Cos’è che distingue un uomo da uno schiavo? Denaro? Potere? No. Un uomo sceglie, uno schiavo obbedisce.

— Andrew Ryan

Cuphead: Conosci il tuo nemico e combattilo!

“Mai fare affari con il Diavolo”

Riconosco che era da tempo che non provavo un gioco così… Difficile! Cuphead (qui il sito ufficiale) nella sua semplicità e nella sua bellezza visiva, mi ha tenuto incollato allo schermo lasciandomi davvero contento e con qualche riflessione.
Avevo sentito parlare di questo gioco particolare leggendo varie recensioni o vedendo gameplay su youtube. I commenti erano molto forti, per non dire di chi ha recensito il gioco in maniera positiva dopo averlo finito al 100% tra mille imprecazioni e… non accenno a proseguire^^. Perché? Partiamo dall’inizio.

C’era una volta…

Cuphead è realizzato visivamente come un cartone animato degli anni 30, ricorda moltissimi i primi cartoni animati di Topolino, partendo da Steamboat Willie in poi. Quindi l’elemento principale del gioco, dal punto di vista tecnico, è proprio quel gusto nostalgico di quei tempi passati a guardare i cartoni animati o a giocare ai vecchi giochi che, nonostante la loro difficoltà e impossibilità a volte, ci hanno lasciato ricordi e esperienze meravigliose (e qua mi rivolgo a tutti coloro che hanno avuto capolavori per Gameboy, Nintendo e Playstation) che ci fanno sentire anche quella freschezza della nostra infanzia.

La storia parla di Cuphead e suo fratello Mugman che vivono insieme al loro nonno, il vecchio Bollitore. I due, un giorno, si perdono sulla strada del ritorno a casa, e arrivano al Casinò del Diavolo, dove iniziano ad ottenere una scia di vittorie con i dadi. Il manager del locale, Re Dado, chiama allora il proprietario, il Diavolo in persona, che gli propone una sfida: un altro tiro buono e i fratelli avranno tutti i soldi del casinò, altrimenti dovranno dare le loro anime al Diavolo.

Cuphead casca nel trucco e tira i dadi, perdendo. I due fratelli chiedono una soluzione alternativa, e il Diavolo gli propone di andare in giro per l’isola a prendere i contratti di tutti gli altri abitanti che gli devono l’anima, ma di farlo entro un giorno o le loro anime andranno perdute. Per aiutarli, il Vecchio Bollitore, il nonno dei fratelli, dà loro una pozione che gli permette di sparare colpi di energia dalle loro dita. E BAM… inizia l’avventura!

La difficoltà di Cuphead come maestra

Il gioco inizia e la nostra missione come ho detto prima è quella di recuperare questi contratti dai vari boss presenti nell’isola; Cuphead è dannatamente difficile. I boss subiscono variazione di attacco e forma mano a mano che subiscono danni. Al tempo stesso, man a mano che si va avanti nel gioco, acquistando nuove abilità, si ottiene una grande variabilità di armi e potenziamenti extra che portano in ogni caso a rivalutare sempre la propria strategia di combattimento.

Perché mille imprecazioni? Semplice… Perché sconfiggere il boss chiedere una regola fondamentale: Conoscere il proprio nemico!

Per farlo è meglio mettersi in testa che in Cuphead bisogna sbagliare e morire più volte. Mi è capitato raramente di riuscire a sconfiggere un boss a prima botta. Nulla toglie che ci sono dei momenti in cui ci si sente frustrati, soprattutto quando sei a un passo dalla vittoria; tra l’altro ogni volta che vieni ucciso viene mostrata una finestra con un indicatore che segna a quale punto della vita del boss siamo arrivati.

Altrettanto difficili i livelli Run e Gun dove semplicemente dobbiamo correre e sparare per arrivare alla fine del livello. Tanti nemici e pericoli ci si presentano davanti e spesso ad alta velocità. Riflessi pronti, vigilare e studiare in continuazione le azioni dell’avversario per poter raggiungere il traguardo.

Più di un gioco

Mi rendo conto che il confronto con la vita è molto forte. Spesso si ha paura di sbagliare e per paura si combinano tanti guai; ma ho capito che bisogna fare spazio alla possibilità di sbagliare e riuscire a imparare la lezione per potersi migliorare. Cuphead mostra vari insegnamenti:

  1. Vigilare, studiare le mosse del nemico e trovare i suoi punti deboli e angoli morti
  2. Apprendere dallo sbaglio perché un errore può trasformarsi in un tesoro per diventare migliori
  3. Il coraggio di non arrendersi mai anche quando il nemico che hai davanti sembra impossibile da sconfiggere
  4. Mai fare affari con il Diavolo (sottotitolo del gioco)
  5. Saper ricorrere alle giuste armi.

E da Cristiano?

Siamo sempre in lotta e ogni giorno ci troviamo davanti tanti ostacoli, croci e difficoltà. A volte il peso delle sofferenze ci schiacciano e cercano di buttarci a terra per non rialzarci più. Nella vita non possiamo sempre eliminare tutte le sofferenze che abbiamo però magari possiamo chiedere e avere la forza per poterci convivere. Il cadere e sapersi rialzare, conoscere il nemico per essere più astuto di lui, saper ricorrere alle giuste armi (spirituali, non mettetevi idee strane in testa XD) senza mai mollare, ci rende sempre di più guerrieri della luce citando Paolo Coelho.

E che armi abbiamo? Ce lo dice San Paolo:

Dalla lettera agli Efesini, Capitolo 6,11-18

“Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi.”

E niente sarà impossibile perché:

“Tutto posso in Colui che mi dà la forza” Fil 4,13

Ecco come un gioco così mi riporta alla mente questa verità fondamentale: Niente è impossibile!

Il consiglio è non solo di continuare a camminare e combattere, ma per chi volesse riuscire a mettere mano a questo piccolo gioiellino videoludico che lascia alla fine una bella soddisfazione: Avercela fatta!

È la gioia di chi alla fine si guarderà indietro e vedrà quanta strada ha percorso e quante battaglie avrà vinto e, perché no, ancora di più sapendo che al proprio fianco non è mai stato solo.^_^

Una piccola postilla

Con questo articolo tengo a precisare una cosa: come dice il sottotitolo del gioco “non fare mai affare con il Diavolo” mi collego a ciò che di recente ha detto Papa Francesco: «Satana è il male, non è la nebbia di Milano. Non è una cosa diffusa, è una persona. Con Satana non si può dialogare, se tu incominci a dialogare con Satana sei perduto, è più intelligente di noi, e ti rovescia, ti fa girare la testa e sei perduto».

Quindi il male non dobbiamo andarcelo a cercare, anzi bisogna fuggire le occasioni di peccato come recita l’atto di dolore. La storia di Cuphead ci mostra quello che accade proprio quando ci lasciamo “fregare” dalle tentazioni: rischiare di cadere nella schiavitù del peccato. Meno male che abbiamo i power-up che ci aiutano a risollevarci e vincere^_^

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2 Commenti

  1. Tutto interessante e saggio (intendo, anche da non cristiano). Ma l’idea che il Male sia una persona francamente la trovo indigeribile. Troppo lineare, troppo “fantasy”. Il Male potrà essere un elemento, una forza nella vita delle persone, ma…un personaggio, con piani, obiettivi (non un nugolo di obiettivi singoli di Tizio e di Caio, quello è sotto gli occhi di tutti) e persino un “partito” in cui proverebbe a far entrare poveri umani…no, proprio non lo concepisco. Già, francamente, trovo antropocentrico che Dio sia considerato “persona” (tre, in realtà). Finisco per razionalizzare e raccontarmi che li han descritti così perché anticamente era poco intuitivo che si potesse avere un qualche genere di rapporto stretto con impulsi o realtà di vario titolo senza prima personificarle…

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    • Alex Pac-Man

      Satana è un termine polisemico, riferito a chiunque sceglie il male. Dunque, l’inferno. Il problema è che nel Cristianesimo la figura del diavolo è uno spauracchio di cui non si conosce nemmeno il movente, la natura, l’origine, mentre il Bene (Dio Padre, Gesù, la realtà celeste, ecc…) appare più caratterizzato. Il rifiuto del diavolo anche tra i teologi (la maggior parte dei teologi moderni non crede più nel diavolo, lo stesso vale per la maggior parte dei cosiddetti “cattolici”) è dovuto a questo. Stesso discorso sul dogma della Trinità, che appare assurdo perché assiomatico e non esposto all’interno di una narrazione dove se ne capisce il senso. Poi vabbè, la teologia tomistica è un buon esempio di antitesi della teologia narrativa (mi riferisco all’esempio del triangolo equilatero), dove i teologi se la raccontano proprio – a prescindere che abbiano ragione o torto! In realtà il male (naturale e morale) esiste da prima dell’uomo, e se c’è abbiamo un responsabile/colpevole. Le possibilità teistiche sono due: è colpa di Dio oppure abbiamo un’altro responsabile… che magari non sarà proprio letteralmente un demiurgo cattivo, ma quanto meno qualcosa di molto simile a Melkor de “Il Silmarillion”. Non lo scrivo come una provocazione, ma come il mio reale pensiero al riguardo: Tolkien spiega il Cristianesimo e la sua “protologia” e “teologia” molto meglio di gran parte dei teologi e mistici di duemila anni di Chiesa cattolica. Questo fa riflettere molto. Riguardo la concupiscenza, cioè gli impulsi sbagliati, sono dovuti al nostro patrimonio genetico, rafforzato da qualche cattiva abitudine che modifica le sinapsi. Il primo (la natura umana ferita, cioè il DNA) sarebbe indebolito (deformato) in seguito al peccato originale. Oggi, volendo, possiamo fare 2 + 2 = 4 e capire di cosa si tratta, ma quando ai tempi di Sant’Agostino si arrivò ad affermare che era un male EREDITARIO, beh, fu davvero per grazia divina! Le tentazioni ordinarie non prevedono un diavolo tentatore che ci mette il pepe addosso, anche se poi non si esclude la tentazione soprannaturale (l’anti-provvidenza tanto per essere chiari, che personalmente ho sperimentato più di una volta). In ogni caso, sulla figura del diavolo come realtà personale e reale abbiamo anche un capolavoro letterario quale “Il Maestro e Margherita” di Michail Afanas’evič Bulgakov.

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Giuseppe Boncoraglio

Author: Giuseppe Boncoraglio

Cultura cattolica:ho 28 anni, sono di Ragusa, e 5 anni fa Cristo mi ha salvato e rinnovato la vita. Dopo la cresima sono stato lontano dalla chiesa per molti anni, ho preso le mie scelte e ho preso la mia strada senza Dio. Diventai indifferente a Dio e contrario alla Chiesa. Il mio Dio era ben altro per me, ero un nerd sfegatato sopratutto di videogiochi,cartoni e fumetti, diventai molto materialista e spendevo tanto su esso, ma determinate scelte mi hanno anche portato ad odiare e non perdonare, spaccandomi interiormente. Per una serie di motivi me la presi anche con Dio e lo bestemmiavo, cercavo amore dove in realtà non c'e n'era, divenni anche schiavo forte della pornografia,che lentamente mi ha distrutto interiormente insieme a tutti i peccati che avevo commesso. Ma 5 anni fa, il Signore mi richiamo dolcemente a se in un periodo in cui cominciai a stare male fisicamente, con attacchi di panico, fobie varie e tanto altro. Mi ritrovai a un ritiro di 3 giorni in cui sperimentai l'abbraccio del Padre misericordioso che attende il figliol prodigo a casa. E da quel giorno ho scelto Cristo e di seguirlo per sempre, per ringraziarlo e ripagare in qualche modo, con quel poco che ho, a quell'amore immenso che mi ha donato

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