Chi difende tutti difende se stesso, chi pensa solo a sé viene distrutto.

— Akira Kurosawa

La teologia di Bud Spencer

Intervista a don Samuele Pinna, autore di “Spaghetti con Gesù Cristo! – La “teologia” di Bud Spencer”

La copertina del libro di don Samuele

Tra le nuove uscite dell’editrice milanese Ancora, diretta dai religiosi Figli dell’Immacolata – Pavoniani, c’è un libro che sin dalla copertina mi è parso rientrare nello stile di questo sito. “Spaghetti con Gesù Cristo! – La “teologia” di Bud Spencer“, scritto da don Samuele Pinna, è infatti un’opera breve ma densa di contenuti, che riassume la vita di Carlo Pedersoli, già olimpionico di nuoto, poi attore di spaghetti western e non solo.

Non aspettatevi però una biografia in senso stretto: l’intento di chi l’ha composta è far capire che tra il “personaggio” Bud e la “persona” Carlo ci fosse una strettissima unità. In più, è piena di riferimenti a passi della Sacra Scrittura e a riflessioni di teologi, ma non per questo risulta essere di difficile lettura.

Per capire quali motivazioni hanno spinto l’autore a comporla, siamo andati a disturbarlo nella parrocchia milanese dei Santi Martiri Nereo e Achilleo, a Milano, dove risiede. Nato il 5 giugno 1980 e sacerdote dal 2009, don Samuele ha avuto il primo incarico come assistente dell’oratorio nella parrocchia di San Luigi Gonzaga a Milano. Due anni fa si è trasferito nella sua attuale comunità, anche per proseguire i suoi studi teologici.

Vignetta di Massimiliano Mentucci e Andrea Elmetti, autori di Beato Diario (fonte)

Un testimone della fede sulla scena e fuori scena

Cattonerd: “Nel corso della tua esposizione affermi spesso che la notizia della morte di Bud Spencer, sulla stampa, non sia stata accompagnata dalla descrizione del suo percorso di fede; tranne che su siti e stampa cattolici, s’intende. È questo che ti ha spinto a scrivere il libro?”
Don Samuele: “No, ma il motivo è simile: considerando, appunto, l’aspetto della fede, mi ha molto colpito e quindi dicevo: “Una sua testimonianza, così come ha colpito me, potrebbe colpire anche altri”; e qui è nata l’idea del libro. Il suo essere credente, se vuoi, è stato un po’ sottaciuto, invece lui ci teneva molto: in quasi tutte le ultime interviste parlava di quest’argomento, anche se l’intervistatore non gli faceva una domanda diretta. Questo per me vuol dire che, se uno deve ricostruire la vita di un personaggio, anche solo accennandolo, deve ricordare anche tale importante aspetto.

Però non è questo il motivo: quello vero è che mi ha colpito come un uomo di spettacolo, un uomo popolare in tutto il mondo, ribadisse l’importanza della sua fede. Poi conoscendo la famiglia, scoprendo molti aneddoti, sono stato confermato nel fatto che le sue non erano parole campate in aria: erano la sua vita. Come dicevi tu all’inizio, il “personaggio” Bud e l’uomo Carlo erano tutt’uno; anche il coautore dei suoi libri Lorenzo De Luca conferma che è uno dei casi in cui il personaggio del cinema è ispirato alla vita dell’attore”

Cattonerd: “Quali aspetti della tua fede – perché un prete è un credente che diventa prete – ti ha fatto riscoprire la lettura dei libri che Bud ha scritto a quattro mani con Lorenzo De Luca, insieme alla visione dei suoi film?”
Don Samuele: “Bud Spencer, come dico a un certo punto, era una delle cose che potevo vedere da piccolo, quindi c’è un affetto che poi cresce quando uno diventa grande e scopre una sintonia, come nel libro ho cercato di dimostrare, e allora lì è scattato qualcosa.

Mi sarebbe piaciuto conoscerlo, solo che, quando gli ho scritto la prima volta, non stava bene e quindi la cosa non si è realizzata. Con la moglie (donna gentilissima e deliziosa), invece, sono entrato in sintonia e questa cosa mi ha fatto conoscere un Bud inedito, anche al di là dalle letture che ho fatto, perché mi ha raccontato episodi – così i figli, la sorella di Carlo e la nipote Gaia – che non trovi nei libri o nelle interviste.

La sua autobiografia mi è stata regalata dal mio primo parroco, don Massimiliano Sabbadini, in maniera un po’ imprevista. Da lì si è riattivato tutto, grazie anche a un bellissimo articolo che lo stesso Bud Spencer ha scritto per una rivista proprio a riguardo della sua fede.

Quando è morto c’è stata un’emozione, senza niente di drammatico, però… mi sono reso conto che andava via un personaggio, un “mito” della mia vita. Allora mi son detto: “Che bella testimonianza ha lasciato: facciamo finire tutto così?”, e quell’idea di scrivere su di lui si è riaccesa. Avendo meno impegni da un punto di vista pastorale (sai, in oratorio era un pochettino più difficile; qui non è che abbia molto tempo libero, ma…), nelle mie vacanze, le ho dedicate, qualcuno penserà pazzamente [ride, ndr], a scrivere questo libro. Non ho rubato giorni alla parrocchia, ma ho speso così il mio tempo libero.”

Cattonerd: “Prima, appunto, mi dicevi che lui per te è stato quasi un mito. Ecco, ti sei mai sentito deluso da qualche suo gesto o suo comportamento? A volte capita, se ci si affeziona troppo alle celebrità…”
Don Samuele: “La seconda cosa che è scattata in me e mi ha fatto decidere di scrivere è questa: l’uomo buono del cinema, con valori positivi, con film direi “onesti”, cioè lungometraggi con dei grandi valori di sottofondo, anche se con trame “leggere”, era lo stesso della vita. Non c’è stata la delusione di aggrapparti a un personaggio perché ha interpretato bene un ruolo e poi alla fine scopri che la sua vita, magari privata, è tutt’altro o con un rapporto nei confronti delle persone non bello, come capita a tante star del cinema.

Io invece ho scoperto una persona che è come la vediamo sullo schermo. Certo, lui entra in un personaggio, se vuoi, “tontolone” e un po’ stolido (nella vita, invece, lui era molto intelligente, tanto da scrivere un libro di filosofia per tutti), mentre Terence Hill è sempre il furbo che lo trascina nei guai; però con quest’aspetto positivo. Allora mi sono detto: “C’è una verità dietro quest’uomo che è bello raccontare, forse.”

Bud, Biffi e la teologia

Il cardinal Biffi in una sua espressione sorridente (fonte)

Cattonerd: “Per supportare le tue tesi sulla “teologia” di questo attore ti rifai spesso all’insegnamento del cardinal Giacomo Biffi . Quali affinità trovi tra i due? Vedo che a volte nel libro parli del concetto dell’ironia: spiegami meglio.”
Don Samuele: “Detto in maniera provocatoria – visto che il cardinal Biffi sicuramente un po’ lo era, e anche Bud Spencer, con la sua filosofia del “futteténne” – non erano politicamente corretti e non erano autocentranti.

Un attore famoso come Bud Spencer poteva vivere di luce propria, non so se mi spiego: poteva dire tutto quello che voleva, tanto “era lui”… In realtà, era una persona sanamente curiosa, che cercava cioè di capire, che ha fatto più cose nella vita, che ha approfondito: il libro sulla filosofia“Mangio ergo sum”. uno non se lo aspetta, o il fatto che dice, in un’intervista che riprendo, che ha studiato anche le altre religioni, ma poi “gli è restata quella cattolica”… Non si piegava alle mode: anche il suo parlare di Dio non è così diffuso nel mondo del cinema, invece lui non aveva nessun problema a raccontarlo.

Quindi, cosa li unisce? Questa schiettezza, questa ricerca della verità delle cose e questa ironia: Biffi era ironico non sarcastico, quindi aveva la battuta che strappava il sorriso, Bud era “futteténne” e strappava una risata”

Cattonerd: “Quindi mi viene da chiederti se credi che la riflessione teologica oggi possa cercare vie più popolari, come hai cercato di fare nel libro, o se vedi il rischio di uno svilimento nei contenuti.”
Don Samuele: “Io gioco un po’ sul termine “teologia”, che nel titolo è tra virgolette. Mi baso sul fatto che, citando un grande teologo, Inos Biffi (che non è Giacomo, eh), tutti quanti siamo teologi, tutti i battezzati: nel momento in cui parliamo di Dio, della Chiesa, del nostro credere, stiamo facendo un “discorso su Dio”.

Poi, certo, specifico subito dopo che fare il teologo vuol dire studio e approfondimento. Non è tanto la ricerca di una teologia più popolare: è come se un medico facesse medicina popolare, ma la medicina è medicina. Per essere medico, devi studiare: la stessa cosa vale per la teologia.

Questo è più un messaggio, che dice come la teologia non sia astratta, non sia una cosa che non ci riguarda o per soli “specialisti”: in fondo, è alla base della nostra vita; poi non tutti devono essere teologi. Probabilmente Bud sorriderà, dal Cielo, a pensare che gli ho attribuito il titolo di teologo; penso che sapendo qualcosa della sua vita, specie attraverso agli aneddoti di chi l’ha conosciuto da vicino, si stia facendo una bonaria risata.”

Una digressione su “Don Matteo”

Uno dei preti di fiction più amati e discussi allo stesso tempo

Cattonerd: “Prima mi menzionavi Terence Hill, quindi passiamo a lui, che era il suo grande amico, sul set e fuori: non hanno mai litigato, diceva spesso Bud.

In un tuo articolo intitolato “Per fortuna c’è don Matteo”, affermi di provare una certa invidia nei confronti del personaggio da lui interpretato nell’omonima fiction, per come esercita il ministero, riferendoti specialmente ai suoi discorsi di fine puntata. Ritieni che la sua immagine di sacerdote corrisponda al vero?”

Don Samuele: “La sua è una bellissima immagine di sacerdote. In quell’articolo dico che la fiction “Don Matteo” è una favola, quindi, come in una bella favola, tutto è positivamente idealizzato. Anche la figura del sacerdote è idealizzata: non nel senso che è un ideale irraggiungibile, ma che ha tutte le caratteristiche positive che un sacerdote dovrebbe avere. Io credo che il suo grande successo sia anche quello, al di là del personaggio, che dal mio punto di vista, lo scrivo anche nell’articolo, è semplicemente “magnifico”.

Terence Hill è capace di far passare in ogni puntata un messaggio positivo mediante una frase molto seria e profonda, detta con molta semplicità, nel modo giusto, che però fa riflettere, se uno si ferma un attimo. Fa riflettere inoltre come vive il ministero: io ironizzavo perché lui davvero riesce a essere in ogni luogo in cui c’è bisogno e questo è bello!”

Cattonerd: “Qualcuno invece dice che don Matteo “porta sfiga” perché arriva dove ci sono le disgrazie…”
Don Samuele: “Certo, questa cosa qui fa sorridere, perché è come “La signora in giallo” piuttosto che “Padre Brown”… Però in lui passa un sacerdote molto, molto positivo e la “favola” (l’episodio) ha necessità di una trama (forse alla fine il “giallo” è una scusa per dare un altro messaggio?).”

Un film, una scena, una battuta

Cattonerd: “Sono stata troppo seria, quindi torno in argomento con le ultime due domande, più leggere. Qual è il tuo film preferito di Bud Spencer? Valgono anche quelli senza Terence Hill.”
Don Samuele: “Questa è una domanda difficile… Quand’ero più piccolo, era “I due superpiedi quasi piatti” perché era un concentrato d’ironia, di botte [ride, ndr], quindi mi piaceva molto. Adesso che sono un pochettino più grande, mi piace sicuramente “Porgi l’altra guancia” per il messaggio che ci sta sotto e per il fatto che impersonavano due sacerdoti. Anche “Miami supercops” è bello, perché si vede la maturità piena della coppia e poi ovviamente i “Lo chiamavano Trinità“.”
Cattonerd: “”Porgi l’altra guancia” l’ho visto qualche tempo fa, ma non ho capito una cosa: padre G, interpretato da Hill, non è un prete davvero?”
Don Samuele: “No, non è un prete vero: per uscire di prigione, colpisce il povero cappellano e scappa. Infatti il personaggio di Bud Spencer, che invece lo è, quando lo scopre si arrabbia (e gli rifila uno sganassone che lo butta fuori dalla barca), perché il sacerdozio è qualcosa di sacro; padre G. aveva immaginato la reazione dell’amico e quindi scrive il suo nuovo indirizzo in una bottiglia per farsi “ritrovare”. Però lui vive alla fine come se fosse un sacerdote: una sorta di don Matteo ante litteram.

Tanti loro film hanno un messaggio positivo: “…più forte ragazzi”, “Botte di Natale”… Dire quale sia il più bello non è facile. Anche quelli di Bud Spencer “da solista” sono belli, ma con Terence c’era un’alchimia, come racconta lui, particolare, unica.”

Cattonerd: “E la tua scena preferita?”
Don Samuele: “La più ironica, sicuramente, quella in “Lo chiamavano Trinità”, quando arrivano dai mormoni e il loro capo li saluta: “Salve, fratelli”. E Bud chiede a Terence: “Gliel’hai detto tu che siamo fratelli?”. E subito dopo: “È il Signore che vi manda” e sempre Bud: “No, passavamo di qui per caso. :D ”

Don Samuele: “Nel libro invece cito quella in “Pari e dispari” che mi sembra essere la sintesi del loro rapporto e della morale dei loro film. Hanno un milione di dollari e devono spartirsela tra loro e il papà facendo testa o croce: se invece non fosse uscita né l’una, né l’altra, il “malloppo” sarebbe andato a un orfanotrofio. Passa un gabbiano, perché Charlie (alias Bud) conosce il “gabbianesco”, lo richiama e questo prende al volo la moneta: quindi né testa né croce e tutto va agli orfanelli.”
Cattonerd: “Ultima domanda: ti capita mai di usare nelle tue conversazioni, quasi fosse un tormentone, una loro battuta o una frase famosa?”
Don Samuele: “Beh, “…altrimenti ci arrabbiamo!” sicuramente! Infatti quando ho mandato in uno dei miei gruppi di amici il link del libro, un mio amico ha risposto proprio: “Domani tutti in libreria… altrimenti ci arrabbiamo!”!!!

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1 Commento

  1. Conosco personalmente Don Samuele ed oltre ad essere un caro amico è un prete speciale…ho iniziato a leggere il libro e trovo che sia un capolavoro…

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Magica Emi

Author: Magica Emi

Cultura cattolica: Ho alimentato la mia fede sin dall’infanzia, con la scoperta delle storie dei santi che mi venivano raccontate o che scovavo frugando nel cassetto di mia nonna, pieno di ricordini dei suoi vari pellegrinaggi. Cresciuta, ho deciso di mettere a frutto la mia passione scrivendo brevi profili biografici per l’Enciclopedia dei Santi, Beati e Testimoni e aprendo un blog, Testimoniando, dove racconto il mio legame con i testimoni che incontro (mica solo gente morta!). Cultura nerd: Il mio interesse principale sono i manga e gli anime, particolarmente quelli di ragazze magiche (non per niente ho scelto questo pseudonimo) e di eroi valorosi capaci di difendere l’umanità a rischio della vita. In fondo, non è quello che ha fatto Gesù? Classe: Otaku, Cinefilo

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