All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona.

— Papa Benedetto XVI

Il canto di natale di Topolino e il giudizio particolare di Ebenezer Scrooge

Qualche Natale fa…

Ad ogni Natale sento un po’ di affetto e di nostalgia per le atmosfere del passato, ricordi che affiorano e si sovrappongono in un mosaico di eventi mai del tutto dimenticati, tra cui il natale del 1987, dove cercavo di scrutare la leggerissima carta da regalo per vedere in trasparenza quello che fu uno dei doni più riusciti dei miei genitori: “Il grillo parlante” della Clementoni. Ad ogni Natale poi i film della Disney che si alternavano in un susseguirsi di colori e di emozioni, tra torroni e cartoni animati. Ma pochi “cartoon” mi hanno lasciato il segno come “Il canto di Natale di Topolino” e così ho detto ad Alex Pac, per questo Natale Cattonerd avrà un articolo dedicato a “Il Canto di Natale e il giudizio particolare Ebenezer Scrooge“. Ed eccolo qui.
Buona lettura e che Dio vi benedica.

Il canto di Natale… la storia di una conversione

“Il canto di Natale di Topolino” è un famoso cortometraggio prodotto dalla Walt Disney nell’Ottobre del 1983 e tratto dal romanzo di Dickens, “A Christmas Carol“. Il cortometraggio della Disney come l’opera di Dickens racconta la conversione di Ebenezer Scrooge. Nel film Disney l’austero e avido nonché sprezzante Scrooge è impersonato da Paperon de’ Paperoni (Scrooge McDuck in lingua originale), il quale non lesina di far lavorare Bob Cratchit (Topolino) anche durante il giorno di Natale. Nel racconto Scrooge incontra lo spirito del suo ex socio in affari Jacob Marley (Pippo) oramai defunto  che lo ammonisce per la sua esistenza senza carità e senza gioia, e lo avverte che se non cambierà farà la sua stessa fine. Inoltre Marley gli profetizzerà la venuta di tre spiriti quella stessa notte, i quali aiuteranno il povero Scrooge ha ritrovare la retta via e per così porre rimedio alla sua triste vita. “Il canto di Natale di Topolino”, come il romanzo da cui è tratto, è diviso in cinque atti: l’incontro con l’amico defunto e ormai dannato Jacob Marley, lo spirito del Natale passato, lo spirito del Natale presente, lo spirito del Natale Futuro e il quinto atto con il ravvedimento, ossia la conversione di Ebenezer Scrooge.

Il giudizio particolare

Ebenezer Scrooge (Paperon de Paperoni) e Jacob Marley

L’intero racconto de “Il canto di Natale di Topolino” rappresenta una sorta di giudizio particolare, che per chi non lo sapesse, cito testualmente dal CCCCatechismo della Chiesa cattolica.:

“La morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva dell’incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese, l’immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla sua fede. La parabola del povero Lazzaro e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone così come altri testi del Nuovo Testamento  parlano di una sorte ultima dell’anima che può essere diversa per le une e per le altre.

Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre.”

 « Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore ».

L’avvento, o meglio… l’evento!


Ma la storia di Ebenezer Scrooge è un giudizio molto particolare in quanto il protagonista de “Il canto di Natale” ha una seconda possibilità, e ci ricorda che l’avvento sta ad indicare  “che qualcosa sta per cambiare ”, che il Natale non è l’opulento Babbo Natale con il suo merchandising, non è semplicemente uno scambio di doni, non è uno sterile buonismo, il fine dell’avvento è l’amore reciproco in Cristo, perché come dice bene il significato del nome di Gesù, Dio salva”. È Dio quindi l’avvento e il fine di ogni cosa. La vigilia di Ebenezer Scrooge rappresenta il paradigma della nostra vita, il bivio dove la conversione ci mette in relazione con Dio, oppure no. La salvezza o la dannazione eterna. L’avvento quindi ci da la possibilità di riesaminare con Dio tutto il bene e il male che abbiamo commesso e ci ricorda, pertanto, che fin quando siamo in vita abbiamo la possibilità del pentimento e che, con il quale abbiamo la possibilità di rendere grazie e di rimediare, come in Zaccheo in Luca 19, 1-10  o come Ebenezer Scrooge.

Il canto di Natale di topolino

La trasposizione della Disney ha il pregio di mantenere inalterato il forte linguaggio di Dickens, che non ha paura di affrontare il tema del giudizio personale, ritagliando Topolino, Pippo e com. sui personaggi de “Il canto di Natale”, pur restando un’opera rivolta anche ai bambini. Le opere tratte dal medesimo romanzo sono innumerevoli, ma il corto Disney resta insuperato.

https://www.youtube.com/watch?v=yQ41D9pQCsY

Conclusione

“A Christmas Carol” targato Disney è un film che non lascia spazio a fraintendimenti, è una storia che per i nostri tempi risulta anche indigesta per i suoi contenuti netti e decisi, ma che lascia uno straordinario messaggio: che la vita su questo mondo è come la vigilia del Natale, è un attimo prima della verità, della verità sulla nostra vita e che se nonostante il dolore, il mondo, il male e il peccato ne facciamo dono di noi stessi agli altri, allora la salvezza è vicina, la gioia è a portata di mano. L’inferno ce lo creiamo anche noi quando ci chiudiamo nella solitudine del nostro egoismo. Il Natale, l’avvento, è qualcosa di inauditoil Signore Dio dell’universo, si è fatto carne, per amor nostro. Allora amici miei andiamo ad adorare il Cristo Re Dio dell’universo con il quale ogni cosa è possibile, come per Scrooge e come tanti Scrooge che ancora non lo sanno, Dio opera per loro e per la loro salvezza, per la loro gioia che è anche la Sua gioia. Quindi come Scrooge, ricordiamo il passato, non dimentichiamo ciò che eravamo. Teniamo lo sguardo sul presente, verso chi ci è ora accanto. E ogni dolore e gioia viviamola in prospettiva di un futuro più grande, quello eterno, che grazie a Dio inizia già qui, da noi stessi!

Buon Natale a tutti.

Commenti da facebook

Commenti

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

dodici − tre =

Francesco Caboni

Author: Francesco Caboni

Cultura cattolica: Rispondere alla domanda sulla mia formazione cattolica potrebbe significare per chi legge un attentato alla sua pazienza, questo lo dico perché tendo leggermente verso gli "spiegoni" e che quindi, per non farvi fare la fine di Eutico in atti 20, 7-12 mi limiterò a dire che non ho una cultura cattolica ma che ho sempre ricercato la verità, di capire il perché delle cose, di trovare il nesso logico a questa esistenza che sembrava una gigantesca sit com, fatta di paradossi, situazioni stucchevoli e personaggi irreali, insomma per capirci un po', come uno dei migliori film dei fratelli Coen. Alla fine ora che ho quella cosa che potrei definire "fede" sono sicuro che tutta quell'ansia di "sapere" non era altro che la paura di perdere qualcosa di bello, la paura che il mondo mi tenesse segreto qualcosa che non conoscevo, ed era Dio. Cultura nerd: Non mi piacciono le etichette però devo ammettere che sono un nerd certificato fin dal 1981, quando all'epoca essere un nerd era pericoloso e significava soltanto essere degli sfigati. Cresciuto grazie ad una sana educazione fatta di commodore 64, nintendo 8 bit e fumetti della marvel, per poi proseguire nell'adolescenza con una massiccia dose di manga, anime e giochi di ruolo, tra cui l'indimenticabile prima edizione di D&d. Alla fine voglio concludere dicendovi qualcosa in più su di me: mi chiamo francesco, adoro i non sense, i pub non troppo rumorosi e che ho due gatti, uno arancione che si chiama naruto e un altro nero di nome sasuke. A presto.

Share This Post On
Share This