Mentre tu hai una cosa, questa può esserti tolta.
Ma quando tu la dai, ecco, l’hai data.
Nessun ladro te la può rubare. E allora è tua per sempre.

— James Joyce

Un Natale da marmotta… o da figli di Dio?

Il segreto per uscire dal loop del Natale fatto di convezioni

L’antefatto che ha fatto nascere questo articolo è il seguente: sabato sera… mi è arrivata la “chiamata” sul cell., prendo il giubbotto, chiavi, portafoglio ed esco di casa. Arriva il Dandi, in macchina c’è anche Alex Pac (mica pensavate ce fosse er freddo!? XD)… tutto come al solito. Entro per sentire le solite battutacce, risate e poi via verso la solita osteria-pizzeria. Entriamo, il locale è ben riscaldato… d’altronde ha anche due bei grossi forni a legna. No, questa non è una recensione su trip advisor, tranquilli. Come sempre, parlo con il proprietario:

Francesco: “Prenotato a nome di ‘Francesco.”

Accompagnati come al solito dalla bella cameriera, ci sediamo al tavolo, mi giro e leggo la maiolica fissa nel muro al mio lato del tavolo “313”. Ordiniamo e tutto si ripete come sempre: Alex ordina la solita pizza alla diavola, si vanta di qualcosa, io annuisco perché sennò mi arriva lo “spiegone” e il Dandy che fa finta de senticce quando, invece, con lo sguardo sta perso ancora a guardà la bella cameriera. Poi, ad un tratto, mi guarda e mi fa:

Dandi: “Ma Francè, sempre allo stesso tavolo capitiamo?”

Francesco: “Conosci il film ‘Il giorno della marmotta?’”
Dandi: “No!”
Alex Pac: “Ah, “Ricomincio da capo“? Un capolavoro!”

La marmotta super sayan non ha nulla a che fare con questo discorso, ma è bella a vedersi

Da vero nerdone e cinofilo, Alex mi guarda contento (con in mente già il tema dell’opera). Ovviamente, non poteva sbagliare… e uno dei sui film preferiti! Eh si, è “Ricomincio da capo”, ossia “Groundhog Day! Questo è il titolo originale che Alex precisa in modo pignolo/ossessivo compulsivo… come al solito! In questo periodo di avvento, fatto di convenzioni che ogni anno, come sempre, si ripetono e ci dobbiamo subire come in un loop temporale, è bello ricordare questo film di Danny Rubin, il quale ci riporta al punto, a quello che è veramente necessario alla nostra vita: le relazioni. Le relazioni intese come espressione di una vita autentica sia in noi stessi che nel rapporto con gli altri. Quindi a breve sarò (vi avverto!) un po’ polemico con questa nostra società, ci gusteremo la parabola di Phil, il protagonista de “Il giorno della marmotta” e vedremo insieme a lui che sì, è possibile un altro modo di vedere e pensare la vita, uscendo dai loop inutili di chi vive con superficialità anche se crede esattamente il contrario.

La trama

Phil ogni anno è costretto a umiliarsi con una festa di cui non solo non capisce il senso, ma che trova pressoché umiliante, in una sperduta cittadina d’America. Un po’ come il Natale per molte persone oggigiorno

“Ricomincio da capo” o “Il giorno della marmotta” è una commedia geniale prodotta dalla Columbia Pictures nel lontano 1993 ed interpretata dal grande Bill Murray con Andie McDowell.

Il protagonista è Phil Connors: un disincantato e beffardo meteorologo che come ogni anno deve recarsi a Punxsutawney, cittadina della Pennsylvania, per fare un reportage sul “giorno della marmottaBizzarra festa locale dedicata a questo buffo roditore.“, festa realmente esistente, e con l’obiettivo personale di andarsene il prima possibile… Ma Phil, contro le sue stesse previsioni (ricordiamo è un meteorologo! XD), dovrà rimanere un giorno in più perché una tremenda bufera di neve – non prevista! – ne impedisce il ritorno a lui e alla sua equipe. Qui inizia la storia, Phil rimarrà incastrato in un misterioso loop temporale nel quale sarà costretto a rivivere di continuo lo stesso giorno del reportage. Ovvero il 2 febbraio… svegliandosi sempre alle 6:00 in punto!

Ogni giorno Phil si sveglia e rivive le stesse situazioni, gli stessi incontri, in una monotonia senza fine tanto che, dopo aver provato per l’ennesima volta a sedurre senza successo la bella Rita, cercherà di uccidersi per cercare di sfuggire al consueto e monotono vivere. Ma, incredibilmente ed inevitabilmente, si risveglierà lo stesso giorno e alla stessa ora. La svolta avviene quando, confidandosi con Rita riguardo la sua assurda situazione, apprende dalla bella donna che si può cambiare prospettiva e quindi anche il modo di agire. Phil riuscirà finalmente ad uscire dal loop, ma come? Ovviamente niente spoiler, non vi resta che vederlo!

Il film è ormai un cult, e dal 2006 stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. ~ Wikipedia

Un po’ come Phil… o forse no?

Bloccati in un loop temporale… non fu tanto l’idea in sé a rendere il film geniale, ma come fu sviluppata la storia, tra quell’ironia assurda che solo Bill Murray è capace di creare, unita a un finale tutt’altro che scontato… e inaspettatamente profondo!

Chi è Phil? Phil siamo noi, o meglio lo sono tutti quelli che in qualche modo sono disincantati, annoiati, quelli che in un certo senso credono di aver già visto tutto e sanno o credono di sapere tutto come Phil appunto. Quelli che in qualche modo, senza finire dentro un loop temporale, già vivono, loro malgrado, sempre le stesse giornate, uguali, come automi e che di conseguenza rispondo alle situazioni in modo standard quasi di riflesso. Quelli per cui le relazioni esistono solo per un puro calcolo, per prendere senza mai ringraziare o dare davvero qualcosa in cambio. Gente sommersa da documenti, bollette, impegni… incastrata in schemi mentali dove ogni evento, come ad esempio il Natale, diventa un andare dal punto “a” al punto “b” senza soluzione di ritorno, a prescindere che siano cristiani o no. Ma perché questo automatismo nella vita?

Dove nasce questo modo di vivere che erroneamente spesso nemmeno ci attribuiamo come Phil all’inizio del film? Oltre una natura umana già in parte feritaIl peccato originale., l’Occidente con l’avvento della modernità credeva di aver liberato l’uomo dalla condizione di minoritaria che si era auto-imposto, in un rischiararsi della ragione… o almeno così diceva un certo Kant. L’Illuminismo insieme alla rivoluzione francese, alla rivoluzione scientifica e alla rivoluzione industriale darà forma alla nostra società e al nostro “sistema valorialeSempre se così lo si possa chiamare, in quanto il valore delle cose autentiche è venuto meno da un bel po'!“.

La società veicola, che lo vogliate o no, un sistema di valori a quale inconsciamente aderiamo. La base ideologica di questi valori è l’individualismo.

Ora se la base è l’individuo il quale ha i suoi gusti personali ne consegue che ha valori soggettivi che possono essere diversi da un’altra persona che ha gusti diametralmente opposti. È logica. Il risultato che il valore come concetto diventa debole, diventa inconsistente, con l’effetto più allarmante di non sapere più distinguere tra ciò che è bene o male… se ci pensate è ovvio che sia così, se la società non ha dei punti fermi, dove tutto è in funzione all’imperativo dell’io, ogni realtà di bene o male diventa relativa come i gusti. “So gusti”, se dice a Roma. XD O, in latino, de gustibus. Infatti Phil incarna l’uomo individualista e narcisista. Pertanto il suo atteggiamento verso Rita è semplicemente strumentale più che amoroso. Non ama la bella Rita, vuole solo conquistarla per sé e non per altro.

Rita: “[…] cerco di coccolarti.”
Phil: “Facendo anche esercizio pelvico?.”
Rita: “Entro certi limiti…”

La ricerca della felicità è un TV 4K… o anche no?

Una ricerca che nella metafora di Phil dura chissà quanto tempo… forse ben più di una vita intera!

L’individualismo non avendo punti fermi, come appunto la nostra società postmoderna non avendo una bussola per orientarsi, prende come nord della propria esistenza, attenzione, rullo di tamburi: l’utile = il mio vantaggio personale. Tant’è che Phil va subito al sodo: « facciamo esercizio pelvico? » L’utile, in soldoni, coincide con il benessere: se allora sono felice allora questo coincide con il mio bene. Ossia, il mio benessere, ovviamente, ragion per cui una TV 4K dovrebbe soddisfare tanto il mio “io” ma non quanto una macchina sportiva da 100k che sicuramente solletica giusto un po’ il mio lato narcisista.

Da qui nasce il disincanto per che tutto viene risolto in uno schema che si ripete all’infinito, in un loop, perché ormai lo avrete capito non c’è differenza, tutto è un dare e un avere in funzione di uno scopo.

Non ci sono mode, conformismo o anticonformismo… è tutto chiuso in una scatola dove tuttalpiù cambi marca di scarpe o partito, perché i quali evidentemente non rispecchiano il tuo “essere”, al brand quindi deleghiamo la nostra consapevolezza del sé. Io ho la nausea… non so voi.

La svolta di Phil

Antoine de Saint-Exupéry: “L’essenziale è invisibile agli occhi.”

Phil diciamolo è cascato dentro una sorta purgatorio, dal quale non potrà uscire finché non avrà sistemato tutte le sue relazioni. La gabbia in cui è rimasto intrappolato lo mette davanti alla verità. Ovvero che non ha mai vissuto veramente. Tutto aveva uno scopo, ma non riguardava né se stesso né gli altri. Era semplicemente dentro uno schema, era alieno alla sua stessa vita. Phil, rivivendo quel loop temporale, diviene in un lunghissimo processo consapevole che non ha mai amato veramente. Rita, da cui è attratto, non lo apprezza e non può apprezzarlo, gli altri sono comparse fugaci e lui è dentro una trappola e sente finalmente che qualcosa non funziona, vi è il vuoto di una vita senza senso. Phil capisce che quel vuoto era già presente da molto prima del loop in quale per Provvidenza (ancora non lo sa) vi è capitato. Ma ora è sveglio. Adesso cerca l’amore, quello genuino senza calcolo, senza programmi e senza strategie di sorta. Phil inizia così, con questa presa di coscienza e poi inizia a dare meno importanza al proprio io e cerca una trasformazione, cerca il senso della sua vita negli altri. La vita non ha senso senza relazioni, non la si può comprendere se il solo punto di riferimento siamo noi. Phil incomincia finalmente a fare quello che gli piace, si diverte e si dispiace, scopre la differenza che c’è tra persone e persone, trova, avendo come bussola l’amore, il proprio posto nel mondo, oggettivando finalmente la realtà, sa chi ama, sa cosa è giusto o sbagliato, sta finalmente usando il cuore e la ragione unite insieme. Anzi, sa che esiste un valore universale che da gusto alla vita. E quel valore è l’amore. Tuttavia, c’è ancora qualcosa di più… qualcosa di ancora più importante e ne discorriamo nella conclusione.

La donna di cui Phil si innamorerà follemente! E che lo costringerà ad accettare la sua povertà interiore…

Conclusione

Senza nemmeno spiegarlo, se mai dovessimo dare un voto a “Il giorno della marmotta” sarebbe il massimo (★★★★★), in quanto questo è un articolo esegetico su di un film cult, non a caso, spesso riproposto nel periodo natalizio. Tuttavia, anche i cristiani meno scafati questo film lo avranno già visto con le medesime chiavi di lettura chissà quante volte, e noteranno magari una cosa: per quanto ogni Santo Natale siamo letteralmente invasi da film carichi di messaggi positivi, belli o “natalizi”, buoni propositi e da omelie che sembrano perle di saggezza o avvilenti sermoni “preconfezionati”, la verità è che sono passati più di duemila anni dalla nascita di Gesù è il Cristianesimo è ancora in quel loop temporale in cui si attende un cambiamento epocale, un’umanità nuova che accetti finalmente l’amore piuttosto che il nonsenso che porta a tutti quei mali che da sempre, come in un ciclo senza fine, si ripetano con le medesime modalità insite nell’uomo. Dunque non basta capire una delle ragioni per cui siamo bloccati in questo tempo decaduto, cioè l’assenza d’amore, altrimenti basterebbe la conoscenzaLa gnosi. per salvarci tutti. Non basta nemmeno fare esperienza dell’amore, perché come Phil anche noi facciamo resistenza su quello che di bello sperimentiamo nel quotidiano per colpa dei nostri limiti. Nemmeno l’incontro di una persona speciale ci salva del tutto. Phil incontra Dio, a suo modo, in Rita, ma anche se lei gli offre le giuste coordinate da seguire, lui resta ancora bloccato lì, in quel maledetto giorno della marmotta!

La natività, tratta da una delle opere conservate nel Museo della chiesa dei gesuiti milanesi

Cosa cambia davvero Phil e tutti noi? A Phil viene data un’opportunità sovrumana: sfruttare gli effetti di quell’assurdo loop temporale per trasformare tutta la sua persona in altro… Gesù fa lo stesso con noi: nasce tra i figli degli uomini in una mangiatoia proprio per darci quest’opportunità: Lui è quel cibo che può dare una vita straordinaria, perché trasforma chi nutre. Dunque Dio, che noi identifichiamo in quel bambino nato in un mangiatoia, cioè dove mangiano gli animali, ci offre in modo esplicito l’opportunità di andare al di là della nostra limitata natura “animale”. Non più figli degli uomini, ma figli di Dio! Ora… come avviene tutto questo? Mille sermoni non basteranno nemmeno per altri duemila anni. Ciò che serve all’umanità è una Resurrezione della carne vera e completa, possibile solo per mezzo dei Sacramenti. E non c’è altro, fateci i conti. Se del Natale non capite il senso più profondo, cioè l’Eucaristia già presente nell’immagine del presepe, siete pressoché ancora bloccati l’ennesimo loop che magari vi farà progredire ancora un po’, ma non vi farà uscire da questa realtà orizzontale che sarà annullata solo con cieli nuovi e terra nuova (Ap 21, 1).

Quindi come tutti gli anni: Buon Natale a tutti!

Autori x2

Sopratutto nella parte finale, quest’articolo è stato scritto a quattro mani da me e il mio vecchio amico Alex.

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Francesco Caboni

Author: Francesco Caboni

Cultura cattolica: Rispondere alla domanda sulla mia formazione cattolica potrebbe significare per chi legge un attentato alla sua pazienza, questo lo dico perché tendo leggermente verso gli "spiegoni" e che quindi, per non farvi fare la fine di Eutico in atti 20, 7-12 mi limiterò a dire che non ho una cultura cattolica ma che ho sempre ricercato la verità, di capire il perché delle cose, di trovare il nesso logico a questa esistenza che sembrava una gigantesca sit com, fatta di paradossi, situazioni stucchevoli e personaggi irreali, insomma per capirci un po', come uno dei migliori film dei fratelli Coen. Alla fine ora che ho quella cosa che potrei definire "fede" sono sicuro che tutta quell'ansia di "sapere" non era altro che la paura di perdere qualcosa di bello, la paura che il mondo mi tenesse segreto qualcosa che non conoscevo, ed era Dio. Cultura nerd: Non mi piacciono le etichette però devo ammettere che sono un nerd certificato fin dal 1981, quando all'epoca essere un nerd era pericoloso e significava soltanto essere degli sfigati. Cresciuto grazie ad una sana educazione fatta di commodore 64, nintendo 8 bit e fumetti della marvel, per poi proseguire nell'adolescenza con una massiccia dose di manga, anime e giochi di ruolo, tra cui l'indimenticabile prima edizione di D&d. Alla fine voglio concludere dicendovi qualcosa in più su di me: mi chiamo francesco, adoro i non sense, i pub non troppo rumorosi e che ho due gatti, uno arancione che si chiama naruto e un altro nero di nome sasuke. A presto.

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