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— Cattonerd

Ironia della sorte… dei Santi!

Ecco come i Santi possono aiutarci a sorridere, perfino di noi stessi!

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Lo scorso mese abbiamo provato a indicare come nei Vangeli siano presenti episodi che lasciano trapelare atteggiamenti ironici da parte di Gesù, specie nel racconto secondo Giovanni. Nella solennità di Tutti i Santi, quindi, ci è sembrato naturale proseguire il discorso con alcuni casi specifici tratti, stavolta, dalle vite di personaggi ufficialmente canonizzati.

Dal momento che la Chiesa li propone come modelli di vita, pensiamo che possano esserlo anche per imparare a non prendersi troppo sul serio o a rispondere puntualmente, ma senza offendere, ai propri interlocutori. Cominciamo!

San Filippo Neri

1515-1595, canonizzato nel 1622

Non si può prescindere, in una carrellata di questo genere, da colui che dell’allegria senza peccati ha fatto una regola di vita e l’ha proposta anche ai suoi amici, giovani e meno giovani, grazie ai quali sorse la Congregazione dell’Oratorio.

Fiorentino di nascita, a circa diciott’anni si trasferì a Roma e non la lasciò più. Arrivò a identificarsi a tal punto con i suoi abitanti da aver adattato, a modo suo, alcune popolari esclamazioni, ad esempio:

San Filippo Neri: “Ma va a morì ammazzato… per la fede!

A volte gli affiorava dalle labbra così, ma in altri casi, si racconta, la seconda parte della frase era la risposta a chi gli augurava una simile sorte.

San Giuseppe da Copertino

1603-1663, canonizzato nel 1767

Frate francescano pugliese, per diventare sacerdote ebbe bisogno di un notevole aiuto dall’Alto, come sanno gli studenti che, per questo motivo, gli sono devoti.

Tra le difficoltà che Giuseppe dovette affrontare ci fu anche il carattere di sua madre Franceschina, donna energica e forse un po’ troppo severa verso di lui e sua sorella Livia. Per questo motivo, una volta accettato tra i Frati Minori, disse ai suoi superiori:

San Giuseppe da Copertino: “Non c’è bisogno che io faccia il noviziato, perché me l’ha fatto fare mia madre fin da piccolo.”

Santa Vincenza Gerosa

1784-1847, canonizzata nel 1950

Alla morte di santa Bartolomea Capitanio, che con lei fondò le Suore di Maria Bambina, si vide eleggere superiora dalle altre giovani che insieme a loro assistevano le bambine, gli ammalati e gli anziani della cittadina di Lovere, sul lago d’Iseo. Quando le venne spiegato che avrebbe dovuto riconoscere il volere di Dio nella decisione della comunità, replicò, con ironia pari alla sua umiltà:

Santa Vincenza Gerosa: “Allora, piuttosto che superiora, chiamatemi “la più vecchia”. È per questo motivo che mi avete eletta, perché ho più anni di voi…”

Santa Bernadette Soubirous

1844-1879, canonizzata nel 1933

Pastorella dei Pirenei, ebbe il dono di essere testimone di una delle apparizioni mariane più famose degli ultimi secoli. Tuttavia, rifuggì sempre dai tentativi che molti, già alla sua epoca, mettevano in atto per farla diventare famosa.

Scelse di entrare tra le Suore della Carità e dell’Istruzione Cristiana di Nevers, dove, un giorno, le giunse voce che nei pressi della grotta, già luogo di pellegrinaggi, venivano vendute le sue fotografie al prezzo di dieci centesimi. Con un sorriso, commentò:

Santa Bernadette Soubirous: “È tutto quel che valgo!

Santa Teresa di Gesù Bambino

1873-1897, canonizzata nel 1925; Dottore della Chiesa dal 1997

Entrò ad appena quindici anni nel convento carmelitano di Lisieux, dove già viveva sua sorella Paolina, poi madre Agnese di Gesù. Nell’aprile 1896 scoprì di essere malata di tubercolosi e, allo stesso tempo, affrontò un lungo periodo di desolazione interiore.

Nonostante questo, provava a ironizzare perfino sulla mancanza di consolazioni. Lo racconta sua sorella Celina, entrata anche lei nello stesso convento e diventata suor Genoveffa del Volto Santo, nel libro dei Consigli e Ricordi, riferendo una confidenza che fece a lei e alle altre monache, dopo aver ricevuto la Comunione:

«È come se si fossero messi insieme due bambini, e i bambini non parlano tra loro; tuttavia io ho detto qualche cosetta a Gesù, ma lui non mi ha risposto; evidentemente dormiva».

Santa Teresa di Gesù Bambino: “È come se si fossero messi insieme due bambini, e i bambini non parlano tra loro; tuttavia io ho detto qualche cosetta a Gesù, ma lui non mi ha risposto; evidentemente dormiva.”

Santa Gianna Beretta Molla

1922-1962, canonizzata nel 2004

Medico pediatra, sposata con Pietro, ingegnere, scoprì di avere un fibroma all’utero mentre aspettava il quarto figlio. Chiese espressamente di essere operata, ma che venisse salvata la vita del bambino, che poi fu una femmina; di lì a poco, morì.

Nelle sue lettere al marito esprime tutta la sua felicità per essere al suo fianco, ma anche la preoccupazione per i suoi viaggi di lavoro, tanto da chiedergli di usare il treno:

Santa Gianna Beretta: “Mi spiace faccia tanto caldo e che per farmi contenta tu debba stancarti a viaggiare ore e ore in treno. Pazienza, Pedrin d’or, ma io sono più tranquilla non sapendoti in cielo.”

Per “in cielo” intendeva di certo “in volo”, ma forse pensava anche all’altro significato… XD

San Giovanni XXIII

1881-1963, canonizzato nel 2014

Si è meritato l’appellativo di “Papa buono” non solo per i suoi atteggiamenti generosi e per l’intenzione di mettere la Chiesa in ascolto del mondo contemporaneo tramite il Concilio Vaticano II, ma anche per le sue notevoli battute di spirito.

Riuscì a ironizzare perfino quando era ormai prossimo alla morte, dichiarando:

San Giovanni XXIII: “La vita è come un banchetto. Io sono arrivato al formaggio e posso dire che anch’esso è eccellente.”

San Pio da Pietrelcina

1887-1968, canonizzato nel 2002

Di solito, quando si parla di questo famosissimo frate con le stigmate, lo si immagina con un’espressione seria, se non arcigna. Certo, a volte era severo, specie quando capiva che qualcuno gli si avvicinava per curiosità e non perché fosse sinceramente pentito. I suoi confratelli, però, hanno testimoniato che erano altrettanto numerose le occasioni in cui li faceva ridere di cuore con qualche barzelletta, nelle occasioni di pausa dagli impegni comunitari.

Anche i suoi figli spirituali hanno raccontato di alcune sue risposte particolarmente gustose. Ad esempio, un giorno l’attore Carlo Campanini lo interpellò:

Carlo Campanini: “Padre, come posso vantarmi di essere della vostra famiglia spirituale, se ogni sera devo impiastricciarmi la faccia e fare il buffone su un palcoscenico?

San Pio da Pietrelcina: “Figlio, a questo mondo ognuno fa il buffone nel posto che Iddio gli ha assegnato.”

«Figlio, a questo mondo ognuno fa il buffone nel posto che Iddio gli ha assegnato».

Scherzare con (insieme a) i santi

Quando si parla di santi, spesso, s’incorre in due estremi opposti: o li si considera tanto eccezionali da essere inarrivabili, o ci si sofferma esclusivamente sulla loro condizione di esseri umani, lasciando perdere quello che li ha resi speciali. La lente dell’ironia permette di restituirli nella loro totalità, perché loro stessi, pur impegnandosi a vivere pienamente il Vangelo, sapevano trovare, nelle difficoltà e non solo, dei motivi per sorridere.

Molti, aiutati da educatori esperti, hanno vissuto la gioia cristiana sin da giovanissimi. Lo dimostra San Domenico Savio, allievo di san Giovanni Bosco, che così presentò a un amico l’esperienza dell’Oratorio salesiano:

San Domenico Savio: “Noi qui facciamo consistere la santità nello stare sempre molto allegri, perché siamo con il Signore.”

In fondo, vale anche per noi di CattoNerd!

In conclusione

Molti altri sono di certo gli esempi di Santi che hanno ironizzato su se stessi e sul mondo, ma questi sono quelli che ci siamo ricordati. In ogni caso, se vi vengono in mente altre battute di questo genere, segnalatele con un minimo di contesto nei commenti a questo post o sulla nostra Pagina Facebook. Allo stesso modo, indicateci eventuali errori che possiamo aver commesso. Così, con San Giovanni Paolo II, potremo dire:

San Giovanni Paolo II: “Se mi sbaglio mi corigerete!

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Magica Emi

Author: Magica Emi

Cultura cattolica: Ho alimentato la mia fede sin dall’infanzia, con la scoperta delle storie dei santi che mi venivano raccontate o che scovavo frugando nel cassetto di mia nonna, pieno di ricordini dei suoi vari pellegrinaggi. Cresciuta, ho deciso di mettere a frutto la mia passione scrivendo brevi profili biografici per l’Enciclopedia dei Santi, Beati e Testimoni e aprendo un blog, Testimoniando, dove racconto il mio legame con i testimoni che incontro (mica solo gente morta!). Cultura nerd: Il mio interesse principale sono i manga e gli anime, particolarmente quelli di ragazze magiche (non per niente ho scelto questo pseudonimo) e di eroi valorosi capaci di difendere l’umanità a rischio della vita. In fondo, non è quello che ha fatto Gesù? Classe: Otaku, Cinefilo

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