Le cose che possiedi alla fine ti possiedono.

— Tyler

E se “Dark Souls” fosse… cattolico?!

La “lore” di Dark Souls si spiega con il Cattolicesimo

Il cavaliere medievale è da sempre, al di là della sua capacità di suggestionare, il simbolo del combattente che ha davanti a sé due vie: il bene o il male. Nell’ideale medievale il cavaliere, così come fu concepito da Bernardo di Chiaravalle, è il difensore degli oppressi e/o colui che salva in nome di un bene superiore: Dio

Sì, avete capito bene, parliamo di “Dark Souls”, di FromSoftware , la famosa saga videoludica ambientata in un mondo cupo, vasto, oscuro, ostico, spietato, ma sopratutto “difficile” come ai bei vecchi tempiParliamo dei tempi in cui i videogiochi erano meno belli a vedersi, ma maledettamente più difficili! – in cui buttare giù un boss richiedeva davvero sudare sangue e duri calli sulle dite – che ha appassionato sia nuovi che vecchi videogiocatori. Sebbene tutti i videogiocatori della famosissima serie “Dark Souls” conoscano ormai bene la loreLa trama nascosta., che va capita attraverso l’esplorazione dell’immenso mondo di gioco, leggendo descrizioni di oggetti, statue e fermandosi ad ascoltare le affermazioni lasciate dai vari NPCPersonaggi non giocanti. che troviamo durante la nostra dolorosa avventura, la storia di questo gioco è stata numerose volte oggetto di speculazioni, fraintendimenti e, nel tempo, ognuno ha cercato di dare la spiegazione più “appropriata”, sebbene non ce ne sia una vera e propria considerata “universale” o “ufficiosa”.

Quella che vogliamo proporvi, e sicuramente non siamo gli unici ad aver proposto, è quella legata alla fede cristiana, in particolar modo al Cattolicesimo.

Le misteriose origini di un mondo caduto

Una terra morta, arida e marcia, dove alberga solo la non-vita…

Come sappiamo il mondo di “Dark Souls” si svolge in una terra ormai post-apocalittica, dovuta allo spegnimento della Prima FiammaNel linguaggio cristiano, la Fiamma per eccellenza è lo Spirito Santo.. Parlando del primo capitolo, il nostro viaggio di “prescelti non morti” si svolge in una terra chiamata Lordran, dal sapore medievale ed europeo. Ciò rievoca molto un mondo post-cristiano.

Sebbene all’inizio del mondo c’era l’oscuritàUna caduta nel 'trascendente' che precede quella nell'immanente?, ed era in balia dei Draghi eterni, creature immortali e impossibili da sconfiggere, accadde un evento straordinario: l’avvento della Prima Fiamma. Con esso furono ritrovateDa questo se ne deduce che in principio il male non prosperava. le quattro anime dei Lord che, con la loro potenza, potevano elevare a “Dio” i loro possessori: Nito, il primo dei morti. La seconda la strega di Izalith e le sue figlie del caos. Il terzo e il più potente di Gwyn, il Lord del Sole. L’ultima anima, la Dark Soul, fu recuperata da un essere misterioso, il Nano Furtivo, spesso dimenticato da tutti.
Noi personificheremo un non mortoNé vivo e né morto, la condizione di coloro che non sono né caduti né risorti. Per certi versi, anche noi siamo dei 'non morti'., portatore del segno oscuro che permette ai non morti non solo di non morire e rinascere ogni volta, ma anche di poter diventare Vacui. Ovvero, esseri vuoti, privi di senno e votati al male.

Sant’Agostino: “Ciò che l’uomo percepisce come male è in realtà il frutto di un allontanamento dal bene, per cui il male è constatabile solo per via negativa, ovvero come assenza del bene. Dio ha creato il mondo perché fosse un bene, l’esistenza del male è un’impossibilità.”

Questa è una sintesi del pensiero di Agostino d’Ippona, che sostenne che per quanto tutti siamo originati da Dio, il male corrisponde ad annullare in noi Dio. Dunque il male è il vuoto, inteso come svuotarsi di Dio pur non potendo fare a meno di Lui. L’inferno, inteso sopratutto come condizione più che come luogo, è il rifiuto di Dio con la conseguente sofferenza di non poterne fare a meno. Si tratta di annullare in noi, per ribellioneSuperbia dovuta all'erronea convinzione che da soli possiamo decidere ciò che è giusto o sbagliato., il nostro vero essere o la nostra vocazioneIl fine ultimo per cui siamo stati creati o generati.. Questo processo, un po’ come viene suggerito da “Dark Souls”, può essere permanente. Pertanto, arrivati a un certo punto, ci si può dannare eternamente.

E un mondo decaduto… dove non resta che combattere!

Il cavaliere contro il drago… il combattimento per eccellenza, che ricorda l’archetipo di “San Giorgio e il Drago”: la storia di un santo leggendario, che viene idealmente collocato nell’Alto Medioevo, ma che sicuramente incarna un archetipo ancestrale del Figlio di Dio contro la bestia ostile che è collocata in un mondo dove tutto si regge sulla prevaricazione

Qui già ci vediamo una similitudine con la fede cattolica, sulla caduta e sulla possibilità di porvi fine con una Resurrezione per il mondo intero. Cosa potrebbe essere questo “segno oscuro” se non il peccato originale con cui ognuno di noi nasce in principio a partire dal concepimento? È infatti per colpa di esso che l’uomo è destinato ad essere particolarmente tentato verso il peccato e, ad ogni peccato, rischia sempre più di diventare un essere vuoto? Per la fede cattolica è proprio così!

La stessa Maria Santissima o, per l’appunto, l’Immacolata ConcezioneNata senza le ferite ereditarie del peccato di Adamo., nata senza peccato originale, è riuscita ad elevare la propria anima, restando unita a Dio per tutto il tempo della sua vita terrena e ad ascendere al cielo con tutto il suo corpo, perché perfetta nella sua unità con quella “Fiamma” che noi chiamiamo anche Spirito di Dio.

Il personaggio giocante (PG) può davvero fare paura all’inizio del gioco… se non addirittura un po’ schifo! XD

Continuando a parlare del nostro “non-morto prescelto”, cominceremo l’avventura in uno stato pietoso. La nostra immagine infatti non sarà quella della creazione personaggio a inizio gioco, ma saremo brutti, rinsecchiti, come se la nostra pelle fosse marcia o la nostra carne priva di vita. Sarà possibile ritornare “umani”, appunto, grazie all’uso di un’umanità e di ripristinare quest’ultima a un falò. Ancora una volta vediamo una similitudine con il Cattolicesimo. L’allusione ai Sacramenti, che ci guariscono e ci riportano sempre più vicino alla condizione originale, è innegabile. Sapete tutti che per la fede cattolica più si pecca e più la nostra anima tende a imbrunire, a sporcarsi, addirittura marcire. Termini forti, sì, ma appropriati. Se l’aspetto del nostro non-morto, in maniera non umana, fosse quello della sua anima? E quindi sporca e putrida? E se proprio per mascherare questo marciume ci si ricopre di una falsa “umanità” e, quindi, di vita terrena? Usando appunto “l’essere umano” per mascherare il nostro vero aspetto da anime decadute? La risposta lascia aperti scenari teologici e/o filosofici davvero difficili da accettare per i più “buonisti”, ma terribilmente concreti alla luce del mysterium iniquitatis che si scorge in ogni aspetto del nostro sofferente mondo.

Dunque, nel gioco si combatte per recuperare se stessi, proprio come nella vita terrena!

La battaglie per le… anime?!

Proseguendo, la nostra unica valuta di gioco saranno le anime. Sarà possibile trovarle sui corpi di alcuni cadaveri o ne acquisteremo altre sconfiggendo mostri e, alcune anime speciali, sconfiggendo i boss.
Per ogni tot di anime acquisite potremo salire di livello, usandone sempre di più e diventando sempre più forti. E come se le anime elevassero il nostro stato di non morto a un combattente che cerca, infine, di scegliere come finire la sua avventura: vincolando la Prima Fiamma, come fece Lord Gwyn, o facendola estinguere e portare il mondo di nuovo in preda all’oscurità. Ma a questo ci arriveremo più avanti.

Nella vita si soffre a prescindere. L’essere cristiani porta spesso a soffrire anche di più, a combattere, a cadere e a rialzarsi. La cosiddetta buona battaglia, per la propria anima e quella degli altri. E la sofferenza spesso e volentieri, se vissuta con consapevolezza spirituale, eleva l’anima e la prepara. Questo perché soffrendo, un po’ come in “Dark Souls”, la pesantezza della propria carne tarata si dissolve e la nostra anima ne giova. Il non morto che usa le anime di chi, prima di lui, ha provato a combattere la buona battaglia e che, ad ogni morte si è rialzato al falò per diventare più forte e continuare con determinazione la sua missione, non può che ricordarci la vita del cristiano, sopratutto del cattolico, alla luce della comunione dei santiLa mia battaglia non salva solo me, ma tutti coloro a cui sono legato dalla Provvidenza. Siamo tutti un solo corpo in Cristo!.

La vocazione in Dark Souls

Lord Gwyn, il Lord del Sole, con il suo aspetto regale e la barba lunga, incarna sia l’archetipo del Re medievale, dunque c’è un rimando a Cristo Re che salva con la sua sovranità e luce, che alla figura paterna che si sacrifica per il figlio o per il suddito, valutando che nell’ideale medievale il sovrano è padre per il suo popolo

Parliamo invece adesso di qual è il nostro scopo nel gioco.
Sebbene i quattro Lord erano diventati Dei con l’acquisizione delle anime, ben presto la Prima Fiamma cominciò a estinguersi e loro a perire con essa. Lord Gwyn, il più potente fra loro, colui che pose fine all’era dei Draghi, decise quindi di “immolarsi” per far sì che la Fiamma non si spegnesse, alimentandola con la sua stessa anima. (Il Sacrificio di un Dio è sempre un elemento essenziale nella fede cristiana. Noi abbiamo Cristo per questo motivo: solo un Dio può dare inizio alla storia della salvezza.) Passati gli anni però, essa cominciò nuovamente ad affiochire (Dio può salvarci, ma noi poi dobbiamo fare la nostra parte per riparare al peccato che ci riguarda), e sarà il destino del nostro non-morto di immolarsi nuovamente e bruciare insieme alle quattro anime dei Lord, che dovrà recuperare durante la sua ardua missione, sconfiggendoli.
Questo se si sceglierà la via giusta, poiché in “Dark Souls”, ci è dato il libero arbitrio: se scegliere di completare la missione a cui siamo destinati o a desiderare un mondo privo di Fiamma e, così, non sacrificarci.
L’immolarsi per il mondo, il sacrificarsi per gli altri e il combattere i mostri o i demoni che cercano di ostacolarci in questa missione, non vi ricorda forse qualcosa?

Conclusione

Paolo di Tarso: “Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.”

Sintetizzando questa nostra riflessione, “Dark Souls” potrebbe essere un’allegoria della battaglia per se stessi e per il mondo di cui facciamo parte come suggerita dalla fede cattolica. Il non morto che siamo chiamati a interpretare altri non è che quella persona che rifiuta la struttura di male in cui è immerso. Ossia il mondo decaduto privo di “Fiamma”. Il non morto, in quanto protagonista, deve partecipare alla lotta tra il bene e il male. Molti questa lotta – nella vita – nemmeno la iniziano, ma in realtà, per quanto ci si possa sottrarre apparentemente al combattimento, anche le persone non necessariamente cattive se non si schierano apertamente finiscono per essere parte di quei mostri spettrali o demoniaci che sorreggono la realtà decaduta. Sì, lo sappiamo, è un’affermazione forte, ma che nel pensiero medievale Dante Alighieri rende bene con il Canto della “Divina Commedia” dedicato alle anime degli ignavi, dove chi non si schiera è peggio di un demone: un anti-inferno. Nel contesto cristiano colui che non si schiera non è il “malvagio”, come ribadito in Apocalisse 3, 15-16, ma quella persona che semplicemente è disinteressata dalla salvezza delle “anime” e dalla “Fiamma”: Dio. Diciamo che il nostro mondo secolarizzato è sulla buona strada per diventare una nuova Lordran decaduta e popolata solo da demoni. Per certi versi, metaforicamente parlando, lo è già!

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7 Commenti

  1. Cari cattonerd, per quanto mi siano piaciuti i Souls e le loro esplorazioni infinite, stavolta non mi trovate molto d’accordo.
    Secondo me “l’allegoria quasi perfetta della battaglia per se stessi e per il mondo di cui facciamo parte come suggerita dalla fede cattolica” è in realtà solo apparente, lo spirito del gioco ha ben poco di cattolico. Senza addentrarmi troppo nei risvolti della bellissima (ma intricata e spesso oscura) lore, mi limito a dire che alla fine del terzo e ultimo capitolo l’unica cosa che possiamo affermare con amara certezza è che il nostro libero arbitrio si riduce alla scelta tra un male e un male che il gioco sembra definire “pietoso”: non c’è speranza in Dark souls, solo sacrifici dolorosi e – quando le cose vanno bene! – la tristezza infinita di vedere il mondo disfarsi e marcire. Dal mio punto di vista l’assenza di speranza bolla i Souls come non-cristiani; certo è un’opinione e su DS le opinioni sono talmente tante che si sprecano.
    Vi seguo sempre con piacere : )

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    • Enoch

      Vero il mondo di DS spesso può apparire senza speranza e molte volte viene visto secondo una chiave “nichilista” oserei dire.
      Ho giocato a tutti i titoli dei Souls, il libero arbitrio ti da la scelta di sacrificarti, immolandoti e riaccendere la fiamma, così che il ciclo torni a girare, oppure nel diventare il signore dei vacui e quindi di regnare in un mondo oscuro, senza fiamma.
      Il ciclo nei Souls è destinato a ripetersi, ancora e ancora, e ti assicuro che la battaglia di un Cattolico non è solo preghiera e discernimento tra bene e male, bensì è anche agire coi fatti, ed è quindi una vera e propria battaglia, sia psicologica che fisica.
      La lore purtroppo è ampia, enorme e presenta numerosi punti di vista, trovo impossibile vederci una verità assoluta e universale per tutti.
      Il soffrire porta all’elevazione dell’anima, mentre la quotidianità porta all’appassimento di quest’ultima.
      Finisco col dire che nei Souls una speranza arriva sempre con l’inizio di ogni ciclo, e sei proprio tu, prescelto non morto o fiamma sopita, che dai la speranza a un nuovo ciclo di poter rinascere e continuare, o di spegnersi.

      Riguardo a ciò che hai scritto riguardo al male: ” il nostro libero arbitrio si riduce alla scelta tra un male e un male che il gioco sembra definire “pietoso”” Ti voglio lasciare con questa frase di The Withcer che mi ha sempre colpito:

      “Lo strigo si alzò. «Il male è male, Stregobor. Minore, maggiore, medio, è sempre lo stesso, le proporzioni sono convenzionali, i limiti cancellati. Non sono un santo eremita, non ho fatto solo del bene in vita mia. Ma, se devo scegliere tra un male e un altro, preferisco non scegliere affatto.»”

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      • Alex Pac-Man

        Beh, questa volta non posso entrare nella disquisizione, perché son bel lontano dal giocare il terzo capitolo della saga di DS… Personalmente quando la trama di un gioco non è ben delineata risulta difficile affermare con assoluta certezza quale sia il tema del racconto che l’opera più suggerisce. Il rischio di cadere nell’interpretazione soggettiva a mio avviso è sempre una pecca da parte di un autore di storie, anche se si tratta di un videogioco. In ogni caso, la caducità fa sempre riflettere sul fatto ben poco opinabile che se esiste la sofferenza è perché qualcosa che ci oltrepassa di molto ha provocato una caduta da prima ancora che il mondo venisse creato (su questo mysterium iniquitatis lo stesso cattolicesimo ha molte lacune “narrative/dogmatiche”…). Rispetto a quest’ultima – la caduta – si può sempre decidere di rimanere passivi o agire, ma se l’azione è antropocentrica (l’uomo che salva l’uomo) è vacua. Anzi, deleteria. La Fiamma da accendere, come sinonimo di divino da trasmettere, è di per sé un bel messaggio che spinge in una direzione cristiana. Ricorda molto “La strada” (“The Road”) di Cormac McCarthy: anche se tutto il mondo marcisce, muore o degenera nell’orrore, beh, basta la Fiamma nel cuore di una sola persona per dare senso all’esistenza.

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        • Caro Enoch, non riesci a convincermi. Come hai giustamente osservato nell’introduzione all’articolo Dark souls è un videogioco complesso e sfaccettato, su cui possiamo dire tutto e il contrario di tutto. Il gioco ti fornisce uno sfondo dettagliato e vivido sul quale far muovere il tuo personaggio (la famosa lore) ma non ti offre alcuna trama; ti offre dei fatti, dei nodi nevralgici, che tu puoi scegliere come interpretare. Puoi scegliere a quale serpente credere, puoi decidere se dare a Gwyn il beneficio del dubbio, ecc. ecc. … Un domani (forse!) Miyazaki darà una trama ufficiale ma per il momento la forza di Ds sta proprio nell’offrire al giocatore un’esperienza immersiva: il gioco ci mette l’atmosfera ma in un certo senso sei tu a decidere la trama di Ds.
          Si tratta ovviamente della mia opinione personale, ma ci tenevo a ribadirla perché dalla tua risposta al mio precedente commento ho avuto l’impressione di essermi spiegata male. Sono d’accordo con molto di quello che hai scritto: la battaglia di un cattolico non è solo preghiera e discernimento ma anche azione; soffrire può portare all’elevazione dell’anima; il male è male, punto. L’unica divergenza consiste nel vedere in Ds una possibile allegoria del cristianesimo. Al massimo possiamo trovare un compromesso dicendo che Ds può essere giocato come un’allegoria della vita cristiana ma l’allegoria, secondo me, nasce appunto dal modo in cui hai giocato il gioco (scusa il “gioco” di parole. Eh sì, non ne usciamo). Nel vincolare la fiamma leggi salvezza e il ripristino della speranza ma in realtà avvii solo l’ennesima ripetizione di rinascita declino e morte: un concetto più orientale che cristiano, e la speranza alla quale apre è una speranza di serie B, del tipo “ritenta, sarai più fortunato”. Tant’è che vincolando la fiamma la malinconia struggente del gioco non viene minimamente intaccata: il ciclo ricomincia per marcire di nuovo, ancora e ancora e ancora… (e questo valga anche come risposta all’intervento di Alex Pac-Man).
          Spero di essermi spiegata meglio e mi scuso se il commento è stato troppo lungo o ridondante : )

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          • Enoch

            Cara Niggle, scusa il ritardo nella risposta.
            Sono d’accordo con te sul dare al gioco un’allegoria legata al cattolicesimo. Come hai ben spiegato non esiste una trama ufficiale e definita e quindi ogni speculazione è opinabile.
            Tuttavia io volevo dare una diversa chiave di lettura al mondo cupo e tetro di DS, e di trovare del bene e del buono anche dove sembra esserci solo male.
            Il ciclo che ricomincia e ricomincia, portando sofferenza e destinato a marcire trovo sia frutto di una comunque chiave cristiana. Perché il mondo sta cadendo? E’ perché in DS lo vediamo cadere ancora e ancora e ancora…
            Anche se ci immoliamo e lo salviamo, anche se prendiamo le scelte che portano all’ending positivo del gioco, sembra che sia in un certo senso tutto inutile. Ma allora perché il personaggio che personifichiamo si immola per salvare quel mondo ? Perché far durare una sofferenza di nuovo? Come hai detto tu la risposta a questo non la possiamo avere, non ufficialmente, così come non abbiamo la risposta e la verità in tasca a tante leggi del nostro mondo.
            Penso però che anche se sia inutile sacrificarsi per un mondo perso, possa portare comunque del bene in poche persone che possono fare la differenza. Spesso i semi vengono piantati ma ci mettono tempo a schiudersi, spesso anni, spesso non riusciamo nemmeno a vedere quel seme di bontà che piantiamo in una persona e non dobbiamo essere presuntuosi nel vedere che debba fruttare grazie a noi, perché quel seme magari un giorno crescerà e qualcun altro potrebbe farne frutto Scusa se infine sono andato OT ma tenevo a quest’ultimo argomento!
            Che la forza sia con te!

  2. Alex Pac-Man

    Qui azzardo una visone teologica che potrebbe sconvolgere e apparentemente risultare poco “cattolica”. Il male cesserà mai di esistere come possibile caduta che può ripetersi? No, perché il cristiano parte da due assiomi sbagliati: 1) verrà un momento in cui la vita cesserà di essere generata e tutti saranno buoni o cattivi in modo definitivo; 2) la visione beatifica comporta la fine del libero arbitrio. Invece Dio genererà sempre nuovi Figli e ci sarà sempre il libero arbitrio: la possibilità sbagliare e cadere. Individualmente il discorso del ciclo non regge, prima o poi siamo chiamati a una scelta definitiva, ma nell’ottica dell’eternità creata – e collettiva – ci sarà sempre la possibilità di una nuova caduta con conseguente rinascita.

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  3. Articolo molto affascinante secondo me. Un punto di vista davvero insolito per un videogame che, in apparenza, sembra invece indicare tutt’altra direzione. Ma proprio perché insolito, risulta interessante e soprattutto non banale. Tra i vari richiami di significato escatologico, la cosa che ho trovato più avvincente è stato il considerare il concetto di “non-morto” come metafora delle nostre anime di uomini insane e corrotte da un male primordiale (il cosiddetto peccato d’origine). Il “non-morto”, infatti, è un essere che esiste a metà: non è “vivo” in quanto non è né umano, né appartenente ad altra specie di essere vivente; ma non è nemmeno “morto”, in quanto non materia inanimata, ma dotata di scopo e di propria volontà. La nostra anima di peccatori forse è proprio così, a cavallo tra due esistenze, in bilico tra la “vita” e la “morte” in senso spirituale.

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Enoch Evergarden

Author: Enoch Evergarden

Cultura cattolica: Nato in una parrocchia delle piccole città del sud, non scelsi di fare il chierichetto ma bensì lo scout cattolico, imparando pian piano il servizio tramite le buone azioni, l’avventura e il non ricevere nulla in cambio, poiché il servizio vero è quello gratuito. Ho cominciato nello scrivere alcuni racconti spinto dal voler convertite gli altri secondo gli insegnamenti etici e cattolici del mio percorso scoutistico e cattolico. Adesso miro al diventare scrittore cercando di massimizzare il sogno di poter portare dalla parte dei Cattolici più persone possibili, proprio come il vecchio Tolkien. Cultura Nerd: Fin da piccolo ho sempre avuto la passione per i videogiochi, i giochi di ruolo e i libri fantasy. Giocatore di Dungeon&Dragons, spesso scrivo piccoli estratti sulle mie avventure da ladro maldestro. Accompagno il mio essere nerd sempre con la possibilità di fare del bene.

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