La dignità dell’artista sta nel suo dovere di tener vivo il senso di meraviglia nel mondo.

— Gilbert Chesterton

“Apologia di Dragon Ball”: intervista all’autrice

Intervista a Chiara Aviani Barbacci

Cosa ha reso Dragon Ball l’opera che tutti abbiamo imparato ad amare? È solo una storiella per ragazzi, o è qualcosa di più? Scopriamolo insieme attraverso la nostra intervista a Chiara Aviani Barbacci autrice del libro “Apologia di Dragon Ball: Le ragioni di un successo planetario“:

Qui potete vedere la video intervista, e sotto di esso la versione testuale più approfondita ;) 

Cattonerd: “Come nasce la tua passione per Dragon Ball?”
Chiara: “Ho iniziato ad interessarmi tardi a “Dragon Ball” rispetto ai miei coetanei, loro hanno iniziato a vedere l’anime alle elementari, io ho iniziato alle medie dopo averli anche presi in giro per anni, perché vedevano quello che a me sembrava uno stupido cartone animato con personaggi dai capelli a forma di carciofo. Avrò avuto circa tredici anni quando spinta da uno dei miei fratelli più piccoli ed un suo amico ho deciso di dare a “Dragon Ball” una possibilità. Non ho più smesso di seguirlo.
Cattonerd: “Come mai la decisione di dedicargli un libro? E perché proprio questo shonen e non altri?
Chiara: “Ho deciso di dedicargli un libro perché sono più brava a spiegare le cose per iscritto che a voce. L’ultima volta che ho rivisto e riletto tutto quello che c’era da vedere e da leggere riguardo “Dragon Ball” l’ho rivalutato tantissimo, e mi è venuta voglia di spiegare ai miei amici perché questo shonen mi piacesse tanto. Io sono sempre stata molto attratta dalle “storie” indipendentemente dal “mezzo” attraverso il quale queste venissero raccontate. Le storie di “Dragon Ball” mi sono sempre rimaste dentro, continuavano a tornarmi in mente nel corso degli anni. Alla fine ho deciso che dovevo trovare il modo di spiegare perché mi succedeva questo, e forse spiegare, pertanto, perché Dragon Ball ha conquistato fan in tutto il mondo, nonostante i personaggi con i “capelli a forma di carciofo”.
Cattonerd: “Hai individuato dei messaggi positivi nella serie di Dragon Ball? Se sì, quali?
Chiara: “Per quanto “Dragon Ball” dovrebbe essere un manga ed un anime per ragazzi, secondo me contiene una descrizione di come funzionano le relazioni umane molto realistica. Le storie di “Dragon Ball” sono ambientate in un mondo molto cinico, in cui anche i personaggi “buoni” all’inizio non farebbero niente se non in cambio di qualcos’altro. In partenza agiscono sempre mossi da un qualche interesse personale. All’interno di questo contesto, come dicevo, piuttosto cinico, i personaggi sviluppano tra di loro delle belle relazioni di vario genere. Personaggi che vivono ognuno per conto proprio, che pensano a gli affari loro, sono costretti ad affrontare delle minacce comuni. Una storia che mi ha colpito molto all’interno di “Dragon Ball” è quella del rapporto padre – figlio di Vegeta e Trunks. Vegeta si ritrova questo figlio per caso, proprio lui che è un tipo di personaggio che non aveva mai pensato, né voluto, avere un figlio, si ritrova con questa persona che lo cerca, e che gli cambia la vita. All’interno della situazione fantastica in cui questo avviene: il figlio da grande che viene dal futuro, e Vegeta che conosce quindi la versione cresciuta del neonato che lui sta cercando di ignorare in tutti i modi, le cose tra di loro si sviluppano in maniera abbastanza “realistica” ed è bello secondo me il modo in cui poi questa loro storia andrà a finire. Poi devo dire una cosa, quando ho iniziato a vedere “Dragon Ball” non mi piaceva Goku. Io ho iniziato da “Dragon Ball Z” e mi ero persa tutta la parte in cui lui era un ragazzino; mi sembrava ci fossero personaggi più avvincenti di lui. Però poi vedendo “Dragon Ball” nel suo complesso, ho capito che solo un personaggio così, con quel tipo di carattere, con quella mentalità, ossia un personaggio infantile che però nella sua infantilità dice e fa delle cose che colpiscono gli altri personaggi, poteva far cambiare il mondo delle persone che incontra. Il mondo di “Dragon Ball” ruota attorno a lui e potrebbe ruotare solo attorno ad un personaggio di questo tipo. Goku arriva e coinvolge tutti gli altri nelle sue avventure, e li trasforma. Nessuno dei personaggi “buoni”, “positivi” di “Dragon Ball”, parte come un personaggio veramente “buono”, e comunque hanno tutti dei difetti. Migliorano nel loro rapporto con il personaggio di Goku. Lo stesso Crillin, spesso descritto dai fan come esempio di amico sincero e leale, diventa così stando insieme a Goku: prima era un ragazzino malizioso, furbo che imbrogliava le altre persone, che imbrogliava Goku stesso.
Cattonerd: “Spesso in “Dragon Ball” assistiamo ad atti di estremo sacrificio, di morte e resurrezione, e di personaggi che si redimono. Dunque, secondo te, è possibile in tutto questo dare un interpretazione cristiana all’opera di Akira Toriyama?
Chiara: “Secondo me sì. Anche se sono convinta sia una cosa involontaria, l’autore non ha mai pensato a niente del genere. Non è tanto il fatto del sacrificio e del ritorno in vita a rimandarci alla figura di Cristo. In “Dragon Ball” morire ed essere resuscitati è abbastanza normale, è un più che altro il contesto in cui questo succede ad essere interessante. Goku secondo me ha delle caratteristiche che lo rimandano ad una figura paragonabile a quella di Cristo in certe situazioni. Tutte le volte che è morto, ovvero due volte, muore portandosi via il personaggio negativo del momento, quindi portando via il male con sé per salvare gli altri. La prima morte è quella contro di Radish, il fratello cattivo. Goku si fa uccidere per salvare Gohan, suo figlio. La seconda morte, quella contro Cell, colpisce ancora di più sotto questo aspetto, per via di quello che è successo prima in quella saga. Durante il torneo di Cell, Goku si arrende e fa combattere Gohan al suo posto, perché sa che è lui quello che ha la forza di sconfiggere Cell. Goku viene criticato da tutti per aver fatto questa scelta. Goku è un po’ un Dio Padre che ha dei progetti per i figli che i figli stessi non capiscono. Tutti gli altri dicono a Goku che è un pazzo, che sta mandando suo figlio a morire, e qui Gohan è paragonabile a Cristo nel momento dell’estremo sacrificio. Il parallelismo cristologico scivola dall’uno all’altro molto facilmente. Ma Goku è convinto che sia Gohan ad avere il potere di sconfiggere Cell, nonostante ad un certo punto si renda conto che gli sta chiedendo di fare qualcosa che va oltre la sua comprensione. Gohan è anche paragonabile ad ognuno di noi in quel momento. Potrebbe sconfiggere Cell, ma perde tempo e il mostro diventa praticamente una bomba ad orologeria che sarebbe esplosa nel giro di pochi secondi, trascinando la Terra con sé. Lì Goku fa un sacrificio simile a quello di Gandalf con il Balrog: si porta via Cell teletrasportandosi sul pianeta di Re Kaioh e si fa esplodere lì. Quindi, a conti fatti, in quella saga Goku non ha sbagliato niente, perché la colpa è di Vegeta e di Gohan se Cell diventa una minaccia troppo grande per essere fermata. Però è Goku che si fa carico delle colpe degli altri portandosi via Cell. Quando Cell ritorna, ancora più forte di prima, Gohan si scoraggia, ma poi sente la presenza di suo padre che lo sostiene. Questa entità rimane al suo fianco e lo sprona ad andare avanti. Gohan dichiara “è tutta colpa mia” e “ma ho soltanto un braccio e metà della mia forza se ne è andata…”, Goku gli risponde: “non hai ancora quel potere che abbiamo creato insieme?”. Il Goku del torneo di Cell mi ricorda la situazione in cui dicono ad un credente che il suo Dio lo ha abbandonato, che lo ha lasciato combattere da solo… questo Goku ricorda la scoperta dell’opera della Provvidenza dopo un momento difficile, quando Dio ci mostra che è già passato di lì, era già morto per salvarci. Parallelismi cristologici o no, Goku dice a Gohan che non è il piccolo ragazzino debole di carattere che dice di essere, che lo ha salvato tante volte anche se al momento non può ricordarlo, e che ogni volta lo ha sorpreso. Avremmo voluto sentirci dire tutti le stesse cose da qualcuno, dalla nostra figura paterna, nei momenti difficili, nei momenti in cui ci siamo sentiti non all’altezza della sfida.

Lo spirito di Goku aiuta il figlio Gohan a distruggere nel momento decisivo

Cattonerd: “Nel tuo libro definisci “Dragon Ball” una potente metafora dell’umano nel suo complesso, perché? Qual’è secondo te il tema portante? Quali suggestioni hanno scaturito il successo di questo anime/manga?
Chiara: “Mi piace molto come i personaggi si sviluppano nel corso della storia. Ognuno lo fa con i suoi tempi, con le sue modalità. Ci sono personaggi che cambiano in maniera molto realistica, che si accorgono del cambiamento e che non vorrebbero cambiare, perché le persone che stanno diventando non corrispondono all’immagine che si sono costruiti addosso. Vegeta poi è un caso eccezionale all’interno di “Dragon Ball”. Ha una caratterizzazione pazzesca, perché è un personaggio molto complesso, molto sfaccettato, che l’autore è riuscito a sviluppare in maniera molto coerente durante tutta la storia. Goku non è pensato per essere realistico, ed in quanto Saiyan purosangue neanche Vegeta è “realistico”, perché ha delle caratteristiche impossibili da trovare in una persona reale, un po’ come la figura del “guerriero semidio” della nostra tradizione epica, appassionato al combattimento più di ogni altra cosa. Tuvvia ha anche delle caratteristiche che lo rendono molto vicino al lettore/spettatore. Noi purtroppo nella vita di tutti i giorni non siamo dei Goku. Noi siamo più dei Vegeta che devono cadere e cadere tante volte. Il fallimento fa parte di ogni nostro tentativo di cercare di raggiungere un certo obbiettivo, dobbiamo sopportare la delusione del fallimento lì dove eravamo più sicuri di riuscire. Vegeta parte sicuro di diventare il numero uno, ma anche quando finalmente riesce a trasformarsi in Super Saiyan, le cose non vanno come aveva immaginato. Tutto “Dragon Ball Z” praticamente è la storia dei fallimenti di Vegeta. Noi dovremmo imparare ad avere la sua autostima nonostante tutto. Vegeta è uno dei pochi personaggi che, sei sicuro, non smetterà mai di puntare al massimo. Sa chi è e non c’è verso di farglielo dimenticare. Quando nella nostra vita sentiamo i Freezer che ci dicono “sei uno scimmione”, come Vegeta noi dobbiamo dire: “io sono un principe”. L’orgoglio di Vegeta è un’arma a doppio taglio per lui, in quanto ha dei lati positivi e dei lati negativi. I lati positivi del suo orgoglio riescono a farlo andare avanti per tutto “Dragon Ball Z” nonostante sia una lunga serie di disavventure per lui. Essi, uniti alle cose buone che gli altri personaggi fanno per lui, lo portano ad un cambiamento.
Cattonerd: “Qual è il tuo personaggio preferito e perché?
Chiara: “Il mio personaggio preferito è Vegeta. Non era lui all’inizio. Io ho iniziato a vedere “Dragon Ball Z” perché c’era Trunks e volevo vedere lui. Ancora adesso è uno dei miei preferiti. Forse Trunks adesso è il mio preferito come “persona”, se esistesse nella realtà continuerebbe a piacermi. Vegeta nella realtà sarebbe una persona molto difficile con la quale avere a che fare, mentre come “personaggio” immaginario è molto accattivante. Nel libro ho spiegato per filo e per segno perché, seppur cambiando tantissimo, Vegeta si sviluppa in maniera coerente. Riconosco a Vegeta il merito di avermi fatto appassionare a lui conoscendolo. All’inizio non gli avrei dato un soldo di fiducia. Anche esteticamente non era il migliore tra tutti i personaggi. Adesso che lo conosco non me ne importa niente dell’aspetto estetico. Resta il più figo di tutti. È un essere figo che trascende le caratteristiche superficiali.

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Debby Pac

Author: Debby Pac

Cultura cattolica: “L'essenziale è invisibile agli occhi”, questa frase tratta da “Il piccolo principe” riassume il sentore che mi ha accompagnata fin dall'infanzia. Essere cattolica, fa parte di un percorso, fatto di alti e bassi, di dubbi e scoperte stupende, è stato (ed è), una continua ricerca, dove alla fine scopri di essere tu quella “cercata”, e ogni giorno diventa una scoperta di questo amore cosi immenso, e di se stessi. Cultura nerd: Sono illustratrice, aspirante fumettista, e disegno fin da bambina, questa passione è stata accresciuta dagli anime, ne guardo di svariati, ma sono una fan sfegatata di Miyazaki. Ma la mia vera passione sono i fumetti, ho letto molti manga, ma adesso sono più interessata ai fumetti occidentali, soprattutto quelli francesi, e ultimamente sto scoprendo il mondo dell'editoria italiana (e che Dio benedica Ortolani!). Sono cresciuta con i videogiochi Nintendo (scroccati a mio fratello), e in fine adoro giocare ai giochi da tavola o di carte (Lupus, Citadels, C'era una volta, ecc..).

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