Esiste un altro mondo che al di là delle nuvole? Un mondo migliore? E’ li che attendiamo coloro che amiamo, per sempre.

— David Mitchell

L’amore per le dipendenze ludiche: da non leggere! By Game disorder

Il mio amore per “Hearthstone”, la fede e le dipendenze

Era un po’ che non scrivevo per Cattonerd, ma ieri mentre giocavo la mia ennesima partita ad “Hearthstone” (gioco di carte online), e con gli occhi bruciati dal monitor dalle svariate ore di gioco, ho realizzato una cosa… Mi direte voi:

Ma che hai la ludopatia?

Più o meno… Anzi, ancora meglio. Ma facciamo un passo indietro, così a poco a poco vi spiegherò che cos’è “Heartstone” e che caspita c’entra con la fede e il mio insanabile (esagero) rapporto sbagliato con tutte le cose che mi piacciono.

Tutto quello ci piace o fa male o non risponde al telefono. ~ Citazione dal web

In questo articolo leggeremo anche la mia fantastica recensione di “Hearthstone” – con ben cinque anni di ritardo! – e la dipendenza da gaming disorder (e come continuare ad averla) e perché come al solito la fede, la retta ragione e il buon senso possono aiutarci a viverla meglio.

Insomma sia che siate dei appassionati di “Hearthstone” come me, sia che siate dei ludopatici come me, sia che siate dei catto-videogamer come me o pii cattolici che vedono il demonio in ogni santa ludopatia come me, ve lo scrivo, questo articolo è per voi.

Nota dell'autore

L’articolo in questione non promuove le dipendenze di nessun tipo, ma cercherà di vedere il lato sano dei nostri hobby e nel contempo di guardare un po’ più in là tra i problemi di una vita sregolata e la fede in Dio. I contenuti dell’articolo non hanno un carattere “terapeutico”, perché non sono un medico (scoppio ancora la bustina delle merendine per intenderci) e pertanto se si ha o si pensa di avere una dipendenza non bisogna far altro che rivolgersi ad un psicologo e confidare, questo sì, sempre in Dio.

“Hearthstone”, il CCG definitivo!

La copertina di “Hearthstone” per 100 milioni di giocatori. Il gioco è ambientato in una taverna di Azeroth, dove persone di ogni razza (Umani, Elfi, Orchi, Gnomi e Goblin) si sfidano a carte tra una birra e l’altra

“Hearthstone” è un Collectible Card Game (CCG)Gioco di carte da collezionare, in questo caso online., prodotto dalla Blizzard Entertainment le cui carte sono ispirate a un mondo fantasy medievale ed è stato distribuito ufficialmente dal 1 gennaio del 2014.

Blizzard vince la scommessa di “Hearthstone” con un CCG intuitivo, appassionante e completamente gratis ~ Multiplayer.it

“Heartstone” ad oggi conta più di 70 milioni di giocatori ed è l’Esport più seguito al mondo, con tanto di Championship Tour’s e prize pool da 250.000 $. ~ Dati ufficiali sul gioco

La struttura del game in pillole… pardon, in mana!

Pur non avendoci speso un euro per principio, con il suo mazzo Alex Pac ha compiuto un record pazzesco: 5120 danni!!! (Ehi, ne bastano 30 per vincere la partita!)

In “Hearthstone” il giocatore dovrà come in tutti i classici CCG azzerare i punti vita dell’eroe avversario per vincere la partita. Ogni giocatore nei fatti potrà scegliere tra nove differenti eroi (o classi) da anteporre a quello avversario. Ecco quelli attualmente disponibili da subito: Jaina Marefiero (maga), Rexxar (cacciatore), Uther l’araldo di luce (paladino), Garrosh Malogrido (guerriero), Malfurion Grantempesta (druido), Gul’dan (stregone), Thrall (sciamano), Anduin Wrynn ( sacerdote), Valeera Sanguinar (assassina).

Ognuno degli eroi dispone, ovviamente, di un set di carte con le sue abilità peculiari, i suoi servitori da scagliare contro l’avversario e le proprie magie. Pertanto ogni giocatore dovrà comporre un “deck” (mazzo) di trenta carte con le quali dar battaglia.
Ogni carta ha un livello di potere differente, tale livello è espresso in “cristalli di mana”. Più la carta avrà un valore alto in termini di mana e più sarà potente nei suoi effetti in gioco.

Il cuore strategico di “Hearthstone” è qui, nei cristalli disponibili durante la partita. Vi spiego meglio, al primo turno di gioco ogni giocatore disporrà di un solo cristallo di mana, conseguenzialmente potrà giocare carte con un solo cristallo, ma non disperate ad ogni turno il livello di massimo di mana sale di 1, quindi al primo turno avremo un cristallo di mana, al secondo due e così via.

L’abilità, quindi, sta proprio nel bilanciare un mazzo non solo di carte potentissime per livello di mana, sapendo poi che quest’ultime le potremo giocare solo nella fase finale di una partita. Dovremo realizzare un mazzo in modo tale da poter avere un equilibro tra carte deboli e forti. Ad esempio se mettessimo solo carte da 9 cristalli di mana non giocheremmo nessuna carta prima del nono turno e questo porterà inevitabilmente alla nostra disfatta!

Le combinazioni disponibili sono moltissime come anche le diverse linee strategiche, alcuni giocatori ad esempio giocheranno in difesa aspettando di calare sul board le carte più potenti, altri invece cercheranno di concludere il prima possibile, altri aspetteranno la combinazione giusta per magari sferrare un solo colpo micidiale e porre fine alla partita.

WarCraft III“, insieme a “StarCraft“, fu per anni tra i videogiochi strategici più giocati di sempre!

Lo stile grafico, come già anticipato, riprende il tema di “World of Warcraft“: il Gioco di Ruolo online basato sull’ambientazione dello storico videogioco strategico “Warcraft“, con il suo stile morbido e gradevole, le musichette azzeccate e sempre piacevoli, così una partita ne “tira” letteralmente un’altra. Se ha un difetto “Hearthstone” è quello di tutti i CCG a partire dallo storico “Magic: The Gathering” (gioco di carte che prosciugò per anni il portafogli di Alex Pac-Man!). In parole povere la bravura del giocatore è anche nel dover rimpiazzare le carte a fronte della nuova collezione, la quale inevitabilmente detterà delle nuove linee strategiche. Questo ovviamente avviene per un fatto puramente di business (la Blizzard ricordiamo non è un onlus!), la nuova collezione avrà in potenza la capacità di infrangere le vecchie linee strategiche con la speranza di invogliare il giocatore a mettere mani sul portafogli (motivo per cui Alex Pac-Man ha smesso di giocare a questo genere di giochi tantooo tempo fa!); da considerare che le carte possono essere acquistate anche gratis, anche se come ben saprà chi gioca questo genere che il tempo per rendere competitivo il nuovo deck sarà decisamente più lungo rispetto a chi invece preferirà acquistarle il prima possibile. In pratica, detto in tutta onestà, salire la classifica dei giocatori più bravi è quasi impossibile se si gioca gratis.

Volendo dare un voto a “Hearthstone”, è ★★★★★ se si accettano le dinamiche di un gioco eccelso che è gratis nei fatti, ma non se lo si vuole giocare seriamente. Se invece si considera tale meccanismo, cioè quello del dover sempre “aggiornare” il proprio mazzo come un difetto, il voto è ★★★★ o anche meno.

Quello che ci piace…

L’uomo, come abbiamo detto cento volte su Cattonerd, per colpa del peccato originale ha una propensione a non “regolarsi” o nel “esagerare”, ma “giusto un pochino”. XD Si inizia con una manciata di patatine e si finisce la busta di 300gr (sì, ho un disturbo affettivo-relazionale che compenso con le patatine), solo un altra partita a “Monster Hunter: World” e poi fai la fine degli hikikomoriTipi senza vita sociale, rinchiusa in casa, che solitamente fanno parte della fauna del Giappone. Detti anche 'neet'., inizi a guardare solo una puntata su Netflix e poi sei già alla quarta stagione. Il giorno dopo vai a lavoro o all’università in stile “The Walking Dead“. True story…

È tutto così per tutto, siamo affamatiOvviamente, non alludiamo la trashissimo film francese con il medesimo nome: “Gli affamati”., abbiamo sete di vedere, sentire e di toccare, di continuare a parlare, di scrivere, di ascoltare quella canzone mille e altre mille volte, ci piace, siamo fatti per evidente volontà di Dio di sensi e ragione, il bisogno e il desiderio si fondono in una girandola di esperienze che non bastano mai, letteralmente.

Tutto questo ovviamente non è un male a patto che ci ricordiamo che come dice la Sacra Scrittura che c’è il tempo per ogni cosa (Qoèlet 3, 1), cioè c’è un tempo per ogni cosa, uno per dormire e uno per essere svegli, uno per giocare ai videogame e uno per studiare, uno per leggere i fumetti e uno per lavorare, c’è, ahimè, un tempo anche per la friendzone e un tempo per un’altra friendzone, ç’est la vie!

Dipendenza da gaming… possibile?

Come riporta questo articolo, “Dipendenza da videogiochi: da oggi è ufficialmente una malattia“, anche i videogiochi possono creare dipendenza. Ma del resto ciò vale per tutto: dal cibo al sesso!

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito nell’ICD-1111a revisione della Classificazione internazionale delle malattie. il game disorder tra le patologie mentali. Il game disorder è un disturbo che inficia sulla capacità del giocatore di controllare il proprio comportamento in relazione alla propria gestione dell’intrattenimento non solo durante l’attività ludica, ma anche nei contesti di extra-game. Ossia nella vita reale. Compromettendo quindi la serenità e la qualità della vita familiare, sociale e lavorativa.

Vi sono purtroppo fatti di cronaca, basti pensare che il 5% delle cause di divorzio in Uk deriva – almeno secondi i dati ufficiali – propria dal game disorder e, in particolare, sembrerebbe a causa di “Fortnite“! Oppure basti pensare al quel giocatore che interrotto da sua moglie durante una diretta di Twich la picchiò in diretta, provocando la reazione dei follower, o anche il caso Dembélé giocatore della Liga che secondo un quotidiano sportivo tra le cause della sua vita sregolata ci sia appunto la dipendenza da videogames.

Secondo l’Oms, si ha una dipendenza nel momento in cui il sopracitato comportamento perdura da almeno 12 mesi. Eccovi ora alcune sintomatologie riguardo al fenomeno della dipendenza da game disorder come altre dipendenze vi è un aumento della richiesta in termini di piacere, nel senso che il quantitativo usuale di dopamina (o di altri agenti) non è più idoneo per procurare del piacere, di conseguenza vi è un condizionamento (il più delle volte inconsapevole) che spinge il giocatore a giocare di più. Vi sono poi alcuni giochi che nel proprio gameplay hanno intrinsecamente questa modalità di ricompensa del piacere tramite: missioni, premi, notifiche, passaggi di livello o di status, tornei, ecc…

In casi di astinenza ci si sente irrequieti, stanchi, si hanno sia disturbi del sonno che disturbi dell’umore, come aggredire come abbiamo visto il proprio coniuge in diretta live. In pratica, gli stessi sintomi di una persona in astinenza da droga!

Le conseguenze particolari riferite al contesto del gaming è quella di trascurasi, come ad esempio quello di fagocitare pasti spazzatura durante la sessione di gioco o semplicemente porre la propria igiene personale come trascurabile. Inoltre può avere delle conseguenze ancora più gravi nel momento in cui si trascurano le persone intorno a noi. In realtà il problema, come sempre, è molto più sfumato: la maggior parte dei videogiocatori più accaniti semplicemente gioca moltissimo non tanto per amor della storia presente in un gioco o per le suggestioni in esso presenti, ma perché non crede che la realtà possa essere altrettanto bella. È il discorso affrontato spesso su Cattonerd, in particolare nel recente articolo dedicato al film di animazione “Voglio mangiare il tuo pancreas“.

Il bello dei videogiochi: il far finta e lo sberleffo

In “Blackout” il PvP è davvero agguerrito… ma poterlo giocare anche con altri tre amici rende l’esperienza di gioco cooperativa e piena di occasioni per ridere sia delle proprie vittorie che sconfitte. Poi non c’è, davvero, il tempo necessario per sbeffeggiare nessuno! XD Al massimo sono i compagni di squadra a ridere di come sei stato eliminato dagli altri giocatori

I giochi, come tutte le altre forme di evasione, fin da sempre sono il modo in cui ci rapportiamo con quello che non conosciamo, con il mistero, con un mondo che in potenza non possiamo controllare e fin da piccoli è così, si gioca a far “finta”. Cioè, vi è una naturale predisposizione a creare delle fazioni tra i buoni e i cattivi. I cattivi rappresentano tutto quello che nella realtà non possiamo controllare, con il gioco siamo noi che dettiamo le regole (almeno in apparenza), e abbiamo la possibilità attraverso il divertimento sia di imparare ad esorcizzare le paure e sia di sperimentare quello che siamo e possiamo fare in quel processo che è la scoperta di noi stessi.

Anche da grandi è così, sussiste la necessità di giocare o di mettere in mostra la propria abilità, cioè di mettere in gioco se stessi, una sorta di allenamento o rito propiziatorio che prepara alla vita di tutti i giorni. Il tutto poi va mescolato purtroppo con i valori di una società iper-competitiva tant’è che alcuni non giocano delle semplici partite a calcetto, ma direttamente la World Cup!
Ma nel momento in cui si vince, ed è particolarmente vero sopratutto nelle partite in PvP o GcGGiocatore contro giocatore., lo sberleffo è un classico. Il giocatore considera il momento della vittoria come un momento epico ed esilarante al tempo stesso, vi sono giuramenti di vendetta, “te la farò pagare”, o pavaneggiamenti su-non-sai-quanto-so-forte e anche la enumerazione di tutti gli oggetti super rari trovati a notte inoltrata, ma il bello arriva quando vi è la vittoria e dall’alto della gloria dove l’alloro poggia gentilmente sul capo del vincitore il quale volge lo sguardo fiero e compassionevole verso i suoi sconfitti amici e glielo dice anzi glielo deve dire, fa parte del gioco:

Pippacce!!!! Noob!!!!!!! ~ Un giocatore vittorioso… oppure arrabbiato con i compagni squadra che lo hanno fatto perdere!

Poi, come sappiamo, vi saranno gli amici che faranno la cronistoria di tutte le loro vittorie e che il fatto che hanno perso è semplicemente un evento contingente e non prevedibile, è colpa della connessione, del joypad, della sfiga, ecc… E magari era la centesima volta che perdeva, ma si sa l’ego del player è smisurato. XD

Esistono anche giochi come “BlackoutUna versione assai migliorata di “Fortnite”.“, una delle tre modalità del nuovo “Call of Duty: Black Ops 4“, dove non hai letteralmente il tempo necessario per usare i “gesti del personaggio” per sbeffeggiare il giocatore sconfitto, perché nello stesso istante in cui ci proverai qualche altro giocatore ti eliminerà con la medesima velocità. XD E il livello (di bravura?) del giocatore resta visibile solo al medesimo, finalizzato più a ricevere ricompense esteticheSkin e personaggi nuovi con cui giocare. che alla competizione vera e propria tra giocatori.

Videogiochi tra vita social e scienza

Al di là di tutto, i videogiochi richiedono la capacità di saper ogni volta apprendere nuovi sistemi di giochi e di calarsi in diverse realtà o storie sempre diverse. Pertanto che le nuove generazioni siano più “elastiche mentalmente” tramite i videogiochi è pressoché ovvio! Ma attenzione, se fatto come un automatismo si rischia di diventare invece degli zombie apparentemente più “svegli”, cioè solo capaci di gestire più input

I videogiochi oltre ad essere ora come ora un forte aggregante sociale, visto che danno la possibilità se pur limitata dal virtuale di incontrarsi online, di comunicare via chat, di condividere i propri successi e di incontrare persone che a causa della lontananza non avresti mai incontrato nel reale, posso addirittura nascere amori o addirittura discussioni interessanti durante una sessione di “Monster Hunter” o “Dark Soul“, magari relativa all’unione ipostatica o perché esiste il male. XD O chissà cos’altro! (Tanto poi ste robe c’è il rischio che finiscano su Cattonerd!)

I videogiochi per anni demonizzati, relegati al mito del nerd introverso secchione e bullizzato, sono diventati un fenomeno di massa il quale ha imposto studi di settore e ha trovato terreno fertile anche in ambienti per cosi dire extra-videoludici, come ad esempio la ricerca e l’innovazione scientifica. Un esempio su tutti? Beh, conoscete Robinson Sterling?
E la creatrice di EyeWire, un videogames che da la possibilità ai videogiocatori di collaborare e nel far progredire la comprensione umana (generale, non la vostra!) del proprio sistema visivo. Nel gioco si dovranno colorare i neuroni presenti nella macula la quale è posta nella parte centrale della retina con lo scopo in futuro di mappare un giorno tutti i neuroni del cervello umano.

Inoltre, una ricerca di Oxford ha rilevato come i videogiochi possano favorire lo sviluppo cognitivo dei bambini come la memoria, il ragionamento, la capacità spaziali e come un ora al giorno possa aumentare anche la percezione positiva del proprio sé. Lo studio per onor di cronaca ha rilevato che i suddetti benefici calano fino a scomparire con l’aumento delle ore di gioco, anzi è stato diagnosticato in altre ricerche che vi è un relazione tra l’uso eccessivo dei videogiochi e il Disturbo da Deficit di Attenzione.

Concludiamo con gli exergames, ovvero tutti quei videogiochi che sfruttano la coordinazione visuo-motoria come ad esempio il Microsoft Kinect o il WiiMote o Wii Remote i quali non solo hanno proposto un’alternativa ludica più salutare (ci si muove!), ma avviato anche in ricerche per la riabilitazione o la formazione motoria.

Sulla scorta dei risultati positivi ottenuti, la ricerca ha esplorato altri campi, mostrando come l’attività videoludica basata sull’intero corpo possa portare benefici sul piano cognitivo nell’autismo o potenziare l’attività cerebrale nell’età avanzata. ~ Estratto: European Journal of Sustainable Development (2012), 1, 2, 221-228 ISSN: 2239-5938 | 1 University of Salerno, Italy EXERGAMES E DIDATTICA DELLE ATTIVITÀ MOTORIE E SPORTIVE Di Tore A.1 , Raiola G.1

Conclusione

Gesù is a gamer

Gesù giocherebbe ai videogiochi? La risposta è, forse, un secco « No! » per il 95% dei cattolici. Noi di Cattonerd siamo il restante 5%… eh, ottimisticamente parlando!

Va bene, non è semplice e non è facile scrivere una conclusione senza fare ancora qualche premessa, ed è per questo che ho scritto questo articolo. Purtroppo vi è nel mondo cattolico, ma anche da altre latitudini, l’inclinazione a vedere nella religione cristiana come qualcosa di rigido e noioso, un rapportarsi con la fede e con Dio come una frustrazione inconciliabile con la gioia e il divertimento, il quale da opposte visioni il divertimento è solo un liberarsi dalle inibizioni, ma non è così.

La fede non è un riprodurre un rito e una morale stereotipata, del non fare, del non guardare, dell’astenersi, del “non”, nè d’altro canto un esagerare nel “Dio mi ama così” relativizzando e interpretando ad personam l’amore di Dio, da un lato quindi i professionisti del merito/del meritarsi l’amore di Dio (e magari la considerazione della comunità, del padre, del parroco e degli amici immaginari) e d’altro lato quelli che, come se dice a Roma, se la cantano e se la suonano (Lc 7, 31-35).

Il divertimento o il gioco, come già detto, è per evidente volontà di Dio una possibilità che ci dona volentieri. Il nostro corpo, la nostra mente e il nostro spirito è ricettivo a tutto quello che indirettamente o direttamente è frutto della grazie e della benevolenza di Dio, come il piacere che deriva dalle nostre attività.

Nella nostra società il divertimento diviene radicale, estremo, eretico portato agli estremi opposti come la dissipazione della grazia attraverso dei piaceri sregolati o come la negazione degli stessi, verrebbe da dire che nel mezzo vi è la soluzione, l’equilibrio sarebbe la risposta, ma non la risposta del tutto corretta. Andrebbe bene in un mondo esclusivamente immanenteTerreno ed effimero..

Sant’Agostino: “Ama e fai ciò che vuoi.”

In verità la risposta su come vivere l’evasione sta nel piacere a Dio come Lui ci vede sapendo che vi è il gusto nel fare qualcosa che è in relazione con Dio stesso, un mezzo per arrivare a Dio. No, non mi sono bevuto il cervello. Esatto! Quello che facciamo, anche giocare ad un videogioco o leggere un fumetto, può essere un mezzo per altro. Se le cose le facciamo con Dio e parlo di qualsiasi cosa, tutto andrà secondo un suo tempo e fine, non avremo bisogno né di negarci qualcosa perché vi è della carità nel “divertirsi”, nel non prendersi troppo sul serio, quella carità che è amarsi. E amarsi è come un filo del telefono dove dall’altra parte c’è Dio! Non scherzo, c’è gente che leggendo un fumetto o vedendo/vivendo una storia di un videogioco si commuove e non sa per quale motivo… è stata scritta anche per noi (Rm 8, 28), una sorta di mistica dell’entertainment. Da questo punto di vista, il videogioco è sano e giusto se: 1) Ci porta a stare in relazione con gli altri e con l’Altro; 2) O se ci fa entrare in una storia dove possiamo stare in relazione con il suo autore, come per qualsiasi buona narrazione. E dato che, come diceva J.R.R. Tolkien, alcune storie possono essere forme di evasione per ritornare nella realtà con le giuste coordinate, cioè quella di vivere per un fine più alto e nobile, anche un buon videogioco può aiutarci in tal senso (ovviamente, con le giuste chiavi di lettura!).

E voi che ne pensate?

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Francesco Caboni

Author: Francesco Caboni

Cultura cattolica: Rispondere alla domanda sulla mia formazione cattolica potrebbe significare per chi legge un attentato alla sua pazienza, questo lo dico perché tendo leggermente verso gli "spiegoni" e che quindi, per non farvi fare la fine di Eutico in atti 20, 7-12 mi limiterò a dire che non ho una cultura cattolica ma che ho sempre ricercato la verità, di capire il perché delle cose, di trovare il nesso logico a questa esistenza che sembrava una gigantesca sit com, fatta di paradossi, situazioni stucchevoli e personaggi irreali, insomma per capirci un po', come uno dei migliori film dei fratelli Coen. Alla fine ora che ho quella cosa che potrei definire "fede" sono sicuro che tutta quell'ansia di "sapere" non era altro che la paura di perdere qualcosa di bello, la paura che il mondo mi tenesse segreto qualcosa che non conoscevo, ed era Dio. Cultura nerd: Non mi piacciono le etichette però devo ammettere che sono un nerd certificato fin dal 1981, quando all'epoca essere un nerd era pericoloso e significava soltanto essere degli sfigati. Cresciuto grazie ad una sana educazione fatta di commodore 64, nintendo 8 bit e fumetti della marvel, per poi proseguire nell'adolescenza con una massiccia dose di manga, anime e giochi di ruolo, tra cui l'indimenticabile prima edizione di D&d. Alla fine voglio concludere dicendovi qualcosa in più su di me: mi chiamo francesco, adoro i non sense, i pub non troppo rumorosi e che ho due gatti, uno arancione che si chiama naruto e un altro nero di nome sasuke. A presto.

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