Non domandiamoci se siamo credenti o non credenti, ma pensanti o non pensanti.

— Card. Carlo Maria Martini

Resoconto sull’ARFestival 2018

L’unico festival (serio) del fumetto a Roma

Come potete notare, la locandina dell’edizione di quest’anno è stata realizzata da Alessandro Barbucci

Siamo arrivati alla IV edizione dell’ARF!, il festival romano dedicato al mondo del fumetto, del libro illustrato e della narrativa accompagnata dall’immagine. Ne abbiamo già scritto altri anni, ma è bene ripetere che l’ARF! è arrivato in un momento storico delle fiere di Roma dedicate al fumetto piuttosto opportuno. Esseno diventato ormai il Romics sempre meno fumetto, ma più cosplay, anime, giochi e altro, si è perso un punto di riferimento importante per tanti fumettari che per quanto anche loro nerdoni hanno un’altra priorità: la narrativa a balloonLe nuvole parlanti dei fumetti. Dunque i fumetti.. Inoltre l’ARF! ha un altro grande pregio: è uno spazio a misura d’uomo. Cioè, essendo tutto concentrato tra le pareti del Mattatotio di Testaccio, rapportarsi con gli editori, gli autori, i propri colleghi e/o amici fumettari risulta di molto più facile.

Polemiche… sull’ARF!?

Sì, qualcuna c’è stata… principalmente tre. Inizio dalla prima: un’ambiente troppo ostile a tutto ciò che non è fumetto o che non è addirittura allineato con certi meccanismi o con la cultura degli autori che lo organizzo, lo frequentano o che ne fanno parte semplicemente come “Star”. Tuttavia, quest’ultimo problema è ed era una cosa che non dipende dall’ARF! in sé, ma da certi sistemi che fanno parte di tutto il mondo del fumetto italiano degli ultimi anni. Ora l’argomento in questione richiederebbe un articolo a parte, perché prevede la spiegazione di argomenti complessi, vasti, come quello dei Social mediaTroppo importanti nel mondo del fumetto italiano., ed orrendi, almeno per me, come la cultura intesa anche come ideologia politica, ed effettivamente l’anno scorso quando nell’evento dedicato a “Dio nel fumetto” c’è stato un momento dove si è dato troppo spazio a una certa “direzione ideologica”… beh, tanto contento non ero! XD Cioè, emergeva un po’ troppo il luogo comune che vedrebbe gli autori di fumetti solitamente atei od agnostici mentre i credenti allocchi in cerca di sicurezzeCredere in cose come la dannazione eterna ancora mi devono spiegare come fa ad essere una sicurezza!. O, più che altro, dalle persone scelte per la discussione sembrava emergere quello (non c’erano autori cristiani o credenti a fare parte del dibattito! O a dire l’esatto contrario!), ed è stata comunicata una cosa assolutamente falsa: se rappresenti un genio o uno che si occupa di narrativa seriamente sei, probabilmente, uno a cui Dio interessa solo come mito e non come realtà, quando potrei fare nomi e cognomi di giganti del mondo del fumetto sia italiano che internazionale che sono più cattolici e/o credenti di me, oltre ad un infinito mondo della letteratura che ha segnato la storia dell’umanità composta da cristiani. Naturalmente colpa anche dei fumettisti credenti che hanno troppa paura di esporsi. Sì, lo ripeto, è colpa loro. Vabbè, andiamo avanti! Esclusa questa singola cosa legata all’anno scorso, se un cattonerd come me si aggira per l’ARF! sentendosi a casa, ciò sta a significare che l’ambiente del mondo del fumetto è molto più aperto e rilassato di tanti altri. Grazie a Dio la libertà di pensiero, la curiosità e la pacatezza sono caratteristiche che nel mondo del fumetto si trovano abbastanza facilmente. Questo proprio perché è vero che i protagonisti sono gli autori dei fumetti… persone spesso introverse a cui interessa solo scrivere per sublimare la vita, ma essendo per una volta tutto più a misura d’uomo si può finalmente socializzare in santa pace tra fumettari! E questo non sempre è possibile in altri contesti molto più grandi e complessi come il Lucca Comics & Games.

L’altra polemica è stata che nell’ARF! c’è poco spazio per il confronto. Su questo sono d’accordo, sempre per le ragioni espresse sopra, ma francamente non lo vedo necessariamente come un difetto. Se per una volta tanto, anche qui a Roma, ci si dedica al fumetto lasciando fuori l’enormità del mondo nerd, dei cosplay, ecc… Non ci vedo tutto questo male. Citando la Bibbia, “Per ogni cosa c’è il suo momento” (Ecclesiaste 3, 1). L’ARF! è il momento della narrativa a fumetti qui a Roma!

Infine c’è la questione delle case editrici… vale la pena prendere uno stand all’ARFestival? Per le auto-produzioni non c’è alcun dubbio, ne vale la pena. Per le case editrici più piccole il discorso è diverso… e forse su questo si potrebbero trovare delle soluzioni diverse, soprattutto adesso che si è trasformato in un ambiente più circoscritto. Ma l’ARF! è nato relativamente da poco tempo e sono tra quelle persone che confidano che con l’esperienza molti problemi potrebbero essere risolti nelle prossime edizioni. Questo perché, a mio avviso, le persone che organizzano l’ARF! sanno il fatto loro!

Cosa c’è stato all’ARF! di quest’anno?

Naturalmente l’ARF! mi ha prosciugato il portafoglio…

Abbiamo avuto mostre stupende, come quelle dedicate ad Andrea Pazienza, Alessandro Barbucci, Jordi Bernet e tanti altri autori importanti. Non sono mancate le Masterclass, che per un esordiente possono sempre tornare utili. E non mancavano gli stand per poter avere le dediche dai propri autori preferiti, inclusa la Self Arf dedicata alle auto-produzioni, dove il sottoscritto ha comprato il secondo volume di “Midnight Roads“.

Per quanto mi riguarda, gli eventi più interessanti sono iniziati sabato. Nella prima parte della giornata ci sono stati: “Andrea Pazienza: Trent’anni senza”; “Zerocalcare & Giacomo Bevilacqua: La scoperta dell’acqua calda”. Poi l’epico “Lectio Magistraliscon Jordi Bernet che ha ripercorso alcune delle tappe della sua immensa carriera di disegnatore e ha toccato temi interessanti come quello della libertà di stampa, intesa come liberazione dei fumetti dalla censura che ha avuto pregi e difetti, ma naturalmente non essere più vincolati alla sola narrativa prettamente “educativa” è stata una tappa fondamentale per la crescita del mondo del fumetto.

Molto interessante è stato anche “Talk: Ogni mostra un segreto” con Barbucci, Guarnaccia, Protopapa, Zezelj, autori di varie generazioni hanno avuto modo di mettersi a confronto.

Altro momento altissimo dell’ARF! è stato il Premio Bartoli 2018 per le giovani promesse del fumetto e il Premio Press UP per l’editoria indipendente. Su questo magari ci torneremo in seguito.

Anche la giornata di domenica ha avuto degli eventi interessantissimi con la “Lectio Magistralis” di Enrique Breccia. Tuttavia uno dei momenti che mi ha davvero appagato è stato “Talk: Translation Crossover“: Elena Cecchini, Fabrizio Mazzotta, Matteo Amendola e Andrea Gagliardi hanno affrontato il difficile argomento delle traduzioni, delle trasposizioni e degli adattamenti dei testi sia nel mondo del cinema, dei telefilm che dei fumetti, mostrandoci alcuni dei mestieri più difficili di sempre: traduttori e doppiatori, costretti alle volte a fare ardue scelte che possono anche destare l’ira dei nerd/appassionati nelle trasposizioni delle opere più famose o, addirittura, dare nuovi input capaci di cambiare la parte testuale/parlata di prodotti importanti sia nel mondo del cinema che del fumetto – addirittura nella versione in lingua originale.

Conclusione

Gipi: “[…] il mestiere del fumettista secondo me è una patologia.”

Infine l’ARF! si è concluso in grande stile con “Talk: Il tempo necessario“, dove si è discusso della grande difficoltà che tutti gli scrittori di fumetti affrontano nel dover stabilire quale sia il tempo davvero “necessario” per poter produrre il proprio libro a fumetti nel migliori dei modi. Gipi e Davide Reviati, intervistati da Maurizio Uzzeo, ne hanno approfittato per poter discutere di varie cose, come l’esigenza della narrazione, ovvero quale desiderio di sublimare la vita stessa, il riscontro con il pubblico, e lo stile di vita dei fumettisti che spesso sacrificano intere porzioni della propria esistenza per poter raccontare le proprie storie, spesso autobiografiche. Trattandosi di un’intervista davvero ricca di spunti interessanti ho intenzione di dedicargli un articolo a parte, proprio per poter parlare in modo più approfondito della “patologia del narratore” (sempre citando Gipi).

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Alex Pac-Man

Author: Alex Pac-Man

Cultura cattolica: Affascinato dalle storie di Arda, ho cercato di capire perché Tolkien sostenesse che a essere immaginario è solo il tempo in cui sono ambientati i suoi racconti. Ho così iniziato un lungo cammino, che mi ha portato ad amare il Libro della Genesi e tutto ciò che riguarda la protologia, fino all'esperienza del percorso dei 10 Comandamenti di don Fabio Rosini. La fede cristiana è soprattutto un'esperienza di bellezza, ben lontana dall'ideologia e dall'emozionalità di chi la riduce ad un sterile atto di cieca convinzione. Cultura nerd: Le mie prime idealizzazioni furono plasmate dai capolavori di Shigeru Miyamoto, quali "A Link to the Past" e "Ocarina of Time", che, magari sarà azzardato dirlo, racchiudono in sé un po' tutta l'essenza del mito. Il mio essere un nerdone comincia dall'amore per la narrativa, per il fumetto e tutto ciò che porta alla storia delle storie.

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