Esiste un posto chiamato “paradiso” dove le opere buone iniziate qui possono venire portate a termine; e dove le storie non scritte e le speranze incompiute possono trovare un seguito.

— John Ronald Reuel Tolkien

Presentazione: “Manuale di filosofia coatta” di Giulio Armeni

Confondere i superbi, esaltare gli umili

Un piccolo manuale di filosofia per tutti (ma proprio tutti…)

Manuale di filosofia coatta

Roma. Mercoledì 14 novembre scorso, di sera, in uno spazio autogestito di San Lorenzo, è stata presentata per la prima volta una curiosa opera prima di un giovane scrittore in erba, classe ’94. Si tratta di Giulio Armeni, già autore di diversi racconti comparsi in rete (per Flanerì e Lettere e filosofia) tra cui, per questo sito, un curioso ”Vangelo 2.0”. Il creatore della pagina facebook e instagram ”Storia daa Filosofia Coatta”, proprio a compendio della sua ormai decennale attività social, debutta con il Manuale di filosofia coatta, edito da Momo Edizioni, presentato in questi mesi in diversi contesti, dalla Nuvola dell’EUR per il festival Più Libri Più Liberi (con tanto di dediche e autografi), alla libreria Altroquando, al festival Livre dello spazio autogestito ESC fino al liceo T. Tasso durante un’autogestione.

La prossima presentazione si terrà martedì 21 Gennaio 2020 alle ore 18:30 alla Feltrinelli di via Tomacelli 22-25, Roma (non mancate, non ve ne pentirete).

Da quando ha sedici anni Giulio rimugina sui grandi autori del pensiero occidentale, prima sui banchi del liceo e poi alla facoltà di Filosofia, li compendia e commenta. Sempre a modo suo. Al leggere questo strano manuale di filosofia «coatta» si ha una sensazione estraniante: scritto come un libro di testo da liceo con tanto di titoli laterali ai paragrafi, il contenuto è puro divertissement da ragazzi del nuovo millennio, nativi o adottivi digitali, uno scherzo tanto più potente quanto più classici sono i 43 autori (mal)trattati. Si tratta di appunti al margine, interpolazioni che trasfigurano la cultura del canone in sottocultura da strada e da social, fondono gergo filosofico in slang romanesco e da meme. Il mix è esplosivo, come una reazione chimica fra elementi troppo eterogenei; l’intento dichiarato dall’autore è «la costruzione di un ponte – in quest’epoca di muri – che unisca la borgata e l’Iperuranio, la torre d’avorio e Tor Bella Monaca». Un esperimento dirompente e provocatorio una scossa elettrica fra due «poli opposti»: l’accademia e la piazza (reale o virtuale che sia). Il risultato che si ottiene una comicità insolita, diversa, eccentrica.

Alla presentazione di novembre si è data lettura di qualche ritratto di pensatore, partendo da Marx in veste di Babbo Natale che spiega ai bambini il «feticismo dei regali» e arrivando anche a San Paolo, «grande capoccia del Cristianesimo», che «spamma» le sue Lettere e che opera il miracolo di far nascere una fermata della Metro sul luogo del suo martirio, secondo un comico cortocircuito storico. Niente di più azzeccato per trattare di quel Paolo che in effetti scriveva nella lingua volgare del tempo per Israele, il greco.

Erudizione e volgarità, altezza e bassezza, ma anche sacro e profano, si scontrano e mischiano in una strana opera fortemente avanguardista, che osa abbassare le vette della tradizione ai bassifondi della periferia e alla neo-cultura digitale fatta di likes, selfie, profili, chat, fake news, streaming e quant’altro. Di qui l’interesse peculiare che suscita l’esperimento, in un momento storico in cui la vecchia e pedante cultura libresca dei manuali storiografici sembra impotente di fronte all’avanzare di una nuova sub-cultura che rimescola il folklore popolano e la cultura pop arrivando a  derive di pura superficialità e omologazione. Esperimento ardito ma azzeccato, da cui forse traspare, fra battute salaci e nella forma del grottesco, un intento da pamphlet rivoluzionario: rovesciare e mettere a testa in giù il pensiero colto occidentale, travisarne e tradirne gli intenti, e così facendo setacciarne l’attualità, trasvalutarne i valori filosofici in valori coatti, insomma disperdere i superbi, esaltare gli umili.

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Dario

Author: Dario

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