Vi osservo da lungo tempo ed è solo di fronte all’orrore che riuscite a ritrovare la nobiltà d’animo. E quando siete nobili, in quel momento, io vi porterò sofferenza, vi porterò orrore, sui quali vi potrete innalzare. E quelli che sopravviveranno a questo regno dell’Inferno in Terra saranno meritevoli dell’amore di Dio.

— Gabriele

Resoconto della Mostra: “Human +”…o meno

Fantascienza o realtà?

Per alcuni il futuro sarà così… oppure alla “Mad Max

Human + il futuro della nostra specie” è una mostra allestita in questi giorni al Palazzo delle Esposizioni a Roma. Come dice la presentazione, la mostra “esplora i potenziali percorsi futuri dell’umanità considerando le implicazioni delle tecnologie passate ed emergenti (…) Il XXI secolo sarà caratterizzato dalla convergenza di settori come la biotecnologiaSì, il concetto di cyborg: tecnologia innestata nel corpo umano!, la robotica e l’intelligenza artificiale. Manipolazione di processi biologici, controllo di apparati meccanici e digitali, creazione di un’intelligenza non biologica al di sopra e al di là della comprensione umana (?): questi progressi sollevano interrogativi di natura etica sull’appropriazione della vita e l’alterazione dell’io.”

A caldo:

Psichiatria unica via!

A freddo:

Psichiatria unica via, ma a freddo. Vabbè dai, è interessante se rimani sano di mente… se.

Di che stamo a parlà?

Sì…

Sta mostra va a parare in fondo su un problema fondamentale: superare i limiti grazie alla tecnologia, permettendo alla tecnologia stessa di superare noi umani. Si inizia con il parlare del cambiamento di prospettiva prendendo come esempio l’evoluzione delle protesi. Se prima erano unicamente pensate per essere funzionali, ora vi sono addirittura protesi pensate a livello estetico, decorative e decorate (della serie: be fashion). E fin qui tutto ok, che male c’è ad abbellire una protesi, dal momento che è qualcosa che comunque va indossata? Ti prende un po’ meno a bene quando superata questa parte vai avanti nell’esposizione e inizi a vedere robe tipo un orecchio artificiale cucito sulla coscia… così poi eh, tanto per sperimentare, senza un reale perché; oppure una specie di uomo antenna (tipo Mork e Mindy) di nome Neil Harbisson, affetto da acromatopsia (ovvero vede in bianco e nero) che ha intensificato con l’antenna sonocromatica così tanto i suoi sensi da percepire i colori a livello sensoriale. NeilInteressante quanto dichiara in un'intervista presa dal sito del progetto 2045: la generazione dei miei nonni ha visto l'arrivo della tecnologia nelle case delle persone; quella dei miei genitori l'arrivo della tecnologia nelle vite delle persone; e quella corrente sta vedendo l'arrivo della tecnologia sul corpo delle persone. La prossima generazione esplorerà la tecnologia dentro il corpo. è cofondatore insieme a Moon Ribas dell’azienda “Cyborg Foundation”, che ha come mission “l’aiutare gli esseri umani a diventare cyborg, difendere i diritti dei cyborg e promuovere la cyborg art”. XD

Una breve descrizione di su come funge il nostro amico Neil

Inutile aggiungere che qui si mette in gioco una nuova visione antropologica e filosofica dell’essere umano, tant’è che andando avanti nella lettura, troviamo un altro progetto legato a questa fondazione, ovvero la “transpecies society” del quale fanno parte ingegneri, artisti, filosofi, dottori impegnati in questa associazione che promuove “l’arte di creare nuovi sensi e nuovi organi” e “dà voce alle identità non umane” (Prometeo levate insomma).

Ma andiamo avanti (sì c’è ancora altro ahahahah poveri ingenui…)

Altrettanto disturbanti (quanto anche giuste) le citazioni e le domande che nel corso della mostra sono poste sulle pareti, tipo “cosa accadrebbe se internet smettesse di funzionare oggi?” – ansia profonda – oppure, “ma una macchina potrebbe pensare? Potrebbe provare dolore? – Wittegenstein, Grammatica filosofica”. Ovviamente non potevano mancare citazioni prese da Asimov. Quella che mi ha colpita di più è stata questa frase, presa dal romanzo “Noi” dell’autore russo Zamjatin:

A quei due in paradiso fu data una scelta: la felicità senza libertà o la libertà senza felicità. Non c’era una terza possibilità.

Una citazione buttata là, da poco insomma.

Pensate: tanti anni di castità per arrivare a sta mer…

Proseguiamo. Qualcuno si ricorda la scena di “Demolition Man” in cui il sesso era diventato esclusivamente virtuale e si faceva attraverso dei caschi che stimolavano i sensi, senza la necessità del contatto? Ecco, i caschi non c’erano ma c’erano dei “simpatici” aggeggi (scusate non ho avuto il coraggio di farmi vedere che li fotografavo XD) che erano ad incastro per lui e per lei. Tralasciamo pure il discorso “catto” sulla castitàVivere la sessuaità per amore, al fine della propria vocazione piuttosto che per edonismo.: con tutta la comprensione per le storie a distanza… ma anche no. Really. Nope.

Interessante sarebbe stato fare l’esperienza invece della “Macchina per essere un altro”, sostanzialmente due caschi che grazie alla ricerca scientifica e alle scoperte come quella dei “neuroni specchio”, riescono a far scambiare alle due persone che le indossano le proprie sensazioni (almeno da quello che ho capito!). Purtroppo stava per chiudere il museo… e niente, mai ‘na gioia!

Un altro simpaticissimo coso presente era l’amico J3RR1 che onestamente leggendo nella descrizione “è programmato per eseguire uno stress test continuo” non ho potuto fare a meno di sentirmi esistenzialmente vicina a lui *mi faccio da sola pat pat*

Altra citazione simpatica è questa del buon vecchio Huxley che ritengo sia di casa in questo contesto:

Se potessimo inalare o ingerire qualcosa che per cinque o sei ore al giorno facesse sparire la solitudine, facendoci sentire in armonia con gli altri in un luminoso crescendo di affetto, al punto che la vita in tutti i suoi aspetti ci appaia non solo di essere vissuta ma anche divinamente bella e significativa, e se questa droga celestiale capace di trasfigurare il mondo fosse tale che la mattina dopo potessimo svegliarci con la mente lucida e il corpo sano, allora, credo, che tutti i nostri problemi -e non solo quello secondario di trovare un nuovo piacere- sarebbero risolti e la Terra diverrebbe un paradiso. ~ Aldous Huxley, Wanted a new pleasuere, 1931

Huxley precursore degli Uchiha insomma.

Comunque tra dettagli inquietanti come riproduzioni di neonati con strane forme, come guance aumentate a dismisura al fine di permettere di assorbire meglio la caffeina (ah, allora ha senso!) oppure la stracomodità e genialità di aprire un secondo ano dietro l’orecchio del pargolo (eh sì, perché metti mai possa servire nella vita), riuscendo ad andare oltre con un po’ di voltastomaco, arriviamo alle soluzioni a tutti i problemi della società.

La paraculaggine, quella vera!

L’eroe dell’intera mostra, per me, è stato lui: Jaemin Paik. Idolo. Mito. Leggen…dario come direbbe Barney Stinson. Perché lo adorerebbe come una divinità. Questo genio del male, preoccupandosi della eccessiva longevità che il genere umano sta acquisendo, teme il sovraffollamento (Thanos due insomma) e si chiede:

Thanos/Jaemin: “Beh, che facciamo se viviamo tutti fino a 150 anni? La famiglia si allargherebbe a dismisura, ci sarebbe un cambiamento forte nelle relazioni tra i vari membri… Mmmh… ma soprattutto: che palle tutto quel tempo con la stessa persona!”

mumble mumble…

Ok a parte che è tenero nel pensare al matrimonio sempre con la stessa persona ( ), il punto è che si chiede: che si può fare? Pensa, pensa Jaemin (meme Winnie The Pooh). E pensa che ti ripensa… ecco la sua incredibile illuminazione: e se facessimo matrimoni a contratto della durata di 30 anni? Poi se ti sei stufato molli, sennò rinnovi. Sì avete letto bene, questo “luminare della sociologia” è arrivato a questa soluzione e lo mettono pure nelle mostre. So già a cosa state pensando “ma uno se vuole divorzià… quindi? Ma perché 30 anni… a cosa serve?”. Ah boh, a voi i commenti.
Comunque, passando tra l’autobiografia algoritmica (in soldoni: i computer registrano quello che facciamo e quindi è un’autobiografia ma è algoritmica perché la fanno loro), e una batteria che ha lo scopo di raccolgliere il tuo potenziale elettrico dopo la morte in attesa della dimostrazione scientifica dell’Aldilà (per “il povero ateo addolorato per il lutto” come dice la didascalia della mostra), arriviamo alla fine di tutto. Deo gratias. Tante altre cose ci sono state, ma non mi basterebbe la pazienza (e la sanità mentale!) per raccontarvele qui.

Conclusione

Se siete riusciti ad andare fino alla fine senza cercare il numero di uno bravo, mi complimento con voi (e con me ovviamente). Vorrei scrivere tante riflessioni profonde, pesate, sagge e acculturate, ma limiterò col lanciare un accorato appello all’umanità: NUN CE PENSA’!!! Ce stai a pensa’ troppo, e male. Tutte ste pi**e mentali mobbasta. Altro che 150 anni, la vita è un mozzico. E se la tecnologia di qua, e se la tecnologia dellà. Ma lo vogliamo capire che siamo noi a creare il problema? Non sono la macchina o la tecnologia che rischiano di superarci, siamo noi che non sappiamo più chi siamo porca paletta. Human + de che, che manco sappiamo che vordì “human” ormai. Ecco, direi che il succo di tutta la mostra è focalizzarsi su sto “+” del cacchio e dimenticarci di quello che viene prima. Che significa essere “umani”? Vabbè che in quanto “catto” ci hanno passato la risposta, ma pure per un ateo vale lo stesso discorso: quanto e perché vale l’essere umano? Perché diciamocelo: non è la tecnologia che avanza e ci ri-disegna, siamo noi che “ci ri-disegniamo così” -cit. Jessica Rabbit. E, comunque, pure fossi atea, in una batteria non ce vorrei finì.

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1 Commento

  1. Alex Pac-Man

    Tecnicamente, se uno non crede nella metafisica, è un robot (biologico) a prescindere, perché è determinato: il libero arbitrio è illusorio e c’è solo il determinismo. Alla luce di questo, voler “evolversi” in macchine o in cani, dai, è irrilevante! Se invece esiste una realtà metafisica, si trascende a prescindere, e il transumanesimo è in ogni caso una cosa un po’ ridicola.

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Tsukimi Robin

Author: Tsukimi Robin

Cultura cattolica: Ho sempre creduto in una realtà trascendente, ma il salto l'ho fatto quando a 16anni mi sono convertita realmente. Da un credere che era solo nel sovrannaturale, mi ritrovai a riconoscere Qualcuno che mi amava infinitamente, passai così dall'intuizione che c'era qualcosa oltre l'orizzonte materiale, ad Incontrare, a fare esperienza di questo Dio che non è una nozione, ma una Persona che ama, ed è Amore. Amo profondamene C.S.Lewis ♥ (seppur fosse anglicano)  Cultura nerd: Probabilmente fui prima nerd che cattolica! L'incontro con la nerdosità avvenne ad 8anni, quando mi comprai il primo fumetto di Sailor Moon (ma già adoravo Indiana Jones e Guerre Stellari). Da lì nacque il mio amore per i manga ed il Giappone, per i cosplay, e per i vestitini fashion delle giapponesi (ok questo è più da squinzia che da nerd XD). I miei fumetti preferiti sono -non in ordine- : Ayashi no Ceres, Slam Dunk, Neon Genesis Evangelion, Dragon Ball, Death Note, Marmalade Boy, Sailor Moon, Ray Earth, Card Captor Sakura, Mademoiselle Anne, Ransie la strega...ok forse di preferiti ce ne sono troppi..coff coff XD Un'ultima cosa: I ♥ ♥ the Doctor *__*

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