Non domandiamoci se siamo credenti o non credenti, ma pensanti o non pensanti.

— Card. Carlo Maria Martini

Mad Max: tra kamikaze e martiri

Sacrificarsi, ma per cosa?

Il figlio della guerra

Nux al volante

Dicono che “Mad Max: Fury Road” sia il film migliore dell’anno (beh, per me è entrato ormai nella top ten dei film migliori in assoluto). Ma se non vi è piaciuto tranquilli, non è una recensione (però dai, come ha fatto a non piacervi..! ), ma un riflessione che mi ha suscitato il film attraverso la figura di uno dei personaggi.

ATTENZIONE! Se non avete visto il film in questione, questo articolo contiene SPOILER!

Mentre riguardavo la mitica scena in cui Nux, il figlio della guerra, si smalta la bocca d’argento e corre a tutta velocità con la sua macchina incontro alla nube rosso porpora che si erge potente fin dove lo sguardo può arrivare, gridando: “ah che giornata! Che splendida giornata!“, pensavo (oltre ad “ammazza che figata”), che questo ragazzo era lì pronto a morire per un’idea, un ideale, per una speranza che va al di là di questa vita: una speranza eterna. Affascinante tutto questo, se tralasciamo il fatto che stava andando a morire portando con sé qualcun altro. I figli della guerra morivano, giustappunto, combattendo. La loro vita era destinata al sacrificio per un fine più grande (o meglio, così gli facevano credere), che li facesse arrivare nel Valallah, il luogo dove avrebbero potuto trovare finalmente la felicità agognata. Era un onore e dava un senso alla loro (breve, del resto) vita.
In altre parole, erano inquietanti kamikaze. Già.

Il figlio della guerra: kamikaze o martire?

Questo film racconta anche la storia di un figlio della guerra e del suo cambiamento, che punta, in ogni caso, verso uno stesso finale:  la sua morte.

Cosa innesca il cambiamento? I fallimenti, tra cui quello fortuito del suo attacco al camion dove viaggiano le mogli in fuga, per il quale Immortal Joe gli grida gentilmente “sei un mediocre”, e poi il fatto che “la sua sacca”, ovvero Max, stava aiutando le concubine a fuggire. Tuttavia il fallimento gli permette di conoscere Capable, la ragazza dai capelli rossi, anch’essa moglie di Immortal Joe. Tra i due c’è subito feeling, e Nux per la prima volta riceve dei gesti d’amore, delle parole di conforto. Questo probabilmente attenua la disperazione che ha soltanto chi vive in un mondo privo di umanità come quello da dove viene lui. Capisce che quello che aveva cercato con la morte in realtà era lì, in quella ragazza, il vero paradiso, che comincia però già qui su questa terra. E poi se avete visto il film saprete bene che passerà al nemico, lottando insieme a Furiosa e compagnia bella (in tutti sensi bella! XD), sacrificando la sua vita per salvare quella della sua amata. Un martire, perché capace dell’amore più grande che c’è: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” (Gv 15, 13)

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Nux e Capable mentre tornano alla Cittadella

Un destino più grande

Kamikaze e martiri, due sacrifici estremi, entrambi per un fine superiore.
Ma ovviamente molto differenti, anzi opposti.

Il primo mosso solo dal desiderio di appagare la propria felicità (mascherato da ideale), a discapito di altri. Il secondo, mosso invece dall’amore gratuito, a vantaggio di qualcun altro.

Allora mi sono chiesta: cosa spingeva i figli della guerra a morire come kamikaze?

Beh certo, l’ignoranza, ma più che altro erano spinti dalla disperazione di una morte comunque prossima, per via della malattia, e di un mondo che ti fa pensare che solo dopo la morte possa esserci un po’ di felicità, e che quest’ultima vada guadagnata, strappata, anche calpestando qualcun altro.

E cosa spinge invece un martire a dare la propria vita per Cristo e per amore degli altri?
Pensiamo ai martiri cattolici, ad esempio a San Massimiliano Kolbe, che nei campi di concentramento si offrì al posto di un padre di famiglia. Com’è possibile che quest’uomo non pensasse al suo interesse?

Nux nell'ultimo momento del sacrificio

Nux nell’ultimo momento del sacrificio

Il martirio, infatti, appare incomprensibile se visto nell’ottica dell’utilitarismo, del merito, o del non rinnegare la propria fede per un atto di fedeltà a un ideale, di estremo coraggio, di testimonianza. Sicuramente si, ciò fa parte del martirio, ma non è questo il punto. Il martirio è più di ogni altra cosa un atto di amore: sono talmente innamorato di te che niente, nemmeno il dolore e la morte, può indurmi a farmi affermare il contrario. È una cosa bella, ma gratuita. Non ci sono santi come Sant’Andrea, San Sebastiano o Sant’Agnese per eroismo o meritocrazia (del tipo, guadagnarsi il paradiso. Anche perché quest’ultimo, se non lo sapete, è gratuito).

C’è sempre una parte di disperazione in ognuno di noi, un’insoddisfazione che ci muove a cercare la felicità, un desiderio di Altro, e anche se spesso è guidato dal nostro egoismo, verge comunque in quest’intento, solo che forse la cerchiamo nel luogo sbagliato questa felicità. Sant’Agostino diceva, “anche lì nel peccato ti cercavo“. Il figlio della guerra aveva un altro destino…

Nux: “Tre volte i cancelli si sono aperti per me.”
Capable: “Di che parli?”
Nux: “Il mio arrivo al Valallah, chiamavano il mio nome. Dovevo arrivare con Immortal e banchettare con gli eroi di ogni tempo”
Capable: “Mi sembra evidente che il tuo destino non era questo.”
Nux: “Pensavo mi volessero per qualcosa di grande.”

Anche se lo vive in modo erroneo, Nux pensa di essere nato per un destino grandioso, e questo è un pensiero assolutamente cristiano: ognuno di noi è nato per un fine più alto, più importante. Non siamo nati per una vita mediocre. Il bello di questo personaggio è proprio nel suo desiderio di grandezza, che lo porta a mettersi in gioco, a rischiare, e sopratutto ad amare. Lui ci crede, e si adopera per compierlo.

Quindi qual’è il modo per compiere questo destino grandioso? Ce lo dice questa storia. Il paradosso grande del cristianesimo è proprio nel gesto che fa Nux una volta “convertito”. Ovvero, è quando smetti di cercare il tuo bene che lo trovi, è perdendo la propria vita che la si trova, e questo si che è un salto nel buio che richiede coraggio!

Nux mentre viene consolato da Capable

Nux mentre viene consolato da Capable

Conclusione

I fallimenti, come per il figlio della guerra, possono essere un monito per farci cambiare strada. Anzi, io credo che Dio si incontri proprio nei fallimenti, è li che finalmente si mettono in discussione i progettini che avevamo in mente per la nostra vita, nei quali pensavamo di trovare il nostro “Valallah”, ed è li nella debolezza che gli permettiamo, finalmente, di farci amare. Per amare bisogna sentirsi prima amati, Kolbe ad esempio non cercava la propria felicità, per il semplice fatto che il paradiso ce l’aveva già; Nux lo trova in quella ragazza, che per la prima volta lo fa sentire amato, gratuitamente. L’inferno, senza dover giungere nell’estremismo kamikaze, è nell’egoismo, nell’individualismo che ci porta a saziare la nostra solitudine, ma in modo erroneo. Come abbiamo visto, il nostro figlio della guerra trova la vita solo quando inizia a usare le proprie capacità per aiutare qualcun altro, e quando infine si sacrifica per salvare chi amava. Si può dire senza dubbio che il nostro Nux, ci aiuti a capire un po meglio queste parole del vangelo:

Gesù: “Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. (Mt 16, 25)”

La commovente scena in cui Nux si sacrifica:

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3 Commenti

  1. Alex Pac-Man

    “Mad Max: Fury Road” resta il film più bello di sempre, sublime sia dal punto di vista tecnico che per la potenza del tema affrontato!

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  2. Un altro articolo su Mad Max! Bene bene, sono contenta. E’ un film che in qualche modo devo a voi perché, se non ne aveste parlato tanto bene (e con tanta insistenza), difficilmente sarei andata a vederlo.
    L’articolo è molto bello, centra un punto fondamentale della storia: per cosa morire (visto che vivere, in un mondo del genere, non è un’opzione)?
    Anch’io sono rimasta colpita dal personaggio di Nux, dal suo cambiamento radicale, e dalle parole: passa tutta la prima parte del film a correre come una cavalletta e a strillare “AMMIRATEMI AMMIRATEMI” e finisce con un mormorio “Ammirami”. In lingua originale non c’è questa distinzione, “Witness me” rimane tale dall’inizio alla fine. Voi che dite? Il traduttore si è preso troppa libertà? Boh. Ai posteri… ma a me piace moltissimo ascoltare quel singolare!
    Un abbraccio

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    • Blanche Princesse

      Siii è vero, bellissimo il fatto che lo sussurri!! *___* Sicuramente se è al singolare doveva restare tale, perché che si rivolge a lei è chiaro.. cmq ogni volta che riguardo quella scena piango a fontanella…T_T Ti ringraziamo per le tue riflessioni e siamo felici che tu abbia potuto apprezzare questo filmone! Un abbraccio a te!

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Debby Pac

Author: Debby Pac

Cultura cattolica: “L'essenziale è invisibile agli occhi”, questa frase tratta da “Il piccolo principe” riassume il sentore che mi ha accompagnata fin dall'infanzia. Essere cattolica, fa parte di un percorso, fatto di alti e bassi, di dubbi e scoperte stupende, è stato (ed è), una continua ricerca, dove alla fine scopri di essere tu quella “cercata”, e ogni giorno diventa una scoperta di questo amore cosi immenso, e di se stessi. Cultura nerd: Sono illustratrice, aspirante fumettista, e disegno fin da bambina, questa passione è stata accresciuta dagli anime, ne guardo di svariati, ma sono una fan sfegatata di Miyazaki. Ma la mia vera passione sono i fumetti, ho letto molti manga, ma adesso sono più interessata ai fumetti occidentali, soprattutto quelli francesi, e ultimamente sto scoprendo il mondo dell'editoria italiana (e che Dio benedica Ortolani!). Sono cresciuta con i videogiochi Nintendo (scroccati a mio fratello), e in fine adoro giocare ai giochi da tavola o di carte (Lupus, Citadels, C'era una volta, ecc..).

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