto…

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Onix

Author: Onix

Cultura cattolica Cresciuto in ambiente Agesci, non ho mai avuto modo di soffermarmi sulla mia Fede, ritenendola semplicemente "la cosa giusta da seguire." Un rapporto conflittuale con lo studio mi ha portato a smarrirmi, senza idee per il futuro. La lettura del capolavoro di C.S. Lewis, "Le cronache di Narnia" è stata la spinta per scacciarmi dal torpore in cui mi trovavo. Iscritto alla Facoltà di Scienze Teologiche, sono impegnato come animatore nella mia parrocchia, il che comporta seguire il gruppo giovanissimi, organizzare il campo estivo parrocchiale e gestire il club di giochi "Thunderdome Vicenza". Cultura Nerd Sono appassionato di cinema, senza focalizzarmi su di un genere o disdegnarne un altro; ma i western rimangono sempre i miei preferiti. Xboxaro impenitente, giocatore e master di d&d a partire dalla terza edizione (ma preferendo l'ultima), non riesco mai a vincere a qualsiasi gioco da tavolo decido di proporre agli amici del club. Dopo il passato a warhammer 40.000 e tornei competitivi anche a livello nazionale, sono alla ricerca di un nuovo gioco che ne possa sopperire la mancanza.

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