Il timore del Signore è il principio della scienza;
gli stolti disprezzano la sapienza e l’istruzione.

— Proverbi 1,7

Estroversi VS Introversi: chi vincerà?

Nessuno! L’importante è amarsi, accettando se stessi e gli altri

Iniziamo spezzando una lancia in favore della categoria degli introversi: CartesioSøren Kierkegaard (e gran parte dei filosofi), Giacomo Leopardi, J.R.R. Tokien, Albert Einstein, Richard Garriott (il creatore di “Ultima Online” e dei GdR online), Benedetto XVISheldon Cooper di “The Big Bang Theory” (e non solo lui in quella serie!), Julia Roberts (eh sì), George Lucas, Leo Ortolani (e una buona fetta degli autori di fumetti), Elle di “Death Note“, Darth Fener, Steve Jobs, Clint Eastwood, Bruce Wayne (Batman!), Wolverine, Harry Potter, Ryuji Takasu di “Toradora!” (e quasi tutti i protagonisti degli shonen sentimentali), Oreki Houtarou di “Hyouka“, Sherlock Holmes (e gran parte degli investigatori di gialli e noir)… beh, cosa accomuna tutti questi personaggi sia reali che inventati? L’intelligenza? Sì, indubbiamente. Ma, sopratutto, l’essere introversi.

Il 30% della popolazione mondiale, tra cui il sottoscritto e molti degli autori di Cattonerd, viene definita, non senza esagerazione, come: “introversa“, “asociale“, “timida“, “stramba” e tanti altri appellativi più o meno simpatici. Mi ricordo che ho sempre evitato fin da piccolo i gruppi troppo numerosi e rumorosi ed evitato gite e i campi scuola finché ho potuto. Non era timidezza o che, ma preferivo di gran lunga le mie ristrette amicizie: videogiochi, fumetti, GdR e naturalmente tutti gli umani che definivo importanti per la mia vita erano quelli con cui condividevo le mie passioni. In sostanza, giocare a D&D per me era come una partita a calcetto. Eppure la cosa non era sempre ben vista dagli altri…

Introversi in una Chiesa per estroversi?

Ancora ricordo il fastidio che provai tempo fa sul pullman verso Medjugorje, pieno pieno di canti e di vecchiette che mi bullizzavano. Ancora mi pare di vederle mentre battono le mani a dieci centimetri dalla mia faccia:

Dai batti le mani, dai su… daiii!

Attenzione, le immagini presenti nel seguente video potrebbero urtare la vostra sensibilità!

Essendo un neoconvertito ho evitato di fare una strage, ma da qui si può già dedurre che l’introverso assolve sempre e in qualsiasi momento l’opera di misericordia spirituale: sopportare le persone moleste. Ohi, che i promotori del cattolicesimo post-CVII non fossero proprio dei “contemplativiI cosiddetti 'mistici' di base, piaccia o no, sono introversi. La Chiesa cattolica attualmente, per la prima volta nella storia, è più rivolta al mondo degli estroversi. Qui ci sarebbe molto da scrivere...“?
Vabbè, forse ora ho esagerato! O no?

Ci sono anche molti introversi che fanno finta di non esserlo, ma come dargli torto? Il mondo, a partire da quello cattolico, gira solo da un verso, quello estroverso, e allora ci si adatta: sì ai balletti con “Viva Gesù!”, sì alle feste, sì a socializzare a buffo, perché sennò sembro solo un oggetto d’arredo, sì a quella persona che non voglio vedere ma si sa che sono anche cattolico – e anche una mezza specie onlus che fa tutto quello che deve fare, tranne quella benedetta cosa giusta: ovvero quella di essere se stessi come Dio ci amato e pensato. Questo non significa che d’ora in poi userete questo articolo per giustificare ogni vostra pigrizia o ingiustificata asocialità XD, non è un via libera ma più un “tana libera tutti”. Allora diremo i nostri “sì” e i nostri “no” senza condizionamenti, senza aver paura di perdere il consenso altrui, l’affetto di qualcuno e/o l’amore di Dio.

I seguenti paragrafi sono da leggere a carattere moltogenerico“, in quanto non potranno mai dare un’esatta realtà dei due differenti tipi, i quali solo legati a molte sfumature di carattere culturale, ambientale, psicologico e genetico. Quest’ultimo, come si è scoperto nelle più aggiornate ricerche, riveste un ruolo enorme.

Chi è l’estroverso?

Nonostante Naruto Uzumaki sia un po’ il “protagonista sfigato” di turno, che di solito nei manga tende all’introversione, ha un carattere decisamente estroverso, sempre pronto a stringere nuove amicizie. Ma essendo vissuto da solo per molti anni, contro la sua stessa natura, non cade nel rischio di stabilire amicizie superficiali o strumentali, ma ne crea invece di autentiche. Questa è la forza del personaggio

L’estroverso di norma è pieno di energie, la sua natura intellettuale è rivolta verso l’esterno, verso il mondo, gli piace socializzare, fare attivismo politico/religioso, sport e predilige i lavori di gruppo. Sono catalizzatori di eventi e di attenzioni, se non a volte l’attrazione stessa.

Ho un’amica così tantooo estroversa che per il suo compleanno riuscì ad incastrare tre eventi tutti in un solo giorno. Beh, io quando lo seppi tremai di paura (omg!) e paragonavo l’evento ad una sciagura apocalittica come quella dell’uomo bianco per i nativi del nord d’america.

L’estroverso ha un mondo fatto di certezze che lo predispongono più verso l’azione che la meditazione, più verso il rischio che la prudenza; vien da sé che il tipo estroverso ha più possibilità di stringere amicizie. Naturalmente non si discute né la qualità delle stesse né il fatto che sia meglio o peggio averne poche o tante, ma solo il fatto di stringerne di più. L’estroverso quindi è generalmente più sicuro di sé e più a suo agio nel prendere decisioni anche in situazioni “turbolente”. Non ha difficoltà a improvvisare e sa muoversi in mezzo alla gente.

L’estroverso, come vedremo più avanti, trova il suo appagamento nell’uscire spesso e nel creare molte relazioni. Va bene per loro la frase: “oggi esco, così mi rilasso”. Ma di contro ha più bisogno di un buon sonno ristoratore, anche se alcuni iperattivi potrebbero essere un’eccezione alla “regola”.

Chi è l’introverso?

Sasuke Uchiha è assolutamente introverso. Certamente non è l’esempio più positivo che potevamo scegliere (dopo essere stato traumatizzato dal fratello Itachi, la sua ossessione diventa la vendetta), ma era per contrapporlo al suo alter ego Naruto. L’introverso, infatti, se costretto dalle circostanze sa essere davvero metodico, freddo e spietato…

L’introverso di norma è a risparmio energetico, più orientato a spendere energie verso il suo mondo interiore. Ossia, esplicando, è rivolto verso se stesso: ragionamenti e sentimenti. Il nome adatto per queste persone è “pensatori” o “riflessivi”, se non addirittura “taciturni” – anche se potenzialmente logorroici nelle loro zone di comfort –, ma il farglielo notare spesso o, peggio, farglielo pesare, li mette di cattivo umore o quanto meno a disagio, perché non hanno le stesse sicurezze degli estroversi e possono facilmente non sentirsi accettati. Quindi assolutamente da evitare frasi del tipo: “hai la testa sempre fra le nuvole!” o anche “perché te ne stai sempre lì, esci, fai qualcosa!”, che possono metterne in discussione il modo di essere. Questo, per un meccanismo difensivo, li rende spesso inclini all’ego e spocchiosi/snob se li si contraddice senza valide argomentazioni.

Sheldon Cooper: “Sai, il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche riteneva che la morale sia solo una storiella usata dal gran gregge di esseri umani inferiori per fermare i pochi superuomini. Val bene notare che è morto di sifilide.”

Da notare che su questo argomento non è sempre saggio stuzzicare l’introverso con pregiudizi che lo vedrebbero più sensibile o “emotivamente fragile”. Alcuni introversi, proprio come Bruce Wayne o Sheldon Cooper possono risultare freddi e spietati nel saper ridicolizzare chi non è intellettualmente al loro stesso livello o “arguto come loro” (o secondo i loro parametri). Se poi sono inclini al desiderio di controllo e al fanatismo religioso, come un certo Darth Fener, rischiate la vita! XD

Altro mito da sfatare: l’introversione non è sinonimo di timidezza. Non tutti gli introversi sono timidi. La timidezza è semplice insicurezza unita a un pizzico di orgoglio, che non sono necessariamente difetti dei soli introversi.

In “Kuragehime – La Principessa delle Meduse” (manga/anime) la comitiva di ragazze otaku al centro della storia non riesce a reggere lo stress in presenza di estroversi e si pietrifica letteralmente per superare lo shock

L’introverso potrebbe avere un distacco e una “formalità” che all’inizio può trarci in inganno. All’esterno magari risulta essere freddo e distante quando invece dentro di lui stanno andando in scena melodrammi patetici o fusioni nucleari. Ma non preoccupatevi è normale. Nella sua mente accade quello che più a lui interessa e la sua unica difficoltà è che non sempre riesce a trasmetterlo agli altri.

Essendo quindi più riflessivo e avendo per indole meno certezze dell’estroverso, con la conseguenza di essere meno avverso al rischio, la sua natura riflessiva genera enormi film mentali su come fare o non fare una cosa, e sul fatto che se la cosa non dovesse andare a buon fine, la sua vita sarà irrimediabilmente finita e sarà tacciato in taluni casi di ignominia da personaggi creati ad arte dalla sua psiche. (Simpaticamente vero per i tipi più ansiosi, Sarah Andersen docet.)

Naturalmente anche in questo caso essere meno avversi al rischio non determina necessariamente delle scelte migliori o peggiori del fratello estroverso; in verità il tipo introverso funziona meglio o peggio in base alla sua forma mentis: una testa di… vabbè, avete capito, se sia introversa o estroversa è irrilevante, farà sempre la scelta sbagliata. Tuttavia, l’essere riflessivi aiuta indubbiamente nel discernimento se si è stati ben formati in tal senso.

L’introverso per la sua attitudine più introspettiva ricerca anche nelle relazioni argomenti più profondi rispetto al classico “gossip”. Nonostante la sua zona di comfort, in determinati gruppi e contesti è capace di trarre fuori anche argomenti esilaranti e/o demenziali. Normalmente l’introverso cerca di stabilire dei legami più forti mettendo a nudo ciò che davvero gli interessa della vita, ma questa sua mancanza di filtri non sempre lo aiuta a socializzare… dal punto di vista sentimentale, è dimostrato a livello statistico che non è affatto avvantaggiato! Anzi, molti cliché dei nerd-introversi sfigati sentimentalmente sono tristemente veri…

Infine, per quanto riguarda il periodo di “veglia” tra i due tipi, l’introverso è quello che necessità meno di sonno, è capace di rimanere concentrato più a lungo saltando pasti o tardando di molto la sua ritirata a letto, perché in qualche modo ha una dipendenza mentale che lo rende attivo più del dovuto verso i suoi interessi o ragionamenti. Questo suo ascimmiarsiOssessionarsi. sulle cose che gli piacciono è una delle ragioni per cui gran parte dei cosiddetti “nerd” risultano di tipo introverso.

Introversione ed Estroversione come “personalità”

Batman e il Joker sono due archetipi che rappresentano moltissime cose, sopratutto ragione contro follia, legge contro caos, fede contro nichilismo, ecc…, ecc… Ma semplificando di molto, sono sopratutto un introverso cupo e taciturno (Batman) contro un egocentrico ed esuberante estroverso (Joker)

Lo studio dei tratti della personalità ha una storia molto lunga e ha come precursore un certo Ippocrate che definì l’uomo in quattro differenti tipi: melanconico, collerico, sanguigno e flemmatico.

Nella storia più recente Karl Gustav Jung con il suo saggio i “Tipi psicologici” del 1920 renderà noti i termini: introverso ed estroverso.

Nella ricerca contemporanea attraverso gli studi longitudinali, studi che a differenza di quelli trasversali possono durare anche decenni e, attraverso le innovative tecniche di neuro-immagini, è stato possibile dedurre che la natura introversa o estroversa ha un carattere in primis biologico, genetico, la quale attraverso la propria esperienza e la propria formazione, unita alla cultura, predispongo l’individuo verso determinati atteggiamenti.

Insomma, perché sono fatto così?

L’amigdala è una parte del cervello che facente parte del sistema limbico, che riceve le informazioni dai sensi. Dunque elabora le emozioni ed attraverso la corteccia prefrontale esegue la scelta più “adatta”.

È oggetto di studi il come un soggetto “introverso” abbia un amigdala più sensibile, più reattiva, con le conseguenti implicazioni: un più alto battito cardiaco, una maggiore dilatazione delle pupille (vedere l’esilarante vignetta di Sarah Andersen), una maggiore concentrazione di cortisolo (ormone dello stress) nella saliva. L’introverso, quindi, ha bisogno di un ridotto volume di stimoli per poter funzionare al meglio, per poter essere a proprio agio.

L’estroverso di contro ha un amigdala meno reattiva, meno sensibile agli stimoli, e ha bisogno per potere funzionare al meglio di un più elevato volume di input, in caso di carenza di stimoli l’estroverso può cadere nella noia.
Quindi ora sapete il perché i vostri cari amici estroversi hanno bisogno di un costante “far rumore”, di esaltarsi per un non nulla, di musica a tutto volume, di uscire spesso o per usare una parola scientifica: far caciara. Premetto che ho amici estroversi e voglio loro bene, la mia vita sarebbe più noiosa se non ci fossero e senza le loro estemporanee esagerazioni.

Interessante notare che anche nel mondo animale questi due poli coesistano per il bene della specie. Si è visto che gli animali di tipo estroverso si riproducono di più, ma che nei momenti di crisi la loro controparte introversa sa affrontare meglio i problemi, in quanto più cautamente fronteggiano il pericolo. Entrambi, pertanto, contribuiscono al benessere della specie a cui appartengono.

Quindi quasi per la maggioranza dei casi è possibile dedurre il proprio temperamento introverso-estroverso in base alla propria cultura, se ci piacerà di più andare allo stadio, sentire musica heavy metal o prosciugare il boiler dell’acqua calda pensando a quale strategia adottare per uccidere il Behemoth in “Monster Hunter World” o perché alcune parti della “Summa Theologiae” proprio non ci hanno convinto del tutto.

Siamo determinati?

Oreki Houtarou fa di tutto per vivere a “risparmio energetico“, con meno interazioni possibili, ma l’attrazione per la bella estroversa Eru Chitanda lo portano laddove più non desidera… eh, cosa si fa per una donna! La legge della natura non perdona nemmeno gli introversi radicalmente convinti della loro filosofia di vita

Tutto questo ci pone una domanda:

Le nostre azioni sono già prestabilite oppure no?

Nel quasi 50% dei casi la natura introversa o estroversa si trasmette attraverso i geni, in statistica questo significa che la mia predisposizione ad essere introverso-estroverso può avere una % che può variare dallo 0% al 100%. E non bisogna mai dimenticare che in ogni caso la nostra predisposizione genetica è filtrata dalle nostre esperienze: la nostra educazione, la cultura, l’ambiente circostante, traumi, etc..

Una volta capito i concetti che si celano dietro una personalità verrebbe da dire che alcune persone per genetica e/o per le vicissitudini della propria vita siano in qualche modo “programmate” per comportarsi in un certo modo. Questo potrebbe mettere in dubbio il concetto di libero arbitrio ed il fatto che alcuni individui siano più predisposti di altri nel fare il male o il bene.

siamo in qualche modo obbligati a comportarci in un certo modo?

Rispondere a questa domanda non è proprio semplice, perché bisogna considerare tre fattori: il carattere genetico con la natura umana deviata a partire dal concepimento per colpa del peccato di AdamoIl CCC afferma: esso si trasmette ai
discendenti di Adamo con la natura umana, «non per imitazione, ma per propagazione». Ossia, Adamo ha trasmesso ai suoi figli una natura corrotta e noi la ereditiamo.
, dunque la concupiscenzaI limiti psicofisici ereditati dal peccato di Adamo che limitano la nostra consapevolezza., la natura plastica del cervello e la dimensione metafisicaLe cause prime della realtà e la realtà detta 'trascendente'.. (Eh, scusate se è poco!)

In breve prendendo in considerazione tutte e tre queste cose (ehi, senza la terza il determinismo è certo! Dunque non c’è libertà) abbiamo detto che ognuno di noi nasce con un pool genetico e un pool di esperienze che lo predispone in una gamma di comportamenti; da qui entra in gioco la natura plastica del cervello. Ovvero la sua capacità di creare e disattivare connessioni, le quali strutturano le nostre azioni attraverso schemi di comportamento derivati dalle vicissitudini della vita. Ergo, attraverso la natura adattabile del cervello è possibile cambiare e creare nuovi schemi di comportamento. Cioè, da un comportamento sbagliato posso “teoricamente” strutturare un nuovo comportamento, ribellandoci alle nostre inclinazioni sbagliate “predeterminate” da una natura imperfetta o deviata. Pertanto è possibile con la “GraziaL'aiuto di Dio.” cambiare. Da ciò si può tranquillamente enunciare:

Sì, abbiamo il libero arbitrio perché non siamo robot biologici, ma siamo predisposti anche a fare il male e a comportarci in modo determinato che ci piaccia o no. La fede in Gesù Cristo, insieme al potere dei Sacramenti, è l’unica via che ci orienta verso l’elezione a figli di Dio con la conseguente logica di predisporci al bene contro i voleri della carne (Gal 5, 17). La vera libertà è fare il bene, perché la Verità su noi stessi ci rende liberi (Gv 8, 32).

Un mondo… estroverso?!

Kimmy Schmidt, uno dei personaggi più estroversi delle serie tv. In questa scena importunava dei poveri nerd, che ne erano terrorizzati XD

Ora che abbiamo fatto giusto “qualche premessa”, abbiamo i mezzi per poter osservare meglio e comprendere i motivi per cui VOGLIAMO ESSERE ALTRO.

La società contemporanea – e parlo essenzialmente degli ultimi 50 anni – è profondamente estroversa, nel modo di educare, nel modo di lavorare e nel modo di intrattenersi.

Nell’educazione ad esempio vengono preferite lezioni, e mi riferisco ad ogni fascia di età, sia come laboratorio che come condivisione. Ciò non è che sia un male, ma in alcuni contesti è l’unica possibilità di scelta; alcune multinazionali si sono votate all’openspace al brainstorming, che fra l’altro recenti studi ne hanno dimostrato come il risultato delle stesse riunioni in termini non solo qualitativi ma propriamente economici non abbiamo portato chissà a quali risultati. Anzi, le maggiori scoperte è che nell’80% dei casi in cui una azienda ha successo è per merito del genio di una singola persona. Uno a caso: Steve Jobs.

Se ne deduce che in ambienti cosi predisposti, e non parlo solo dell’arredamento ma di un vero e proprio modello culturale, come si sentirà quel lavoratore o quel tipo di studente in rapporto all’ambiente e ai suoi colleghi o compagni di studi? Ovviamente, male! Tutt’al più farà finta di nulla. Ma la reale portata di questa iper-estroversione che, ripetiamo, comprende sia ambiente che cultura, è semplicemente devastante per ogni individuo che voglia essere realmente se stesso. Metteteci poi quella competitività tutta occidentale ed individualista di avere successo per non essere degli “sfigati” ed il gioco è fatto. Game over!

Conclusione: sii te stesso!

Sheldon Cooper: “[Rivolto a Amy] Non posso negare di provare qualcosa per te e non può essere spiegato altrimenti. Ho considerato l’eventualità di avere un parassita nel cervello, ma… ma sembrava persino più inverosimile. L’unica conclusione era l’amore.”

Sheldon e Penny si vogliono un gran bene nonostante la diversità!

Per alcuni nella vita reale questa battuta di Sheldon sarebbe “infelice” o una gaffe, ma in “The Big Bang Theory” risultò solo geniale! Vi è capitato delle volte di fare qualcosa e di avvertire un malessere, una sensazione di disagio? Magari quell’azione, quella risposta data, quel consenso che non era nulla di male, ma sapevi che in fondo c’era un’ipocrisia, un qualcosa che non corrispondeva o che non collideva con il tuo essere te stesso? Perché la maggior parte di noi ha adottato un modello di comportamento erroneo che non ci rispecchia davvero; l’ambiente che ci circonda non ci aiuta. Anzi, riflette delle volte valori e aspettative che, se pur oneste, vengono percorse contromano. Personaggi quasi autistici come Sheldon Cooper, per quanto possano sembrare “surrealiNella vita si possono incontrare persone anche più 'bizzarre' di Sheldon!“, in realtà per colpa di un loro “limiteLa sindrome di Asperger, grandi insicurezze, traumi che inducono a un desiderio inconscio di rivalsa, difetti caratteriali che inducono a non avere filtri, ecc...” non possono fare a meno di essere veramente se stessi e si prestano a sitcom esilaranti, perché nella realtà, dove tutti portano una maschera per salvare le apparenze, non sempre c’è di che ridere.

Questo voler avere l’approvazione dell’altro a priori è principalmente dettato da due forti idoli inconsci: il successo e il benessere. In questo mondo chi ha successo sta “bene”, non ha problemi, insomma è visto come un modello vincente; e chi è vincente è desiderabile, chi è desiderabile dovrebbe essere amato e compreso. Il mondo ripiega queste frustrazioni affettive sopratutto in questo Occidente iper-competitivo sull’io, facendoci diventare “altro”, cioè alieni a noi stessi (Lc 15, 17-18).

Quindi intraprendiamo percorsi (anche di fede), sfide, relazioni non in funzione del bene reale per noi, ma per quello che vorremmo possedere in modo idolatrico, in un vortice di ansia e stress senza fine.

Anche su Facebook e altri Social è pieno di questo delirio autoreferenziale, rivolto sia alla crescita personale che a quella spirituale. Ma prima di crescere devi amarti, prima di studiare, di lavorare, devi accettarti per quello che sei. Ripeto, non è un’esortazione a fregarsene, un trincerarsi dietro un “son fatto così”. No! È sapersi guardare dentro senza paura di non aderire ai modelli degli altri, siano essi introversi o estroversi. Non c’è una guerra in atto, perché al di là delle nostre profonde differenze ognuno è indispensabile in quella complementarietà che la Chiesa ha definito con un termine bellissimo: comunione dei santi. Cioè, non comunione dei crocerossini-perfettini o degli emulatori di Madre Teresa di Calcutta, ma di persone che sanno che Dio ci ha creati per stare insieme in una relazione che, se vissuta secondo il nostro vero essere (la nostra vocazione e il nostro vero io), ci renderà felici non un giorno, non un anno e non una vita, ma per sempre!

Ultima nota: l’articolo in questione si ispira al bellissimo libro di Susan CainQuiet: il potere degli introversi“, che affronta l’argomento in modo abbastanza esaustivo e che ha profondamente segnato la mia vita come cristiano.

Susan Cain: “Nel lungo periodo, però, essere onesti col proprio temperamento è la chiave per trovare un lavoro da amare e che abbia significato.”

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2 Commenti

  1. Articolo iniziato in maniera molto deludente con il riferimento ai “sostenitori del cattolicesimo post cv2”, che spero fosse soltanto per inquadrare la realtà della chiesa e delle sue proposte (sulla quale concordo pure, per quanto so che anche prima non è che la chiesa fosse troppo indirizzata a chi se ne stava chiuso in camera, basti pensare a tutte le attività come lo scoutismo che promuovevano lo stare insieme all’aperto, ma ci arrivo meglio dopo) e in tal caso mi scuso per aver pensato male, ma che si è reso poi molto interessante andando avanti.

    Io da sempre mi reputo un introverso, mi ritrovo in moltissime delle cose che hai detto a riguardo e condivido anche i disagi che hai detto di avere avuto tu, dall’essere “bullizzato” dalle vecchie sui pullman al trovarmi a parlare di discorsi più profondi/cose più personali con le persone avendo scarsi risultati, oltre al naturale disagio in situazioni come le feste, quelle vignette sono veramente realistiche. Tuttavia, la tua osservazione sul non “forzarsi ad essere estroversi” la trovo difficile da mettere in pratica, sia a livello utilitaristico che Cristiano.

    Noi introversi rischiamo, essendo “noi stessi”, di finire veramente troppo isolati, conoscendo poche persone e ponendoci male anche con quelle poche che conosciamo. Ok, uno non deve snaturare i suoi valori per piacere all’altro, ma se per “essere noi stessi” ci chiudiamo al rapporto con l’altro, non rischiamo di mettere il nostro egoismo di fronte alla richiesta fattaci da Gesù di essere la sua Chiesa, una comunità di persone che si alimenta di carità e relazioni sincere? Se tutti noi introversi ma brave persone stiamo rintanati davanti al PC, o nei pub di periferia con i soliti 2-3 amici maschi con cui giochiamo a D&D, ci credo che poi “gli estroversi si riproducono di più”! (per usare i tuoi termini “biologici”) Ed è anche colpa nostra che non ci facciamo conoscere dalle persone e lasciamo campo libero a gente più brava a vendersi… poi non ci si lamentasse che le ragazze preferiscono i cattivi ragazzi, se noi bravi ragazzi nemmeno ci parliamo. E noi stessi, rimanendo chiusi nelle nostre cose, finiamo per diventare superbi e distaccati, quindi facciamo un danno a doppio senso.

    Senza dubbio anche l’estroverso può peccare in ciò, intessendo tante relazioni ma senza mai mettere amore fraterno in nessuna, ma ciò che sto dicendo è che Dio non ci ha fatti per essere da soli a giocare a WoW in cameretta, o ad evitare i contatti sociali: ci ha fatti per amarci gli uni gli altri, e per mettere in pratica questo sono abbastanza convinto che l’introverso debba fare un necessario sforzo di “uscire da se stesso” e immedesimarsi nell’altro.

    Alla luce di ciò, ti lascio con una domanda: se sei d’accordo con quanto ho detto, almeno a livello generale, come pensi che un cattolico introverso possa aprirsi all’altro senza snaturare ciò che è?

    P.S. Ad aumentare il gradimento alla fine hanno contribuito le citazioni a Hyouka che preferisco di gran lunga a Naruto o Big Bang Theory (serie che di “nerd” ha ben poco)

    P.P.S. E già che parlavate di social, volevo chiederti: perché non aprite una pagina Instagram di cattonerd? Se il vostro scopo è diffondervi tra i giovani, ora come ora Facebook è decisamente in disuso paragonato all’altro bambino di Zuckerberg, e la quantità industriale di meme che realizzate è forse persino più adatta ad Instagram che a Facebook. secondo me aiuterebbe un sacco a diffondervi ed è in linea con la vostra missione.

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    • Francesco Caboni

      Ciao, naturalmente era per come dici tu, inquadrare alcune realtà con lo scopo di alleggerire il testo con qualche battuta, ma non sempre ci si riesce; d’altronde nello scrivere non sempre passa il “giusto” pensiero, ma ben venga anche questo, perché come in questo caso da la possibilità di aggiungere qualcosa in più e di arricchire il contenuto.

      La Chiesa nella sua contemporaneità sta attraversando un problema secolare. Ovvero, quello di conciliare il progresso con la tradizione, al tal proposito già nel 1870 il papato era conscio di aver perso ogni potere temporale e doveva fare delle scelte che maturarono solo nel secolo successivo con il Concilio Vaticano II.

      Nella mia personale opinione che non rispecchia necessariamente quella della redazione, dati alla mano, questa “modernizzazione” ha fallito, basti pensare che solo il 10% dei cattolici risulta essere praticante ed è in costante aumento la percentuale dei sacerdoti che abbandona l’abito.

      In ogni caso ben vengano i missionari, chi fa apostolato, scout, sono tutte cose che non sono semplicemente utili ma necessarie, ma ritengo altrettanto necessario un ritorno alla sacralità del rito, in alcune chiese ad esempio e parlo di esperienza personale non ci si può inginocchiare, in quanto non in linea con l’assemblea, la centralità di questo tipo di apostolato in particolare è evidentemente l’uomo e non Dio e da lì deriva la progressiva perdita della fede, ma passiamo avanti.

      Ritornando quindi al tema principale, l’introversione non è qualcosa che ci riveste al 100% non esistono persone a meno di autismi severi che abbiamo questo tipo di temperamento, ne estroversi che lo siano al 100%.

      Inoltre le abilità da noi possedute non sono prerogativa di nessun temperamento, cambia solamente la frequenza e la qualità delle stesse.

      La qualità dipende dal contesto in cui si esercita la stessa e dall’intenzione, se l’intenzione è “solamente” mostrarsi non è un male se ad esempio si vuol corteggiare, contesto e testo sono indissolubilmente collegati.

      Essere se stessi non significa isolarsi, o sforzarsi, non è un bene né l’uno né l’altro. Essere se stessi significa – per evidente natura dell’uomo – relazionarsi. La relazione è il punto cardine della vita spirituale, tant’è che il solo segno della croce ci ricorda questo, vi è una famiglia, una relazione, +Padre, Figlio e Spirito Santo, quasi a volerci ricordare che il Somme Bene è essenzialmente relazione. Quindi sono assolutamente d’accordo con te, l’introverso non deve chiudersi ma posso documentare che ho alcuni amici estroversi che in fatto di auto esclusione dalla società in momenti di gaming estremo non sono secondi a nessuno!

      Aprirsi all’altro quindi è un operazione che è contro intuitiva nel senso che non inizia dal conoscere le persone ma nel conoscere se stessi, nel nosce te ipsum.

      La realtà è che vi è una lotta interiore, nella quale la “prima relazione” sta per l’appunto nella dualità fra noi e Dio, la quale di riflesso di estende al mondo esteriore la quale efficacia appunto dipende dalla nostra relazione con il Padre, l’armonia e la carità e quindi la qualità delle nostre relazioni dipende da questo rapporto.

      Infine per quanto ti ringrazio sia per le critiche che per i complimenti anche se le citazione ad onor del vero sono merito dell’impaginatore nonchè amico Alex Pac-Man; per Istagram mi sembra una buona idea, ma, ahimè, non ho potere decisionale…

      Buona giornata

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Francesco Caboni

Author: Francesco Caboni

Cultura cattolica: Rispondere alla domanda sulla mia formazione cattolica potrebbe significare per chi legge un attentato alla sua pazienza, questo lo dico perché tendo leggermente verso gli "spiegoni" e che quindi, per non farvi fare la fine di Eutico in atti 20, 7-12 mi limiterò a dire che non ho una cultura cattolica ma che ho sempre ricercato la verità, di capire il perché delle cose, di trovare il nesso logico a questa esistenza che sembrava una gigantesca sit com, fatta di paradossi, situazioni stucchevoli e personaggi irreali, insomma per capirci un po', come uno dei migliori film dei fratelli Coen. Alla fine ora che ho quella cosa che potrei definire "fede" sono sicuro che tutta quell'ansia di "sapere" non era altro che la paura di perdere qualcosa di bello, la paura che il mondo mi tenesse segreto qualcosa che non conoscevo, ed era Dio. Cultura nerd: Non mi piacciono le etichette però devo ammettere che sono un nerd certificato fin dal 1981, quando all'epoca essere un nerd era pericoloso e significava soltanto essere degli sfigati. Cresciuto grazie ad una sana educazione fatta di commodore 64, nintendo 8 bit e fumetti della marvel, per poi proseguire nell'adolescenza con una massiccia dose di manga, anime e giochi di ruolo, tra cui l'indimenticabile prima edizione di D&d. Alla fine voglio concludere dicendovi qualcosa in più su di me: mi chiamo francesco, adoro i non sense, i pub non troppo rumorosi e che ho due gatti, uno arancione che si chiama naruto e un altro nero di nome sasuke. A presto.

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