Non è tanto quello che sei ma quello che fai che ti qualifica!

— Batman

Tolkien – Recensione

Una mini recensione del film autobiografia tanto atteso su Tolkien!

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La locandina del film

Tolkien: “Parla di coraggio. Di fratellanza. Parla di compagnia. Di amicizia. Di piccoli esseri come te.. Piccoli di statura, non di spirito. Ci sono maghi, sì, e montagne, e laghi, e viaggi…” (Citazione dal film)

Quando mi sono apprestato a guardare “Tolkien”, il film biografico su J.R.R. Tolkien (John Ronald Reuel Tolkien), interpretato da Nicholas Hoult e Lily Colins, non sapevo cosa aspettarmi. Tuttavia le aspettative erano alte: Tolkien ha un posto speciale nel mio cuore ed in quello di milioni di altri nerd e tolkieniani – vuoi per una certa affinità di spirito, vuoi per il ruolo formativo che ha avuto nella mia vita e in quella di tantissimi altri, vuoi per il semplice fatto che non leggi migliaia e migliaia di pagine senza che un pezzo d’anima dell’autore non esca dalle pagine e non ti entri dentro. Non so se queste aspettative siano state rispettate, ma posso dire che il film mi ha profondamente commosso, nel senso letterale del termine: mi ha preso e mi ha portato con sé a scoprire la mente e l’anima di Tolkien come nessun’altra delle opere biografiche su di lui erano riuscite. Le Relazioni: la chiave di lettura del film.

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Tollers (come lo chiamavano gli amici) e i compagni della TCBS al college

Innanzitutto, non si tratta di un biopic che segue l’autore dalla culla alla tomba, ma si concentra più che altro sugli anni formativi (ricorda, in questo, il recente “Jobs“). Racconta l’infanzia difficile di Tolkien, flagellata dalle morti premature dei genitori e dalla situazione economica infelice durante la giovinezza di John Ronald. Racconta gli anni formativi alla King Edward’s e ad Oxford, e gli anni in trincea sul fronte francese. Ma il focus del film sono soprattutto le relazioni che hanno lasciato un segno sull’autore, quelle con Edith, la moglie, e quelle con il gruppo di amici chiamato TCBS “Tea Club and Barrovian Society”, formato dai suoi compagni di scuola della King Edward’s school:  Rob Gilson, Geoffrey Bache Smith e Christopher Wiseman. È grazie alla contrapposizione tra una vita tragica e dei rapporti che il film riesce a trasmettere la splendida anima di Tolkien; un’anima in grado di far germogliare da una vita dura, che lo porta a vivere fame, lutti e guerra qualcosa di bello e puro, come un germoglio dell’albero della stirpe di Nimloth, uguale all’albero bianco di Gondor, che quando tutto sembra perduto nel Male, rispunta sulle rocce della sommità del Mindolluin a ricordare che c’è sempre speranza, nonostante tutto.

“Estel”, speranza, è questa la parola che continuava a rimbalzarmi in mente mentre guardavo il film; una Speranza che dovrebbe avere un sapore marcatamente cattolico, ma cosi non è.

E la fede di Tolkien?

Troviamo qualche inesattezza biografica, come collocazione del matrimonio di Tolkine ed Edith dopo la guerra e non prima – senza alcuna ragione narrativa che giustifichi tale cambiamento –, e non ci si sofferma un granché sulla profonda fede cattolica di Tolkien. Ed è proprio sul tema religioso che il film mi ha un po’ deluso, in quanto la fede cattolica, determinante nella vita, nel pensiero e nella genesi delle opere tolkieniane, viene a malapena accennata, lasciando quindi una sensazione di mancata completezza alla storia (qui trovate un articolo che accenna alla fede di Tolkien). Vediamo la speranza affiorare e plasmare Tolkien, ma non ci è mostrato il motivo di questa sua profonda fede nel fatto che, alla fine di tutto, vale ancora la pena di combattere per tutto ciò che di buono c’è su questa bella terra.

Conclusione

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Una delle scene più romantiche del film

In definitiva, ho davvero apprezzato quest’opera, sia perché è sempre bello immergersi nella Terra di Mezzo, in un modo o nell’altro, sia perché mi sono sentito davvero ispirato dal film. Avrei sperato in più coraggio nel parlare di fede senza aver paura di subire critiche di “reazionarismo”, le probabili colpevoli dell’assenza di questo aspetto della vita dell’autore. Probabilmente tale scelta è anche dovuta a una questione di target: forse si è cercato di realizzare un film che piacesse al grande pubblico, che sicuramente conosce poco o nulla della profondità spiritualità di Tolkien sia come cattolico che come scrittore controcorrente già per i suoi tempi. Questo naturalmente influenza il voto: il film raggiunge la piena sufficienza (★★★), ma non è assolutamente un capolavoro né esaustivo.

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Commenti

1 Commento

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    Aspettavo la vostra recensione. Personalmente non sono andata al cinema, mi è mancato il tempo, la compagnia e un po’ anche il coraggio (ok, soprattutto il coraggio ^^), ma sono davvero contenta di sapere che sia, tutto sommato, un bel film. Tolkien meritava un bel film.
    Quanto alla “laicizzazione” del personaggio… beh, eravamo preparati, dai.
    Vi leggo sempre con piacere : )

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Luca M. Zanon

Author: Luca M. Zanon

Cultura cattolica: Mi sono avvicinato al Cattolicesimo studiando il Tomismo e la Scuola di Salamanca durante gli studi universitari. Sono particolarmente affezionato a Rosmini ed alla sua idea di cattolicesimo liberale. Cultura nerd: Sono sempre stato un appassionato di videogiochi fin da quando avevo 5 anni e provai il Super Nintendo. Ho sempre letto tantissimo, e capii di essere un nerd quando vidi gli sguardi dei miei compagni di classe di fronte alla mia passione per Tolkien. Amo soprattutto lo scifi. Nel tempo libero gioco a GDR da tavolo.

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