Esiste un posto chiamato “paradiso” dove le opere buone iniziate qui possono venire portate a termine; e dove le storie non scritte e le speranze incompiute possono trovare un seguito.

— John Ronald Reuel Tolkien

Daredevil 3: Dio sotto accusa

Un diavolo nei panni di Giobbe

Daredevil… in croce?!

A 30 anni cambiano molte cose. Una di queste è la gestione del tuo tempo. Ti mancano gli anni in cui potevi trascurare lo studio per chiuderti a giocare a “Pokémon” col Gameboy o a spendere reni in fumetti che leggevi dalla mattina alla sera. Era bello andare a scuola senza sapere una ceppa di latino, ma conoscendo i risultati dello Shohoku al campionato nazionale. O senza capire nulla di greco, ma conoscere la geografia di CefiroIl mondo fantasy di 'Magic Knight Rayearth'.. In qualche modo avevi il tempo per le chiuse. Ecco, io ormai non riesco più a farne. Ma c’è stata un’eccezione tra le varie serie tv: “Daredevil“. La prima stagione me la sparai in due giorni, anzi due notti. E lo stesso è avvenuto con la terza stagione, vista in realtà in tre notti, ma c’è da dire che una serata è stata dedicata a recuperare metà stagione dei “Difensori“, quindi sono comunque fiera di me (anche se non dovrei visto che ho fatto le 5:00 del mattino, ma vabbè). Ma andiamo al punto. Questa stagione è stata decantata praticamente da tutti quelli che conosco. Come mai è così figa?

Attenzione, spoiler alert!

La terza stagione

Il diavolo di Hell’s Kitchen torna ad essere solo Matt Murdock…

Ovviamente per parlarne dovrò dare per scontato che voi abbiate visto i “Difensori” e tutta la terza serie fino alla fine (se non l’avete vista non fa niente INVECECHEPERDETETEMPOAFAREMUOVETEVI!!!).

È una stagione molto diversa dalle altre. Troviamo un Matt Murdock accudito da Padre Lantom e sr. Maggie, completamente distrutto dalla perdita di Elektra, senza udito da un’orecchio (dunque, momentaneamente senza le sue abilità!) e salvo per miracolo dopo il crollo del palazzo (vedete ultima puntata dei “Difensori”). Ha perso il senso della sua vita, è solo colmo di rabbia per quello che è successo, cadendo in una sorta di depressione aggressiva. Inutile dire che la sua fede va in pezzi, cosa che chiaramente gli autori vogliono evidenziare quando Matt, parlando con sr. Maggie si paragona a Giobbe. In ogni puntata emergerà sempre di più questo suo malessere, accresciuto dalle mosse di un Fisk che, manipolando l’FBI ed avendo ancora al suo seguito molti infiltrati in ogni ambiente, riuscirà piano piano a tornare in libertà.
Inutile dire che i punti di riflessioni sarebbero davvero tantissimi, considerando anche i nuovi personaggi come Pointdexer e l’agente Nadeem. Quello su cui ho scelto di soffermarmi però è ciò che ritengo sia il vero filo conduttore del personaggio di Matthew durante tutta la stagione: il maledire la propria storia.

Come Giobbe

“Giobbe” dell’artista Leon Bonnat

Il libro di Giobbe è quello che tutti pensano di conoscereUn testo su cui ancora oggi valgono molte interpretazioni e di cui si discute ancora la valenza storica e/o allegorica., ma che nessuno in realtà capisce fino in fondo. E come si potrebbe capire visto che uno degli insegnamenti principali è proprio che l’uomo non può trovare risposte esaustive? E cosa succede alla persona quando non trova una risposta o dei colpevoli? Succede che il colpevole non può che essere Dio. La cosa più bella di questo libro è che Giobbe pare avere ragione. Lui non incolpa direttamente Dio, ma giunge alla conclusione che, sapendo di essere innocente, Dio non possa non entrarci qualcosa con tutto quello che gli è successo. Ed è interessante perché effettivamente all’inizio della storia, Dio accetta una “scommessa” col diavolo. Ovvero provare il cuore di Giobbe, uomo giusto e benedetto da Dio stesso, per vedere se veramente esso è fedele al Signore o se si tratta solo di una fedeltà opportunista legata alla sua condizione benestante. Come dice Dostoevskij ne “I fratelli Karamazov“, il campo di battaglia è il cuore dell’uomo. Ditemi se questa cosa non vi fa svalvolare. Eh, a me ha sempre fatto inca**are di brutto ed obiettivamente come fai non parteggiare per la rabbia di Matt? Soprattutto visto che non farà altro che prendersi schiaffi su schiaffi. Questo espediente narrativo del libro di Giobbe non può essere letto se non in relaziona al finale della storia.

Vedere

Matt, dopo i “Difensori”, si risveglia nella chiesa dove era stato accaduto come orfano, solamente cieco e senza più alcun potere per colpa della sordità ad un orecchio

Curioso è che Matt Murdock è cieco. La serie si giocherà proprio sul senso della “vista”, in questo caso non fisico ma spirituale. Giobbe ha lo stesso problema. Vive una disgrazia dopo l’altra, e vede – giustamente! – solo il vuoto intorno a sé, e non comprende quale errore o colpa abbia fatto per meritarsi questo. Uno dei punti che scardina la storia di Giobbe è la legge del taglione. Nella mentalità dell’Antico Testamento, una disgrazia veniva vista come conseguenza di una colpa. Se le cose ti andavano male, e Dio è giusto, sei tu che dovevi aver fatto qualcosa di sbagliato. Qui tutto sembra senza senso: Giobbe è il giusto, viene ribadito più volte. Anzi, proprio perché giusto gli stanno succedendo queste cose. Ma perché questo capriccio del diavolo viene accontentato da Dio? È dunque davvero un sadico? Matt dirà in un dialogo con Sr. Maggie, dirà una frase importante su Dio:

Matt Murdock: “Non lo odio, ho solo visto il suo vero volto.

Chi è Dio? Curioso il fatto che nel dire che qualcuno “gioca a fare Dio”, non non si intenda mai qualcosa di buono. Fisk è uno che gioca a fare Dio. Vuole essere onnipotente, poter ottenere tutto ciò che desidera dall’essere il sovrano di New York alla sicurezza che la sua amata sia protetta. Pensa di poter usare le persone a suo piacimento e sacrificarle per un “bene superiore”: il suo. Che differenza c’è tra un Fisk e Dio? Probabilmente che Dio ha la pretesa di essere buono. Ma invece non fa nulla per impedire il male. Matt in fondo cerca di sostituire Dio, agendo dove sembra non faccia nulla. Per questo quando una donna, che ha salvato insieme al padre, dirà “Grazie a Dio che esisti!”, lui risponderà:

Matt Murdock: “Non è stato lui ad aiutarti. Sono stato io.”

C’è tutto il mistero del silenzio di Dio, lo stesso che sente Giobbe e che lo porta poi a gridare forte.

Ascoltare

Un’alta frase bella presente nella serie è quella di un giovane padre Lantom ad un piccolo ed arrabbiato Matt Murdock in orfanotrofio, che mette in discussione già da allora il fatto che Dio risponda alle preghiere dei suoi figli:

Padre Lantom: “Se vuoi sentire la voce di Dio, devi ascoltare attentamente. Perché Dio bisbiglia.”

Ed ecco che il Signore passò… Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto. ~ 1Re 19,11-13

Daredevil da bambino con padre Lantom

Il male si fa strada con violenza, anche quando seduce sottilmente, il bene invece ha sempre una forza umile, leggera, che si fa sentire ma non si impone. Anche nel discernimento degli spiriti, una delle caratteristiche che S. Ignazio di Loyola scopre per distinguere un pensiero che viene dallo Spirito Santo da uno che viene dal maligno, è l’irrequietezza che il pensiero porta con sé: quando Ignazio si stava convertendo aveva due desideri contrapposti. Le gesta dei cavalieri lo avevano sempre affascinato, aveva sempre aspirato all’amor cortese, il prestigio, il corteggiare, e di fatti pensava sempre ad una dama su cui aveva posato gli occhi. Questi pensieri lo appagavano ma erano turbolenti, passionali, lo eccitavano ma lasciandolo poi agitato interiormente. Leggendo le vite dei santi sentì invece, come S. Francesco d’Assisi ,il desiderio di spendersi come avevano fatto loro, seguire i loro esempi virtuosi. Ma questo tipo di pensiero in lui era sereno, calmo, pacifico e non per questo meno forte. La violenza, non solo quella fisica ma anche intellettiva, è sempre opera dei pensieri di tipo malvagio.
Questo vuol dire che Matthew e tutti i Giobbe del mondo, che subiscono male innocente, ingiustizie, dolori su dolori, non abbiano diritto ad arrabbiarsi? Sì, ce l’hanno. Hanno il diritto ad arrabbiarsi, a crollare, a mettere tutto in discussione. Le crisi sono il momento migliore per fare verità. E Dio questo lo sa bene. Come diceva Lewis:

Lewis: “Le prove non sono esperimenti che Dio fa sulla mia fede o sul mio amore per saggiarne la qualità. Lui, questa, già la conosceva. Ero io che non la conoscevo. È piuttosto una chiamata in giudizio, dove Dio fa di noi gli imputati e al tempo stesso i testimoni e i giudici. Lui l’ha sempre saputo che il mio tempio è un castello di carte. L’unico modo per far sì che lo capissi anch’io era di buttarlo giù.

Tant’è che Matt dovrà andare molto più a fondo per trovare un senso alla sua vita.

Benedire o maledire?

Matt rinuncia alla croce… peccato sia impossibile perseguire il bene senza portare la propria croce: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.» (Lc 9, 23)

Dio è un mistero che si rende conoscibile, ma non imprigionabile in concetti o schemi umani. Il mistero non è qualcosa di inaccessibile, al contrario: è ciò che sperimenti senza esaurirne mai la conoscenza. Il libro di Giobbe non è solo un libro sul mistero del male, ma sul mistero di Dio stesso. Il finale sembra parecchio assurdo. Giobbe invoca Dio con una formula che in ebraico rappresenta la chiamata in giudizio, come in tribunale. E Dio, per assurdo, risponde a questa accusa! Ma quindi Dio è colpevole? O è Giobbe ad aver fatto qualcosa? Non vi è una risposta ai mali di Giobbe alla fine di tutto. E infatti tutto il libro non serve a dare una rispostina al problema del male. Dio farà molto di più, un’anticipazione di quello che sarà il Suo sacrificio sulla croce: colma la sofferenza con la sua presenza (per citare Claudel). Dio si mostrerà come Giobbe non l’aveva mai visto: il Re della creazione e della storia. Non spiega nulla a Giobbe. Anzi, con tono sprezzante, chiede a Giobbe di spiegargli ogni cosa dal momento che lo ritiene fallace, mettendosi così implicitamente al suo posto. Dio parla faccia a faccia a Giobbe, anche con una certa ironia, in modo diretto come mai aveva fatto prima e forse proprio perché Giobbe stesso mai era stato così diretto con Lui. E Giobbe capirà una cosa fondamentale:

Chi è colui che, da ignorante, può oscurare il tuo piano? Davvero ho esposto cose che non capisco, cose troppo meravigliose per me, che non comprendo. Ascoltami e io parlerò, io t’interrogherò e tu mi istruirai! Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto. Perciò mi ricredo e mi pento sopra polvere e cenere. ~ Giobbe 42, 3-6

Devil è cieco, nel fumetto Marvel questo sta a simboleggiare che i diavoli sono tali perché non possono più vedere la Luce, anche se la percepiscono… un po’ come il nostro Matt!

Io ti conoscevo solo per sentito direè la frasi chiave di tutto il libro. Cosa comprende infine Giobbe? Il perché ha sofferto? Se  se lo meritava davvero? Che Dio gioca con noi? No, ha scoperto, e stavolta non per sua saggezza intellettiva ma perché lo ha vissuto, che Dio è più grande di qualsiasi cosa accada, che Dio è presente in qualsiasi cosa gli sia accaduta e che il senso delle cose è riposto in Colui che le ha messe in essere, e a noi non è detto sia dato di comprendere tutto in questa vita terrena (anzi, sicuramente è così). Ma il Signore è Lui, Lui è quello grande, che sa quello che fa, e noi nella nostra piccolezza e fragilità dobbiamo fidarci, proprio perché tutto è nelle sue mani. Ora Giobbe conosce Dio, sa che ogni cosa dolorosa che ha vissuto e che vivrà ha un senso, anche se lui non potrà capirlo. Giobbe ora può essere benedetto e benedire. E di fatti la conclusione del libro dice:

Il Signore ristabilì la sorte di Giobbe, dopo che egli ebbe pregato per i suoi amici. Infatti il Signore raddoppiò quanto Giobbe aveva posseduto. Tutti i suoi fratelli, le sue sorelle e i suoi conoscenti di prima vennero a trovarlo; banchettarono con lui in casa sua, condivisero il suo dolore e lo consolarono di tutto il male che il Signore aveva mandato su di lui, e ognuno gli regalò una somma di denaro e un anello d’oro. Il Signore benedisse il futuro di Giobbe più del suo passato. ~ Giobbe 42, 10-12

Giobbe non guarda più alla sua storia tramite i suoi occhi, ma guarda tramite gli occhi di Dio. È quello che succede a Matt nell’ultimo episodio. Ricordando Padre Lantom in un dialogo con la madre, Sr. Maggie, racconta un aneddoto tra lui ed il sacerdote:

Matt Murdock: “Anni fa dopo l’incidente mi disse una cosa che non scorderò mai. Ero piuttosto arrabbiato con Dio e amareggiato dal suo mondo. Come poteva un Dio amorevole rendermi cieco? Perché? Comunque, mi disse che il disegno di Dio è come un bellissimo arazzo. La tragedia dell’uomo è poterlo vedere solo da dietro, con tutti i fili annodati e i colori opachi. E possiamo solo intuire la vera bellezza che ci sarebbe chiara se solo potessimo vederlo dall’altro lato…come fa Dio. Ci ho pensato molto recentemente perché ho capito di aver fatto alcune scelte sbagliate e di aver ferito coloro che amavo senza volerlo”

Sr. Maggie: “Non sempre capiamo quando imbocchiamo la via sbagliata”

Un altro dilemma, che non vi spoilero, è il rapporto tra sr. Maggie e Matt, che può essere visto da due punti di vista differenti, di cui quello positivo sarà solo utilizzato alla fine

Matt Murdock: “No è vero, ed è questo che intendo dire. Ho capito che se la mia vita fosse andata diversamente, non sarei mai diventato Daredevil. Non ho saputo impedire la morte di persone che non la meritavano, ma molte altre sono vive grazie a me. Perciò, forse fa tutto parte del piano di Dio. Forse la mia vita è andata esattamente come doveva andare

Questo lo ritroviamo in uno dei comandamenti: il terzo. Non è semplicemente il comandamento del “oggi sbragate che pure Dio si è riposato, però oh, a messa ce devi annà, eh?”. Cosa ci dice realmente il comandamento? Che vuol dire che Dio si riposa, che si può stancare? Ci sta evidentemente (direi XD) dicendo un’altra cosa. Dio in quel giorno guarda a quello che ha creato, le sue opere, ai giorni passati e li benedice:

Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando. ~ Genesi 2, 3

Non è solo un giorno benedetto a buffo, è “Il giorno” che racchiude il bene di tutti gli altri giorni. È il giorno in cui non “puoi”, ma “devi” riposare dagli affanni, ricordare il bene per gioire della tua vita:

Che cos’è dunque il riposo secondo questo comandamento? È il momento della contemplazione, è il momento della lode, non dell’evasione. È il tempo per guardare la realtà e dire: com’è bella la vita! Al riposo come fuga dalla realtà, il Decalogo oppone il riposo come benedizione della realtà. Per noi cristiani, il centro del giorno del Signore, la domenica, è l’Eucaristia, che significa “rendimento di grazie”. È il giorno per dire a Dio: grazie Signore della vita, della tua Misericordia, di tutti i tuoi doni. La domenica non è il giorno per cancellare gli altri giorni, ma per ricordarli, benedirli e fare pace con la vita. Quanta gente che ha tanta possibilità di divertirsi, e non vive in pace con la vita! La domenica è la giornata per fare pace con la vita, dicendo: la vita è preziosa; non è facile, a volte è dolorosa, ma è preziosa. (Udienza generale, 5 settembre 2018)

Matt durante tutta la serie combatte con Dio sul no-sense della sua storia, la maledice e si maledice, credendo che il volto di Dio sia quello di uno che rimane indifferente di fronte alla sofferenze degli uomini. Ma alla fine di questo suo combattimento, sì concede la possibilità di guardare alla sua storia con occhi diversi: inizia a cogliere i tasselli, anche se forse non tutti, fino ad arrivare a dove si trova. E guardandola nel complesso, non solo inizia ad accettarla, ma addirittura a benedirla in tutto quello che è stata. Matthew, che ha iniziato maledicendo tutto ciò che ha fatto e lo riguarda, ora finalmente, dopo aver sofferto, riesce a benedire ogni cosa che gli è successa, intravedendoci un senso più grande di lui.

Conclusione

Matt torna ad essere se stesso, dunque anche cattolico, ma questa volta la sua fede non è più come prima, non si basa più sulle sicurezze, ma sulla consapevolezza che tutto è per un fine più grande che Dio alle fine ti mostra solo nel momento più opportuno

Non c’è soluzione al dolore. Questo ci insegna la terza serie di “Daredevil” terza stagione. Quando ti attanaglia e quando vedi solo il fallimento della tua vita, non puoi scappare. Infatti il dolore va attraversato in tutta la sua violenza. Però puoi scegliere due vie di fronte ad esso: rimanere nella rivendicazioni delle tue ragioni, nella rabbia (che è sacrosanta è sarebbe inumano se non ci fosse in assoluto!), consumarti nella disperazione di una realtà che ti schiaccia. Puoi rimanere incastrato in questa cosa. Oppure puoi fare una scelta diversa: e se non avessi risposta a quello che mi succede, perché è più grande di me e non perché non abbia senso? C’è un santo beneficio del dubbio, che soprattutto per chi ha incontrato una certa Persona è fondamentale nella propria vita di tutti i giorni, senza andare nelle cose più gravi. E se io fossi solo un Giobbe e Dio fosse più grande di me e di questo che mi sta succedendo, seppur terrificante? Non è un pensiero magico che cambia di punto in bianco tutto, ma è più una lucetta che inizia ad illuminare i tuoi passi. Ci vuole la grazia per poter vedere la propria storia con gli occhi di Dio. Ma, per concludere con una bella citazione che Padre Lantom fa di John Lennon:

John Lennon: “andrà tutto bene alla fine e se non andasse tutto bene vuol dire che non è ancora la fine.”

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1 Commento

  1. Alex Pac-Man

    Oltre il discorso su Giobbe, che secondo me è davvero ben riuscito in questa terza stagione, perché “Daredevil” è così figo nell’essere cattolico? Perché è un cattolicesimo gotico, tradizionalista nel senso positivo del termine, dove si respira in ogni angolo e in ogni frase il senso del sacro e del mistero. Un cattolicesimo che è rimasto lì, come un baluardo che non è crollato rispetto al mondo corrotto e secolarizzato di New York. Se la chiesa di padre Lantom e sr. Maggie fosse un edificio moderno, pieno di papaboys che strimpellano chitarre e fanno discorsi smielati, con “Viva Gesù”, la cattolicità di Matt lo renderebbe ridicolo più che figo. Dunque, perché nei fumetti americani (DC e Marvel) si fa sempre finta che non sia avvenuto nessun CVII? La risposta è ovvia, ma è meglio se ve la date da soli!

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Tsukimi Robin

Author: Tsukimi Robin

Cultura cattolica: Ho sempre creduto in una realtà trascendente, ma il salto l'ho fatto quando a 16anni mi sono convertita realmente. Da un credere che era solo nel sovrannaturale, mi ritrovai a riconoscere Qualcuno che mi amava infinitamente, passai così dall'intuizione che c'era qualcosa oltre l'orizzonte materiale, ad Incontrare, a fare esperienza di questo Dio che non è una nozione, ma una Persona che ama, ed è Amore. Amo profondamene C.S.Lewis ♥ (seppur fosse anglicano)  Cultura nerd: Probabilmente fui prima nerd che cattolica! L'incontro con la nerdosità avvenne ad 8anni, quando mi comprai il primo fumetto di Sailor Moon (ma già adoravo Indiana Jones e Guerre Stellari). Da lì nacque il mio amore per i manga ed il Giappone, per i cosplay, e per i vestitini fashion delle giapponesi (ok questo è più da squinzia che da nerd XD). I miei fumetti preferiti sono -non in ordine- : Ayashi no Ceres, Slam Dunk, Neon Genesis Evangelion, Dragon Ball, Death Note, Marmalade Boy, Sailor Moon, Ray Earth, Card Captor Sakura, Mademoiselle Anne, Ransie la strega...ok forse di preferiti ce ne sono troppi..coff coff XD Un'ultima cosa: I ♥ ♥ the Doctor *__*

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