Sono le armi a causare tutti questi combattimenti o la vera causa si trova nel cuore umano?

— Lacus Clyne

Civil War: da che parte sta Cattonerd?

E tu… da che parte stai?

Capitan America Civil War, locandina

La locandina del film “Captain America: Civil War” di Anthony e Joe Russo

Tra pochi giorni arriverà nelle sale l’attesissimo “Captain America: Civil War“. Non sappiamo se sarà fedele alla serie a fumetto uscita nel 2006, né sappiamo se sarà all’altezza delle aspettative degli appassionati dell’Universo Marvel. Personalmente ho letto il fumetto nel 2008, apprezzandolo ma non esaltandomi particolarmente, in quanto le mie preferenze ricadono sull’Universo DC. In ogni caso, la storia scritta da Mark Millar e disegnata da Steve McNiven è stupenda e mette in scena un tema che già era stato affrontato da numerosi altri autori riguardo il mondo dei supereroi: il sottile confine tra altruismo e desiderio di controllo, problema che ogni eroe che si rispetti è costretto a superare in un modo o nell’altro… Nel caso di “Civil War” la cosa viene amplificata all’intero popolo dei SuperumaniEsseri umani dotati di super poteri..

L’incidente scatenante

Civil-war-to-the-comics-

I New Warriors stanno girando il reality show nella caccia ai supercriminali. Il risultato: frustrato dalla cosa il cattivo Nitro, in diretta televisiva, fa saltare in aria tutto quanto!

Senza fare alcuno spoiler, la storia di “Civil War” è questa: a causa di un’esplosione provocata da un supercriminaleUn certo Nitro., una vasta zona urbana viene spazzata via all’istante. I giornalisti yankee in cerca dello scoop sottolineano forzatamente che a perdere la vita nella tragedia ci sono stati ANCHE dei bambini, vabbè come ovvio che sia, e da lì a breve si ingigantisce un odio indotto per i Superumani. Ovvero, si alimenta il desiderio di demonizzare un’intera categoria per colpa di un paio di disgraziati, dimenticandosi che la presenza dei supereroi, di norma, comporta la salvezza di vite umane, bambini inclusi. Il governo degli Stati Uniti e l’organizzazione S.H.I.E.L.D., prendono la palla al balzo e costringono i supereroi a rivelare le proprie identità civili, a farsi registrare e, conseguentemente, a controllare dallo Stato “in nome del popolo americano”. Senza entrare troppo ulteriormente nella storia, il mondo dei supereroi e dei supercriminali si divide in due fazioni.

Capitan America o Iron Man?

Civil-War, Mc-Niven

Mc-Niven disegna da dio!

Tu… da che parte stai?” è lo slogan della serie. Due personaggi entrano in scena e si mettono a capo delle rispettive fazioni: per i ribelli contrari alla registrazione, assolutamente alla faccia del suo patriottismo e di ciò che rappresenta per gli Stati Uniti, troviamo Capitan America, mentre per i favorevoli l’imprevedibile Iron Man che diverrà, così, il campione dello S.H.I.E.L.D. e del governo. Potrebbe sembrare una scelta superficiale o forzata, ma in realtà Miller conosce bene i personaggi è li mette perfettamente al loro posto. Capitan America, Steve Grant il soldato, prima ancora di essere il paladino a stelle e strisce, è l’incarnazione perfetta dell’eroe come simbolo di verità, di bene promosso e mai imposto. Tony Stark, al contrario, è un uomo geniale che sfrutta la tecnologia per tentare di salvare tutto e tutti ad ogni costo. Per Tony un eroe non deve aderire ad uno slogan, ma impedire che il caos dilaghi a spese delle persone. Steve e Tony, i due personaggi sono dalla stessa parte, ma scoprono di avere priorità diverse… di appartenere a due mondi diversi. Il tema della storia resta, così, la domanda delle domande che sia l’universo Marvel che DC hanno sempre usato come base per le proprie storie: qual è la vera vocazione di un supereroe?

Capitan America Team

Capitan America, striscia

Sorry, Tony. You know I wouldn’t do this if I had any another choice. But he’s my friend. ~ Steve Rogers

Francine: “La definizione di “supereroe” è: il benefattore sconosciuto. Ognuno dovrebbe avere il diritto di fare beneficenza rimanendo nell’anonimato! Anzi, è proprio quello che ci insegna Gesù (Mt 6, 1-8), e il vecchio Capitano lo sa bene. In questo caso non si tratta di una beneficenza “danarosa”, ma salvare il mondo è pur sempre beneficenza. Ammiro molto l’umiltà di certi supereroi, che nascondono la loro identità anche se magari avrebbero la tentazione di svelarsi al mondo ottenendo gloria e onori…! Tra l’altro, non perdere la propria maschera è una vera battaglia quotidiana e non certo uno spasso… Voto il Capitano, perché non vuole prendersi alcun merito terreno per quello che fa. Avrà una maggior ricompensa nei cieli!
Holysoulsaviour: “Cap è cristiano, di umili origini e dalla parte degli ultimi, soldato in prima linea, sincero, onesto… Non scende a compromessi quando c’è il rischio di mettere in discussione la vera libertà… Paradossalmente è più fedele allo spirito dell’Indipendenza del 1776 lui che il selfmade-man Tony Stark, ateo, capitalista, ex venditore di armi e intortatore, qui servo del potere. Diventati i supereroi agenti governativi ricattabili per via delle loro identità segrete registrate, è allarmante il rischio di renderli biechi esecutori di interessi lobbistici e non le figure di speranza che devono essere.”
Onix: “Il vero scontro fra Cap e Tony non è uno scontro fra chi è a favore e chi è contrario di questa legge; il vero scontro avviene fra due sistemi di valori. Tony rappresenta il nuovo sistema: l’autorealizzazione, il determinare sé stessi, la fama e l’orgoglio; tutto ciò che piace ed era stato previsto da Warhol e altri “profeti a suo tempo”. Piace essere piaciuti. Cap invece è il vecchio, che crede in tre cose, fondamentalmente: Dio, patria, famiglia. È il John Wayne che sale monta in sella per cavalcare contro i cattivi; o lo straniero senza nome Eastwoodiano di cui non c’importa nulla, vogliamo solo sapere quando riporterà la giustizia in città. È un personaggio anacronistico, sfasato, che non si riconosce più in questa generazione selfie che prosegue abbandonando i vecchi valori. Tony, proprio per questa importanza del singolo, ha una completa sfiducia nell’essere umano, che non si limita solitamente nell’attaccare chi la pensa diversamente nei social, ma arriva a voler imporre la sua idea agli altri, per quanto oggettivamente valida, e probabilmente necessaria. Invece il Capitano crede nella presa di coscienza, nella maturazione dell’individuo che dovrebbe capire e accettare ciò che è effettivamente buono. La scelta, se togliamo il carisma dei personaggi, diviene difficile. Sopratutto perché le due idee riguardo alla legge di registrazione, starebbero meglio a ruoli invertiti: Cap a favore, per salvaguardare il bene comune, Iron contrario perché limita l’individualità. Voto Cap. Posso dire che un 20% è per il carisma del personaggio; 40% perché odio Iron Man e tutti i valori che porta, quindi se dalla parte opposta ci fosse anche PK (che effettivamente è un supereroe serio!) mi schiererei contro; 20% per la simpatia del resto della squadra ( Scarlet Witch, Occhio di Falco e Adam Kadmon. Ah, e se ricordo bene c’è anche Emily Vancamp). Un 20% sono sensazioni, ricordi e hype nati con la mia esperienza marvelliana; e su di essi non esiste ragionamento, ma è una scelta di cuore.”
Martayensid: “Tutto dipende dall’ideale di giustizia morale che uno ha dentro di sé e da quale rapporto c’è tra giustizia morale e giustizia legale poiché le due, di fatto sono distinte e possono anche essere contrapposte l’una all’altra, come nel caso di Capitan America. Spiego meglio: esistono valori morali all’insegna dei quali ciascuno di noi vive e dei quali non possiamo fare a meno. Il problema nasce nel momento in cui la pretesa di coerenza rispetto a quei valori ideali si scontra con la pratica reale in cui ci scopriamo fragili e incapaci di sostenerla. Proprio qui si manifesta il bivio che crea distanza tra Iron e Cap. Da un lato Tony, forse anche colpevolizzandosi perché “si dovrebbe essere/fare… ma la realtà è un’altra” rinuncia a qualcosa di quegli ideali alti, ad esempio alla sua libertà, pur di mantenere l’illusione di avere un potere maggiore, sulla libertà altrui, garantito per legge e diventa il prototipo perfetto del moralista: aggressivo, implacabile e intransigente verso chi non si assoggetta alla stessa potatura di ideali. Dall’altro c’è Capitan America che prende coscienza dei propri limiti ma pone la sua coscienza di fronte ad una esigenza radicale di Perdono che è quanto di più cristiano possa esistere! È un po’ come dire che: so che gli ideali restano integri e dolorosamente irraggiungibili, ma lì dove so che Qualcuno è capace di perdonarmi anche per (e nonostante la) mia incoerenza, il mio Senso di Giustizia si fonda sul Perdono Ricevuto e non su una auto giustificazione che riduce il mio orizzonte di crescita umana. Ecco perché Capitan America ha forza di non venire meno alla speranza di poter ristabilire un ideale di giustizia maggiore in risposta all’esigenza di Verità-integra che sperimenta dentro sé.”

Iron Man Team

Iron Man, striscia

I saw how dangerous my weapons were in the wrong hands, so I took control. ~ Tony Stark

Chierico Tulkes: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Questa massima (che ricordiamo non fu mai pronunciata dallo zio Ben!) ha sempre guidato la linea editoriale della Marvel ed è sempre stata alla base della filosofia dei suoi super-eroi. Ma cosa vuol dire “responsabilità”? Secondo il vocabolario, la responsabilità è la “Congruenza con un impegno assunto o con un comportamento, in quanto importa e sottintende l’accettazione di ogni conseguenza, spec. dal punto di vista della sanzione morale e giuridica”. Ci si impegna, cioè, ad accettare le conseguenze delle proprie azioni: gli onori per le opere giuste, la punizione per quelle sbagliate. Ma come è possibile assumersi le proprie responsabilità nascondendosi dietro una maschera? Se sono coperto dall’anonimato, allora è più facile sfuggire alle conseguenze delle mie azioni. Non metto in dubbio che l’anonimato è qualcosa di fondamentale per un super-eroe, per proteggere i propri cari da possibili vendette dei nemici, ma questo non può giustificare una mancanza di controllo da parte delle autorità. “Who watches the Watchmen?”, chiederanno altrove Moore e Gibbons, riprendendo l’antico adagio latino “Quis custodiet ipsos custodes?”. Proprio per rispondere a questa domanda fondamentale e per chiamare a rispondere delle proprie responsabilità coloro che sono dotati di superpoteri, che è stato pensato l’”Atto di Registrazione dei Superumani”. Chissà, magari se questa legge fosse stata approvata già da tempo i New Warriors non avrebbero affrontato alla leggera quei supercriminali che hanno dato poi il via alla tremenda esplosione di Stamford. Avrebbero magari riflettuto meglio, studiando il nemico, senza lanciarsi a capofitto nella battaglia semplicemente per un Reality Show! Voto Tony. Le maschere de-responsabilizzano. Per questo sono favorevole alla registrazione dei super-umani. Per questo sono dalla parte di Tony.”

Vabbè dai, mi schiero anche’ioAlex Pac-Man.! Nonostante riconosca che Capitan America rappresenti, senza alcun dubbio, l’uomo di fede, non posso esimermi dal difendere le ragioni di Iron Man. Tony semplicemente non crede che la situazione possa risolversi lasciando le cose così come stanno… ed esige che ognuno si prenda le sue responsabilità. Parola brutta, di cui si è abusato, quindi usiamo un sinonimo: prendersi l’onore della propria storia.

Attenzione, spoiler alert!

Sarà, infatti, proprio un ragazzo che si riconosce chiamato alla vocazione dell’eroe a determinare la fine della guerra:

Spider-Man: “Mi chiamo Peter Parker e sono l’Uomo Ragno da quando avevo quindici anni. … Qualche domanda?” (Civil War n. 2, Panini Comics, 2007.)

Questa sua dichiarazione avrà delle ripercussioni… come è ovvio che sia! Ma resterà l’azione più eroica di tutta la saga di “Civil War”.
Spidey dirà anche:

Spider-Man: “Hai i superpoteri e combatti i criminali. Ma questo… non c’era nel depliant. Non c’era scritto quanto avrei dovuto soffrire in questa vita!” (House of M 3)

Ma non è il rifiuto di una scelta dolorosa, difficile, sia essa il rivelare la propria identità perché le circostanze lo impongono o rimanere nel segreto, a determinare la nostra sofferenza. In ogni caso il vero altruismo dell’eroe è vivere fino in fondo la propria chiamata: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.” (Lc 9, 23). La rinuncia di se stessi parte dal consegnare la propria identità a Qualcun’altro, andando diametralmente nella direzione opposta rispetto a chi vuole conservare qualcosa, che sia la propria vita da uomo comune e senza super poteri o qualsiasi altra cosa che crediamo di poter possedere.

Leo Ortolani e Roberto Recchioni si schierano!

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3 Commenti

  1. Alex Pac-Man

    Per chi se lo chiedesse, “[…] un po’ come ci fu al tempo dei preti pedofili.” Sì, in riferimento allo scandalo che fu contemporaneo all’uscita del fumetto di Miller. Ho rimosso questa parte di frase dall’art., perché forse per non essere affrontata superficialmente andrebbe presa in un discorso a parte.

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  2. Bellissimo articolo, una carrellata di riflessioni tutte interessanti e tutte giuste: Capitan America o Iron man, libertà o controllo? A essere onesti credo che una parte giusta non ci sia, siamo uomini e siamo chiamati a vivere questa tensione, ogni giorno, con ogni scelta. Dovendomi schierare però starei con Capitan America – e con immenso dolore, perché il mio cuore è lì dov’è l’Uomo Ragno. Tony prende le decisioni che prende per paura, schiacciato dal rimorso per quello che è stato; Steve accetta la responsabilità e ricomincia.
    Quello che cerco di dire è che le motivazioni di Iron man valgono quanto quelle di Capitan America, sono altrettanto “giuste”, ma poi Tony rimane prigioniero (della sua paura, del suo passato) mentre Steve agisce da uomo libero.
    Poi vabbè, ci sarebbe tanto di cui parlare credo, ma mi sa che aspetterò la recensione vera e propria. Me la fate la recensione, sì?
    Concludo dicendo W Spiderman!!

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  3. Ciao! Articolo fantastico!
    Mi ritrovo molto in tutte le riflessioni fatte. Posso ironicamente affermare che io vivo costantemente nel clima “Civil War” perchè, fedele al Capitano, sono discorsi che affronto con mia sorella, orgogliosa Team Iron Man!

    Per quanto mi riguarda, io credo nelle persone, nella loro capacità di poter migliorare ed agire per il giusto, come il Capitano Roger, e alle persone servono degli esempi, gli eroi, che possano indicargli il modo migliore per agire, con il costume, la maschera, i poteri e le abilità speciali, rappresentano un po’ la perfezione, danno l’ispirazione, diventano idoli (in senso buono).
    Ma sotto la maschera sono uomini ed è bello che questo venga riconosciuto e accettato perchè così le persone si rendono conto che anche l’eroe è umano, non appartiene ad una casta chiusa, un mondo inarrivabile, e può sbagliare, ma dai propri errori può imparare. L’eroe è colui che attraverso le sue azioni da l’esempio e senza parole dice “ora tocca a te”, si sacrifica per un valore, un’idea che ritiene giuste perchè ha a cuore il bene comune, il bene degli altri prima del suo.
    Gesù è un eroe.
    L’eroe è perciò maschera e uomo, e queste due persone sono unite e non vivono senza l’alto. Così come Dio padre, essere perfetto e creatore e Cristo, figlio divino fatto uomo per salvare il mondo.

    Questa è la mia versione, fatemi sapere che ne pensate!!
    Sarah

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Alex Pac-Man

Author: Alex Pac-Man

Cultura cattolica: Affascinato dalle storie di Arda, ho cercato di capire perché Tolkien sostenesse che a essere immaginario è solo il tempo in cui sono ambientati i suoi racconti. Ho così iniziato un lungo cammino, che mi ha portato ad amare il Libro della Genesi e tutto ciò che riguarda la protologia, fino all'esperienza del percorso dei 10 Comandamenti di don Fabio Rosini. La fede cristiana è soprattutto un'esperienza di bellezza, ben lontana dall'ideologia e dall'emozionalità di chi la riduce ad un sterile atto di cieca convinzione. Cultura nerd: Le mie prime idealizzazioni furono plasmate dai capolavori di Shigeru Miyamoto, quali "A Link to the Past" e "Ocarina of Time", che, magari sarà azzardato dirlo, racchiudono in sé un po' tutta l'essenza del mito. Il mio essere un nerdone comincia dall'amore per la narrativa, per il fumetto e tutto ciò che porta alla storia delle storie.

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