Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente.

— 1984

Life is Strange – Recensione

Un gioco “strano”… ma indimenticabile!

Essendo finalmente gratuito il primo episodio per tutte le piattaformePS4, PS3, XOne, X360, PC, Mac, Smartphone., non potevo esimermi dal dedicare un articolo, in questo caso una recensione un bel po’ in ritardo rispetto l’uscita del 5° e ultimo capitolo del gioco, del bellissimo “Life is Stange”. Sì, perché anche “Life is Strange”, come molte altre avventure grafiche interattive – simile ai giochi prodotti da Telltale Games –, sviluppata da Dontnod Entertainment e pubblicata da Square Enix, divide l’esperienza di gioco in episodi o capitoli, usciti uno dopo l’altro, in successione, proprio per ricordare il più possibile ai giocatori che quella che hanno davanti è soprattutto una storia, paragonabile ad una serie televisiva. Non a caso, è previsto anche un “telefilm” che sarà disponibile solo per i portali streaming, dove gli sceneggiatori proveranno a trasporre le avventure di Max e Chloe in un modo diverso ma, se Dio vuole, coerente con quanto fino adesso visto nella trama di “Life is Strange”.

La vita è strana

Maxine Caulfield, PP

Max ha un volto semplice, acqua e sapone, e non si contraddistingue per nessuno tratto fisico in particolare. Insomma, una ragazza comune

La storia di “Life is Strange” ha per protagonista la graziosa Maxine Caulfield, chiamata da tutti con l’abbreviativo di “Max“: una ragazza diciottenne appassionata di fotografia che, dopo aver passato alcuni anni della sua adolescenza a Seattle, torna nella sua città natale, Arcadia Bay, per frequentare la facoltosa scuola di Blackwell Academy.

La storia comincia nella quotidianità, dopo una strana sensazione di déjà-vu e una sgradevole lezione del prof. Jefferson, Max sente il bisogno di restare un po’ da sola in bagno (eh, capitava anche a me… XD sob!). Eh sì, la nostra Max è bella e intelligente, ma del tutto introversa, un po’ geek e un po’ hipster. Semplificando di molto, una nerd che non ama stare al centro dell’attenzione. Max verrà da lì a breve raggiunta da Nathan Prescott, uno degli studenti più benestanti dell’istituto che, oltre ad essere il bullo della scuola, ucciderà con un colpo di pistola Chloe: un’amica di infanzia di Max, che quest’ultima non aveva più contattato da oltre cinque anni, ovvero dal tempo in cui la giovane Chloe rimase orfana di padre in seguito ad un incidente stradale.

Nathan che spara a Chloe

Tranquilli, non è uno spoiler… la morte di Chloe Price avviene nei primissimi minuti di gioco!

L’incidente scatenante, che mette in moto la storia, è proprio questo: il desiderio di poter rimediare e, così, cambiare le cose nel presente. Max scoprirà di poter riavvolgere il tempo fino all’istante desiderato. Il gioco comincia subito con una Max di nuovo seduta in classe, alla stessa lezione di fotografia vissuta poco fa, ma con una differenza notevole: adesso conosce il futuro e ciò che accadrà nei prossimi minuti. Siamo così chiamati a cercare di salvare Chloe, la nostra amica, sfruttando a nostro piacimento il potere di tornare indietro nel tempo ogni qualvolta lo riterremo opportuno.

Sceneggiatura a dialoghi multipli

Eccezion fatta per questo super potere di Max, “Life is Strange” procede come ogni altra avventura grafica che si rispetti, tra la risoluzione di enigmi per avanzare nel gioco e la necessità di investigare su di un mistero, in questo caso quello della scomparsa di una studentessaRachel Amber, migliore amica di Chloe Price. “Life is Strange” è coinvolgente già dai primi momenti di gioco, con una giocabilità piuttosto semplice, adatta anche ai neofiti dei videogiochi, con dialoghi complessi, verosimili ed articolati, ma soprattutto ben doppiati, che non soltanto renderanno ogni personaggio della storia profondamente caratterizzato, ma riusciranno, così, ad andare al di là degli stereotipi “scolastici” o “americani” volutamente usati per incentrare parte del racconto sui temi del bullismo, della droga, della sicurezza, della fede, del pregiudizio, della vanità e della superficialità comuni nel mondo post adolescenziale americano.

Come riportato da Webtrek, Michel Koch, co-direttore di “Life is Strange”, ha raccontato a Examiner cosa vorrebbe migliorare di “Life is Strange” in una seconda stagione, facendo tesoro di quello che ha scoperto lavorando alla prima serie:

Michel Koch: “Abbiamo imparato molto sui dialoghi a bivi, un elemento molto complicato e qualcosa che vogliamo migliore nel prossimo gioco. Vogliamo che il dialogo sia ancora incentrato su quello che il giocatore sta facendo nella sua partita. Abbiamo imparato molto anche sul doppiaggio, che è stato una gran parte del nostro budget. Abbiamo risparmiato per poterci concentrare sul doppiaggio. Abbiamo lavorato con un’agenzia di Los Angeles che aveva veri doppiatori americani ed era importante per noi che suonassero veritieri. Avevamo molte scene in cui diversi doppiatori erano presenti contemporaneamente, e questo aumentava i costi. Comunque, era [cruciale] per le scene più importanti con Max e Chloe. Volevamo davvero avere Hannah e Ashley insieme nelle cabine di doppiaggio, così da creare una vera connessione tra di loro. È qualcosa che vorrei approfondire nel prossimo progetto, magari con più registrazioni di gruppo.”
Max e Chloe, sulle rotaie

Uno stile grafico con un tratto ad acquerello, squisito per gli occhi e tecnicamente non pretensioso, il tutto accompagnato da inquadrature ben studiate e da colonne sonore perfettamente capaci di creare la giusta atmosfera

“Life is Strange” pone continuamente il giocatore di fronte a delle scelte che avranno delle conseguenze più o meno importanti nel corso di tutto il gioco. I dialoghi multipli e la possibilità di cambiare il rapporto tra Max e gli altri personaggi di Arcadia Bay rendono ogni partita diversa, unica, anche se, come sottolineato da Michel Koch, in ogni caso i finali a disposizione restano due e le possibilità narrative rimangono su due binari ben delineati. Questa di per sé sarebbe una pecca se non fosse che ci troviamo di fronte ad un gioco dove più che illudere il giocatore di avere una maggiore “libertà” rispetto ad altri videogiochi dello stesso genere, lo stimola piuttosto a giocare con attenzione per poter scoprire il maggior numero di dettagli che “Life is Strange” offre in abbondanza per ognuno dei personaggi che abitano la cittadina di Arcadia Bay. Tornare indietro nel tempo solo per poter effettuare un dialogo in più, scoprire un nuovo dettaglio o per cambiare il rapporto di Max con uno dei personaggi con cui si è interagito fino a poco fa, sarà all’ordine del giorno anche per i giocatori più svogliati. Chiaramente non mancheranno scelte radicali, che una volta effettuate segneranno la storia in modo permanente e non potranno essere “rivissute” o “corrette” da Max. Tuttavia, al di là delle innovazioni o dell’originalità, ciò che rende indimenticabile “Life is Strange” è la sua capacità di emozionare.

Una strana storia… per non avere rimpianti!

Max e Chloe, rottamaio

Le ambientazioni variano molto, ma negli ultimi due episodi diventano un po’ più inquietanti… e ci saranno dei risvolti più drammatici di quanto possiate immaginare!

Molti sono gli aspetti che hanno fatto di “Life is Strange” un gioco amatissimo anche tra i neofiti delle avventure grafiche. L’aspetto grafico e le poetiche località dell’Oregon, disegnate in stile acquarello ed accompagnate da una colonna sonora composta con passione, rappresentano senz’altro una cornice gradevole per un gioco che, per quanto ben strutturato e impeccabile, in realtà trae la sua forza dall’incredibile capacità di saper raccontare le gioie e i dolori dei suoi personaggi. Non soltanto Max e Chloe, ma ogni personaggio finisce per diventare a suo modo indimenticabile. Tutto questo permette al tema della storia di farla davvero da padrone, trasportando con sé il giocatore in un’altra strana vita.

Life is Strange, locandina 3

“Life is Strange” usa l’arte della fotografia come espediente per parlare del tempo… della vita… fino a scomodare la teoria del caos, la fisica quantistica e il misticismo. Si parla anche di Dio, ma non esplicitamente!

Ma il tema della storia qual è? Lo abbiamo sotto gli occhi dai primi minuti di gioco, come del resto il nome dello stesso ci suggerisce da subito: la vita è strana, unica e tutto ciò che la riguarda non può che essere importante. Ogni dettaglio della vita, ogni persona, ogni istante, tutto ha una valore immenso. C’è tuttavia un rischio… un pericolo in cui chiunque può incorrere: il desiderio di controllo, la cui linea di confine è assai più sottile di quel che si pensi. Sappiamo lasciarci condurre dalla vita o siamo noi gli artefici del nostro destino? Tra il voler il bene dell’altro e il volerlo salvare ad ogni costo, anche andando contro quello che in “Life is Strage” semplicisticamente definisce come “destino”, il passaggio è breve. Per via del suo potere di riavvolgere il tempo, Max desidererà per tutto il tempo tenere sotto il proprio controllo ogni cosa, ogni situazione, trovandosi inevitabilmente di fronte ad una scelta radicale e, dunque, a due possibili finali… che naturalmente non vi spoilero! Oh, almeno non in questa recensione. Ma posso anticiparvi che sono entrambi capaci di mettere a nudo il più sottile e pericoloso degli atti di superbia: il rifiuto della nostra storia, pretendendone un’altra per noi o per chi abbiamo accanto. Beh, se avete già finito il gioco, non avrete difficoltà a comprendere a cosa gli autori di “Life is Strange” alludono fin dall’inizio per condurci alla più importante delle scelte… nell’episodio finale!

Conclusione

“Life is Strange” si rivela un vero e proprio capolavoro della storia videoludica e della narrativa, non soltanto per lo stile, le atmosfere e la caratterizzazione dei personaggi o per la storia avvincente, ma per la sua capacità di saper affrontare temi esistenziali delicati, attuali ed importanti in modo nuovo, commovente e maturo. Un videogioco che per la sua semplicità e bellezza saprà appassionare anche coloro che non hanno mai preso in mano un joypad!

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Alex Pac-Man

Author: Alex Pac-Man

Cultura cattolica: Affascinato dalle storie di Arda, ho cercato di capire perché Tolkien sostenesse che a essere immaginario è solo il tempo in cui sono ambientati i suoi racconti. Ho così iniziato un lungo cammino, che mi ha portato ad amare il Libro della Genesi e tutto ciò che riguarda la protologia, fino all'esperienza del percorso dei 10 Comandamenti di don Fabio Rosini. La fede cristiana è soprattutto un'esperienza di bellezza, ben lontana dall'ideologia e dall'emozionalità di chi la riduce ad un sterile atto di cieca convinzione. Cultura nerd: Le mie prime idealizzazioni furono plasmate dai capolavori di Shigeru Miyamoto, quali "A Link to the Past" e "Ocarina of Time", che, magari sarà azzardato dirlo, racchiudono in sé un po' tutta l'essenza del mito. Il mio essere un nerdone comincia dall'amore per la narrativa, per il fumetto e tutto ciò che porta alla storia delle storie.

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