Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, una parola abusata e distorta, fino a significare il contrario…

— Papa Benedetto XVI

Goblin Slayer: il libero arbitrio nel genere fantasy

Bene e male stereotipati nel genere fantasy?

Affrontiamo un dilemma questa volta un po’ “morale” e “filosofico” ma legato al genere fantasy, tramite un’opera davvero ostica e apparentemente “indecente”. Sì, vi sareste pure visti o letti “Il Trono di Spade”, ma qui andiamo su qualcosa di altrettanto forte… cioè VM18Vietato ai minori di 18 anni., e non gratuitamente! O almeno non sempre. La premessa è la seguente: la scabrosità all’interno di una narrazione è giustificata solo se ha l’intento di aiutare a capire il tema dell’opera, e qui secondo me ci siamo. Il manga e l’anime di “Goblin Slayer“, per quanto sgravati per le scene violente e gli argomenti troppo adulti, ci pongono subito un interrogativo interessante ma non facile: nell’allegoria del fantasy il libero arbitrio è negato dal dualismo del bene e del male? Oppure è l’esatto contrario?

La paura per il genere fantasy

Nelle opere di J.R.R. Tolkien gli Elfi erano i primi Figli di Ilúvatar, una razza antica, perfetta, bellissima e priva della concupiscenza (cioè, non aveva contratto il “peccato originale“), oltre a essere immortale e profondamente legata alla natura, mentre gli Orchi erano creature orrende nate in tempi remoti, quando Melkor fece rapire degli Elfi per seviziarli, torturarli e infine corromperli. Gli Orchi, nonostante lontanamente legati agli Elfi almeno nelle loro origini biologiche, erano prevaricatori crudeli, deformi e attratti dal male, tanto da trasformare ogni luogo dove vivevano in una landa desolata e senza vita.

Oggi siamo abituati a considerare “Il Signore degli Anelli” e tutte le opere di J.R.R. Tolkien come “profondamente cattoliche”, ma in realtà fino ai tempi dei film di Peter Jackson non era affatto un’ovvietà. Sopratutto per la maggior parte dei cattolici che non ama il genere letterario pseudo-storico e/o fantastico. Fermo restando che tali pregiudizi sono in parte legati ai giochi di ruolo, argomento da noi sempre trattato a partire da “giochi di ruolo pericolosi per l’umanità”, la principale paura dei cattolici nei confronti de “Il Signore degli Anelli” era pressoché la seguente: Elfi e Orchi sono creature assolutamente buone o malvagie, dunque c’è di base un manicheismoLa realtà è duale: dagli dei fino ai mortali, tutti sono buoni o cattivi senza possibilità di redenzione. Nell'accezione occidentale, tale termine indica un mondo dove non c'è un vero libero arbitrio! che pervade l’intera opera. Si tratta di un’accusa ridicola, sopratutto se si entra nel dettaglio della storia, dove abbiamo Smeagol-Gollum che regge la sua doppiezza proprio sulla possibilità che in lui possa attuarsi una redenzione malgrado l’Anello lo abbia reso simile a un orco e addirittura Saruman, che per chi non lo sapesse è il capo degli Istari – Angeli incarnati e giunti dalle terre immortali dell’Ovest –, un rappresentate del bene che si è lasciato corrompere dal Nemico. Nemmeno gli Orchi, derivati dagli Elfi, sono necessariamente malvagi, ma è solo il potere di Melkor, che li ha plasmati e ghermiti, a impedire loro di desiderare il bene.

Questi pregiudizi, vabbè, sono in gran parte morti grazie a un vasto lavoro di saggistica dedicato alle opere di Tolkien che, ormai, ha reso i significati cristiani delle storie ambientate nella Terra di Mezzo scontatissimi per la maggior parte dei tolkienianiPersone che venerano Tolkien, come il sottoscritto! e non. Ma è così per il resto del genere fantasy? E perché persistono tali paure?

Arriva… Goblin Slayer!

Sacerdotessa: “L’avventuriero di cui parliamo era un normale giovane. Un ragazzo come tanti altri, come lo si può trovare ovunque. Gli dei lo apprezzavano, ma non si aspettavano nulla di particolare da lui. Questo perché era solo una pedina come tante altre. Ma in qualche modo questo avventuriero era comunque diverso dagli altri. Continuava a pianificare, a riflettere, ad agire, ad allenarsi… e a sfruttare l’ingegno senza trascurare mai nulla. Lui non permetteva agli dei di tirare di dadiAllusione sia a D&D che al carattere di Goblin Slayer, che intraprende missioni che apparentemente non interessano nemmeno alle divinità. Invece scopriremo nella seconda stagione che anche Goblin Slayer sarà eletto come campione contro la razza dei goblin grazie alla sua determinazione., ed ha un certo punto gli dei se ne accorsero. […] Per questo nemmeno gli dei conoscono l’epilogo di questo avventuriero.”

Paradossalmente chi affronta in modo nemmeno tanto velato lo spinoso argomento espresso sopra è una saga light novelRomanzo leggero con illustrazioni stile manga. di Kumo Kagyū, divenuta sia una serie animata che un manga, entrambi splendidamente disegnati. L’opera si è fatta apprezzare perché si discosta dai vari fantasy alla “DanMachi”, surreali e inutilmente pieni di tette. Cioè scemenze e fanservice che uccidono la sospensione dell’incredulità. Anche in “Goblin Slayer” siamo in un mondo fantasy ispirato a D&D, con labirinti e cliché legati ai GdR. Ci sono anche scene eufemisticamente scabrose per far capire ai lettori/spettatori che abbiamo a che fare con un’ambientazione fantastica che riprende fedelmente l’immaginario di Gary Gygax, ma proprio per questo drammatica e terribilmente realistica negli scontri con i mostri (i goblin!!!). Del resto è lo stesso realismo a cui alludono anche i manuali di D&D 5.0, che menzionano la propensione di alcuni mostri allo stupro di donne umane o incroci orrendi tra le varie razze di umanoidi. Oltre a questo si citano con perizia i nomi di incantesimi, abilità e classi di D&D in modo così fedele da poter capire con pochi elementi di quale “livello” e “classe” potrebbero essere alcuni personaggi. Tuttavia, ciò non mina il realismo. Anzi, “Goblin Slayersembra quasi una campagna di D&D progettata da un Dungeon Master che sfrutta il sistema di gioco a sua disposizione per scrivere un’avventura dove i giocatori quasi si dimenticano di tirare i dadi o aggiornare le statistiche del loro personaggio.

“Ho bisogno di… goblin!”

La determinazione di Goblin Slayer è quella di un berserk, ma accompagnata da una meticolosità nell’uccidere che fa apparire Gatsu e Kenshiro due bonaccioni poco svegli. Inoltre, al di là della brutalità dei combattimenti, “Goblin Slayer” ha come tutti i manga/anime momenti comici e spensierati che non appesantiscono troppo la narrazione

Più de “Il Trono di Spade”? Almeno il primo episodio lo è senz’altro per quanto riguarda la violenza. La storia comincia con un gruppo di giovani avventurieri inesperti che accetta di salvare delle ragazze rapite dai Goblin, addentrandosi in una lugubre caverna. Niente di nuovo per chi ha letto o giocato un’avventura tratta da D&D. Eh, non è affatto così! I giovani avventurieri, sottovalutando i maligni Goblin, perché già si vedono proiettati nel futuro a combattere contro draghi e demoni, vengono subito messi in trappola. Sconfitti dalle perfide creature, assistiamo a quello che nella realtà succederebbe se il nemico fosse mosso dalla sola bestialità: sevizie e stupri. Le scene del primo episodio sono talmente forti che di erotico non hanno niente. Vabbè, se qualcuno trova quelle immagini “eccitanti” probabilmente è un goblin! XD

Ehi, puntualizzo che non pubblicizzerei mai un’opera che a mio avviso reputo immorale, ma chiaramente essendo vietata ai minoriGoblin Slayernon è per tutti. Consiglio un discernimento, e non scherzo! Vedersi tutto senza preoccuparsi delle proprie debolezze non è sano.

Quando tutto ormai sembra perduto, perché la giovane e graziosa chierica del gruppo sta per fare la stessa fine dei suoi compagni, arriva Goblin Slayer. Il nostro Ammazzagoblin in pochi minuti stermina ogni goblin adulto presente nella tana, uccide lo sciamano a capo della piccola orda, salva le ragazze rimaste in vita e, infine, uccide anche i bambini dei Goblin. La giovane sacerdotessa rimane sconvolta all’idea che sia legittimo uccidere un bambino anche se goblin, ma avendo visto con quanta malvagità agiscono questi esseri nell’età adulta alla fine, in silenzio, lascia che Goblin Slayer porti a termine il lavoro. La fanciulla da quel momento, un po’ per gratitudine e un po’ perché ne rimane in qualche modo attratta, decide di restare accanto al misterioso “Ammazzagoblin”. Arriveranno in seguito altri personaggi: un incantatore nano, una elfo ranger e uno sciamano uomo-lucertola/dragonide.

Un eroe fuori controllo?

Per Goblin Slayer l’unico goblin buono è quello morto… o che resta nel suo fottuto buco! Il manga merita ★★★★, perché fedelissimo nella struttura narrativa ai romanzi. ★★★★★ se invece siete dei fanatici di D&D ultima edizione. L’anime invece sposta gli eventi in un ordine diverso… forse White Fox, non essendo sicura di una seconda stagione, ha preferito cercare di rendere la serie animata auto-conclusiva? In ogni caso, il sequel ci sarà!

Molti hanno recensito “Goblin Slayer” ammettendo la profondità psicologica del protagonista, lodando il graduale cambiamento del personaggio grazie al legame che stabilisce con la giovane sacerdotessa, ma lamentandosi per la poca caratterizzazione degli altri personaggi. Avendo letto anche il manga tratto dai romanzi, mi sono fatto un’idea un po’ diversa. Gli altri personaggi funzionano bene solo rispetto al protagonista. Sì, sono stereotipati… ma siamo pur sempre nel mondo di D&D!!! XD E la loro caratterizzazione è strettamente legata allo sviluppo psicologico del nostro Ammazzagoblin.

Ovviamente l’ossessione di Goblin Slayer è legata a un trauma: ha assistito alla distruzione della fattoria dove viveva e allo stupro – durato due giorni – della sorella a opera dei Goblin. Il senso di colpa lo ha reso quasi autistico, perché in realtà la paura lo aveva sopraffatto e paralizzato, rimanendo nascosto e non muovendo un dito per salvare l’amata sorella. Per questo, una volta adulto, il suo modo di pensare è pressoché il seguente:

Gloria?

Goblin Slayer: “Non mi interessa.”

Onore?

Goblin Slayer: “Contro i Goblin non serve.”

Pietà?

Goblin Slayer: “Se ne lasci qualcuno in vita si moltiplicheranno.”

Si potrebbe interpretare questo pragmatismo come un’ossessione del controllo, cioè di voler risolvere le cose a tutti i costi, ma in realtà Goblin Slayer desidera solamente evitare che altri subiscano lo stesso suo trauma. La cosa è rimarcata bene nella storia, perché mentre gli altri avventurieri desiderano fama e soldi cercando di portare a termine imprese epiche, beh, il nostro Goblin Slayer si preoccupa solo di combattere i Goblin che assalgono i piccoli villaggi. Dunque sì, lui è un po’ psicopatico ma anche altruista!

Libero arbitrio… messo in discussione?

Goblin Slayer è troppo autistico per accorgersene, ma tutti i personaggi femminili hanno un debole per lui… sopratutto quando scoprono che sotto l’elmo si nasconde un bell’uomo! Dunque sì, è anche un harem!

Se abbiamo una natura spirituale, o quanto meno un’anima, non siamo “predeterminati”. Questo è un assioma fondamentale per dare senso a tutto il resto. La narrativa poggia sul cosiddetto “conflitto”: i personaggi hanno obiettivi da raggiungere, ma possono intraprendere innumerevoli strade diverse nel tentativo di perseguirli. Il fallimento, dannazione inclusa, è in ogni caso una scelta. Si può provare a raccontare il contrario, ma così funziona.

Elfi, Orchi e altri esseri fortemente condizionati da una natura psicofisicaAnima e corpo. che porta in una precisa direzione hanno sempre preoccupato il lettore “cattolicissimo” perché, a livello inconscio, sono figure che mettono in discussione alcune delle nostre convinzioni legate alla fede. Il goblin, poco meno di orco, che segue istinti malvagi per lui irrefrenabili si scontra con esseri come l’elfo e il nano, che sono troppo consapevoli della convenienza del bene per agire in modo malvagio. Poi ci sono altre razze, tra cui gli Umani, che hanno in sé sia la possibile nobiltà di un elfo che la brutalità di un orco. Tolkien desiderava la pubblicazione de “Il Silmarillion” perché voleva mostrare l’altro volto degli Elfi e dei Nani. Sopratutto degli Elfi, che pur essendo quasi dei semidei nelle ere passate di ArdaLa terra nei tempi remoti di cui nessuno ha più memoria. si macchiarono di gravi crimini nel tentativo di combattere Melkor a modo loro.

In realtà il genere fantasy nasce con autori come Robert E. Howard e J.R.R. Tolkien. Entrambi, sia l’autore di “Conan il Barbaro” che quello de “Il Signore degli Anelli”, desideravano ambientare i loro racconti in un passato ancestrale e non veramente fantastico. Così, entrambi, a modo loro, affrontano la figura del subumano o del troglodita. Violenti, aggressivi e selvaggi, Pitti od Orchi sono una rappresentazione dell’umanità bestiale che si scontra con quella “civilizzata”, tema presente anche nella Bibbia (Gn 18 e Gn 19). Questo però non rappresenta affatto né una visione dualistica, in quanto nessuno dei due autori era politeista, né una negazione del libero arbitrio. Si tratta più che altro di mostrare quella che noi chiamiamo “concupiscenzaGli istinti sbagliati e l'inclinazione verso il male che ci rendono difficile il discernimento.” in modo estremo. Tutto qui.

Conclusione

L’unico personaggio che riesce a stabilire una relazione profonda con Goblin Slayer è la giovane sacerdotessa. Non è uno spoiler, tanto si capisce già dai primi episodi, ma lei è proprio disposta a tutto pur di restare con il suo “Ammazzagoblin”

“Goblin Slayer” è indubbiamente una serie non per tutti, perché davvero forte nel rappresentare il male e l’orrore della prevaricazione. Ma proprio per questo si rivela una delle migliori opere letterarie tratte dal mondo di D&D, tirando in ballo anche altri argomenti piuttosto stimolanti come il destino e il libro arbitrio – allegoricamente temi azzeccatissimi per l’universo dei GdR. Pertanto, se avete uno stomaco forte, potreste ascimmiarvi non poco. Il tema è difficile e fraintendibile, ma se davvero anche noi vivessimo in un mondo popolato da Goblin o da creature troppo feroci e inclini al male, beh, combatterle sarebbe l’unica scelta possibile per campare. Citando Tommaso d’Aquino, la libertà è amare. Ma per amare occorre scegliere, accettando la Verità. E se la verità non ci piace, mi dispiace, ma dovete accettarla come affatto il nostro impavido Ammazzagoblin!

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Alex Pac-Man

Author: Alex Pac-Man

Cultura cattolica: Affascinato dalle storie di Arda, ho cercato di capire perché Tolkien sostenesse che a essere immaginario è solo il tempo in cui sono ambientati i suoi racconti. Ho così iniziato un lungo cammino, che mi ha portato ad amare il Libro della Genesi e tutto ciò che riguarda la protologia, fino all'esperienza del percorso dei 10 Comandamenti di don Fabio Rosini. La fede cristiana è soprattutto un'esperienza di bellezza, ben lontana dall'ideologia e dall'emozionalità di chi la riduce ad un sterile atto di cieca convinzione. Cultura nerd: Le mie prime idealizzazioni furono plasmate dai capolavori di Shigeru Miyamoto, quali "A Link to the Past" e "Ocarina of Time", che, magari sarà azzardato dirlo, racchiudono in sé un po' tutta l'essenza del mito. Il mio essere un nerdone comincia dall'amore per la narrativa, per il fumetto e tutto ciò che porta alla storia delle storie.

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