… tutti credevano che l’Eroe si sarebbe manifestato sotto le spoglie di una bestia divina […] Dopo avervi visto dedicare la vita per la salvezza altrui… Ho finalmente capito cos’è ciò che desidero… Voglio salvare questo mondo!

— Midna

Violet Evergarden – Recensione

Scoprire l’amore eterno

Quella di cui scrivo è una serie light novel davvero ben riuscita, divenuta in seguito un anime di notevole pregio, composto di 13 episodi. Abbiamo già scritto del notevole aumento di qualità delle produzione anime e manga in seguito alla consuetudine di trasporli da romanzi di successo scritti in stile manga, come approfondito nella nostra recensione di “Toradora!“. “Violet Evergarden“, scritto da Kana Akatsuki e illustrato da Akiko Takase, rientra tra queste piacevoli trasposizioni. Qui però il termine “romanzo leggeroAltro sinonimo di light novel.” è davvero improprio… perché si tratta di un’opera che vi farà versare non poche lacrime, i cui temi affrontati sono eufemisticamente adulti e toccanti. No vabbè, sono proprio drammatici dall’inizio alla fine!

Una bambola che imparerà a piangere

Violet, nome scelto dal personaggio di Gilbert per la protagonista, è tratto dalla viola, cioè il fiore, e significa viola: il colore della sofferenza o della tristezza

Il titolo è il nome della protagonista: Violet Evergarden, bella come una bambola. All’inizio Violet è una ragazzina traumatizzata ed estremamente aggressiva che viene catturata ed usata in guerra come una bambina soldato. Si rivela una straordinaria assassina che però viene affidata al maggiore Gilbert Bougainvillea, un uomo buono che sarà il primo a trattare la protagonista come un essere umano e che dopo innumerevoli disavventure, nell’ultima battaglia per porre fine alla guerra che lacera il regno di Leidenschaftlich, perde la vita, sacrificandosi per lei. L’uomo prima di morire rivela alla ragazzina i suoi sentimenti:

Violet: “Non lo permetterò, non lascerò che tu muoia!”

Gilbert Bougainvillea: “[…] Fermati. Tu devi vivere Violet. Tu devivivere. Devi essere libera. Lo penso davvero: io ti amo.”
Violet: “Tu… mi ami? […] Ma cos’è l’amore? Che significa… io non capisco?!”

Il sacrificio di Gilbert, che spinge via l’amata dall’esplosione, è ovvio fin dal primo episodio ma verrà scoperto da Violet solo quando lei avrà imparato a leggere l’animo umano

Violet non esce illesa dalla guerra, avendo perso entrambe le braccia durante una sparatoria e l’esplosione di una granata e ha, così, due protesi estremamente tecnologiche per un mondo fantasy che ricorda l’Europa del XIX secolo, tenute nascoste da un paio di guanti. In seguito Violet viene affidata secondo le ultime volontà di Gilbert all’amico Claudia HodginsNo, non è una donna... ma solo un poveraccio che i genitori hanno battezzato così perché desideravano una femmina! che si prenderà cura della ragazza, dandole un posto di lavoro come “bambola di scrittura automatica“: ragazze di bell’aspetto incaricate di scrivere lettere capaci di trasmettere i sentimenti del committente. Questo lavoro è un perfetto pretesto narrativo per permettere a Violet di crescere come persona. La ragazza infatti ha vissuto sempre come un soldato. Anzi, come uno strumento di guerra, costretta a reprime i propri sentimenti ed a eseguire solamente gli ordini senza discutere. Per tale motivo ha notevoli difficoltà ad empatizzare con gli altri ed a rapportarsi anche con le sue stesse emozioni. Tuttavia è palese il suo attaccamento per Gilbert, un amore profondo che induce Hodgins a non rivelare alla ragazza la cruda verità: la persona che più ama è morta per salvarle la vita. Tranquilli, questi non sono spoiler, perché sono tutti elementi della trama che verranno palesati già nel primissimo episodio. Violet non riuscendo a capire se stessa e il significato della parola amore, decide di diventare una bambola di scrittura automatica per capire i sentimenti umani e iniziare un percorso interiore che si rivelerà una scoperta dolorosa di ciò che si cela nell’animo delle persone, sopratutto quando arriverà il momento in cui scoprirà la verità.

Anelito o consapevolezza di eternità?

Una fan art di Violet

Guerra? Bambini soldato? Sofferenza? No, sono solo pretesti narrativi per parlare di altro. Il vero il tema di “Violet Evergarden” è che l’amore non può trovare soddisfazione in un mondo terreno, immanente, dove la vita è segnata dalla morte e dove la maggior parte dei nostri vissuti sono accompagnati da rimpianti, amori perduti o parole non dette. Negli ultimi tempi anch’io ho perso delle persone che amavo e ho dovuto fare i conti con il rimpianto di non essere stato in grado di trasmettere ciò che per me significavano. Ho amato molte persone, ma quasi mai nella mia vita sono riuscito a raggiungere il loro cuore o ad aiutarle come avrei voluto. Personalmente, anche prima di questa vita disillusa fatta di amori impossibili, incomprensioni e rammarichi, non ho mai avuto una fase della mia esistenza in cui non ho creduto fermamente nell’eternità. La vita è troppo piccola e breve per avere un senso o dare soddisfazione all’anima. Dunque da ben prima della mia fede cattolica non ho mai avuto dubbi sull’eternità. Vivendo e superando i trent’anni si è solo rafforzato questo anelito di eternità che nella mia passione per la narrativa, soprattutto quella giapponese, ho scoperto essere un’esigenza interiore che ha mosso il cuore dei più grandi scrittori della storia. Per questo credo che la narrativa giapponese sia attualmente a livello contenutistico di molto superiore a quella occidentale, in quanto quest’ultima nella sua battaglia per la “libertà”, che poi in senso stretto è l’ego umano alimentato dall’ideologia, ha fatto perdere di vista il senso dell’esistenza: l’amore, quello vero ed eterno.

Del resto Cattonerd nasce in questo modo: un giorno d’estate del 2013 confidai ai miei amici, proponendolo più come uno scherzo, il mio desiderio di creare un blog o una pagina web che mostrasse come tante opere considerate “profane” dai cattolici avvicinino a Dio più di quanto si possa pensare. In realtà quel progetto lo tenevo nel cuore già da un bel po’ di tempo. E, grazie a Dio, alcuniBlanche Princesse, Lars Daryawesh e Tsukimi Robin. mi hanno preso sul serio!

In ogni caso, stando nel mondo del fumetto, dove confronto sempre più quello occidentale con quello giapponese, mi rendo conto di quanto siamo rimasti indietro sul fronte delle grandi domande esistenziali, accecati da uno sterile ateismo ideologico o da un ben peggiore fideismo assiomatico. Tette, gatti e demenzialità. Questo vende spesso di più qui da noi. Poi c’è l’ideologia da quattro soldi e i Social media…

Scoprire la propria vocazione laddove siamo più feriti

Piaccia o no, il tema di questo racconto è davvero dei più tosti

Concetto che ormai temo sia più chiaro ai giapponesi piuttosto che a noi occidentali… Violet scoprirà nel proprio limite, cioè nell’incapacità di capire all’inizio della storia il significato della parola amore, la sua missione: scrivere e recapitare lettere che lasciano un legame di amore tra le persone. Attenzione! Persone separate non dalla mera distanza geografica, ma dalla vita e la morte. Violet in buona parte dei suoi incarichi come bambola di scrittura automatica si ritroverà a scrivere lettere di persone che diranno addio ai propri cari. Il suo dolore di un amore per Gilbert reso impossibile dalla morte diverrà in lei una forza, quel fuoco che la porterà a viaggiare per il mondo per sentirsi unità a quelle persone che condividono con lei lo stesso dolore. Il dolore se vittimismo è solo un’emorragia spirituale che non porta a nulla. Se rifuggito o “metabolizzato” in nome del proprio benessere è egoistica evasione dalla realtà umana. Ma se fatto nostro ed accettato, perché vissuto in una prospettiva diversa – quella di un amore che può essere frustrato dal mondo e/o dalla morte, ma non fermato – è quello che davvero ci serve per trovare le giuste coordinate del nostro esistere.

Da quanto appena scritto emerge nella storia di “Violet Evergarden” una verità un po’ scomoda per gli uomini della nostra società: il benessere fine a se stesso e il tabù della morte ci hanno resi sterili e distanti dal senso dell’esistere. «La vita fa schifo», dicono tanti a denti stretti per giustificare il proprio ateismo. Sì, confermo, la vita fa schifo! Ma solo se non si crede nella possibilità di andare oltre tutto ciò. Il mistero del male e del doloreChe come sapete ritengo necessario affrontare come credente in modo più serio e realistico. resta in questo racconto tale, ma l’amore descritto da Kana Akatsuki ci spinge ad andare oltre.

Conclusione

Claudia Hodgins: “Ancora non lo sai, ma il tuo corpo brucia dai sensi di colpa. […] Non si può cancellare il passato. È impossibile! Ma nemmeno… ma nemmeno tutto il bene che hai fatto come bambola di scrittura automatica.”

L’anime nei suoi 13 episodi è presente su Netflix, oltretutto davvero ben doppiato in italiano. Inutile dirlo, quest’anime è tecnicamente impeccabile, con disegni curatissimi, alcuni personaggi ben caratterizzati per soli 13 episodi, dialoghi sceneggiati con maestria e un tema profondissimo, raccontato secondo i tempi necessari per assimilare la crescita interiore della protagonista un po’ alla volta, episodio dopo episodio. Quest’ultimo aspetto potrebbe renderlo non facile per tutti… in quanto in alcuni momenti risulterà lento quanto uno Slice of LifeStoria basata sulla vita quotidiana.. Anzi, qualcuno potrebbe anche trovarlo indigesto per la “linearità” della storia, che in realtà è voluta per focalizzare il tutto sui soli sentimenti dei personaggi. Altri invece lo troveranno davvero troppo drammatico. Qualcuno ci rimarrà male per le divergenze sull’ultima parte del racconto rispetto alla light novel, dove nell’anime c’è nettamente più azione. Quest’ultimo avrà un OAVEpisodio speciale non per la televisione. e un altro progettoUn sequel? Un prequel? Uno spin off? Boh, nessuno lo sa. su Netflix. Ma lasciatevelo dire, a parte tutto, perdersi questo anime sarebbe un grave errore! Noi di Cattonerd gli diamo per le tematiche affrontate il massimo dei voti! ★★★★★ Oppure ★★★★ (un voto in meno) se avete gradito di più i romanzi.

Violet Evergarden: “Mio amato Maggiore Gilbert, […] quando ci rivedremo, perché so che ci rivedremo, finalmente ecco quello che ti dirò: adesso so cosa significa ti amo.”

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2 Commenti

  1. Caro Alex Pac-Man, che dire? E’ tanto che non leggo un manga o guardo un anime ma hai messo così tanto cuore in questa recensione che ora mi sento moralmente obbligata.
    Mi sembra che questo articolo faccia un po’ il paio con uno precedente, l’intervista a Gipi e Reviati, in cui pure affrontavate il tema del dolore. Entrambi sollevano nelle conclusioni delle belle domande. Chissà forse l’Occidente, con il suo disperato tentativo di rimuovere il mistero della sofferenza ha intaccato la sua capacità di fare arte, quella vera, quella che parla una lingua che tutti capiscono. Anche la Chiesa nello sforzo di essere buona con tutti sta lentamente perdendo la capacità di soffrire con tutti. Magari quando smetteremo di evitare il dolore torneremo a essere capaci di vera bellezza.

    Vi seguo sempre con affetto

    Scrivi una risposta
    • Alex Pac-Man

      Grazie di cuore! Mi fa piacere sapere che hai gradito questa mia recensione, l’ho scritta di getto dopo aver visto “Violet Evergarden”. Sì, l’Occidente vuole negare il dolore e imporre una società dove ogni ostacolo si potrà superare con la volontà umana. Per me l’antropocentrismo è un vero e proprio suicidio, sopratutto se sostenuto dalla Chiesa cattolica. Purtroppo la vita fa soffrire… e molto. Noto, oltre a Cattonerd, che tutte le cose che scrivo davvero bene, è forte dirlo, ma sono solo sublimazione del dolore. I giapponesi, vuoi per la loro cultura più legata al sacrificio, vuoi perché distanti dalle battaglie ideologiche che ancora manipolano le menti delle persone in Occidente, non hanno tutta questa difficoltà nel riconoscere il dolore o nel trattare tematiche che da noi sarebbero considerate “inaccettabili”, perché troppo drammatiche. Si è perso il fuoco della letteratura del passato: puntare alla vita eterna, perché qui il desiderio ci serve solamente per capire che la vita è un viaggio breve, ma intenso, su cui ci giochiamo l’intera esistenza. Non credo sia un caso che Dante Alighieri, Victor Hugo, Lev Tolstoj, Dostoevskij, Jane Austen, Mary Shelley, Chesterton, Tolkien, Lewis e molti altri, fossero tutte persone incapaci di farsi bastare la vita terrena. Hanno scritto cercando quella bellezza che qui sulla terra non hanno mai trovato.

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Alex Pac-Man

Author: Alex Pac-Man

Cultura cattolica: Affascinato dalle storie di Arda, ho cercato di capire perché Tolkien sostenesse che a essere immaginario è solo il tempo in cui sono ambientati i suoi racconti. Ho così iniziato un lungo cammino, che mi ha portato ad amare il Libro della Genesi e tutto ciò che riguarda la protologia, fino all'esperienza del percorso dei 10 Comandamenti di don Fabio Rosini. La fede cristiana è soprattutto un'esperienza di bellezza, ben lontana dall'ideologia e dall'emozionalità di chi la riduce ad un sterile atto di cieca convinzione. Cultura nerd: Le mie prime idealizzazioni furono plasmate dai capolavori di Shigeru Miyamoto, quali "A Link to the Past" e "Ocarina of Time", che, magari sarà azzardato dirlo, racchiudono in sé un po' tutta l'essenza del mito. Il mio essere un nerdone comincia dall'amore per la narrativa, per il fumetto e tutto ciò che porta alla storia delle storie.

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