Credo ci sia un piano per tutti noi. Sono dovuto morire… due volte… per imparare. Come si dice, le vie del Signore sono infinite. C’è a chi piace e a chi no.

— John Constantine

Carlo Acutis, Beato… e nerd?

Vi sveliamo il lato tecnologico e nerd di Carlo Acutis!

carlo acutis

 

Sabato 10 ottobre, ad Assisi, nella Basilica Superiore di San Francesco,è stato beatificato Carlo Acutis. Il suo nome è ormai noto anche al di fuori dell’ambiente ecclesiale, per un aspetto che, fino ad ora, non era quasi mai presente nelle storie dei Beati e dei Santi: il rapporto con la tecnologia. Certo, ci sono stati Santi che hanno avviato tipografie e laboratori per la stampa, perché erano certi che anche quello fosse uno strumento da mettere a disposizione del Vangelo. Altri hanno ampliato la loro azione tramite la radio, la televisione e gli strumenti audiovisivi. Qui, però, abbiamo il primo candidato agli altari vissuto nell’epoca digitale, o comunque in un momento della storia in cui stavano iniziando a prendere piede i mezzi tecnologici che oggi sono a disposizione di tutti.

 

Un breve quadro cronologico


Dalla morte di Carlo, avvenuta il 12 ottobre 2006, ci sono stati moltissimi cambiamenti in campo tecnologico. Il primo iPhone è stato annunciato ufficialmente il 9 gennaio 2007 e lanciato sul mercato statunitense il 29 giugno dello stesso anno. Facebook è nato il 4 febbraio 2004 come piattaforma del campus di Harvard, mentre il primo video su YouTube è stato pubblicato il 23 aprile 2005.
In ambito ecclesiale, la Santa Sede aveva iniziato la sua presenza su Internet pubblicando online il messaggio di papa Giovanni Paolo II per il Natale 1995. Il sito della diocesi di Milano, nel cui territorio Carlo ha vissuto gran parte dei suoi quindici anni, già si definiva Portale, ma era molto diverso da come lo vediamo oggi. In più, non tutte le parrocchie di quel territorio avevano già una presenza sul web.



Informatico in erba

La passione per l’informatica di Carlo è iniziata quando i suoi coetanei, di solito, imparano a leggere e a scrivere. Ha raccontato sua madre, intervistata dal Corriere della Sera:
«A 6 anni già padroneggiava il computer, girava per casa con il camice bianco e il badge “Scienziato informatico”. A 9 scriveva programmi elettronici grazie ai testi acquistati nella libreria del Politecnico».
Su quei volumi imparava ad utilizzare linguaggi di programmazione come C++ e Java o distribuzione di Linux [nota: termine utilizzato per definire i sistemi operativi basati sul kernel Linux. Linux di per sé non è un sistema operativo ma solo un “kernel”, un nucleo base che non include però vari componenti essenziali per essere un sistema operativo funzionante] come Ubuntu. Le sue capacità meravigliavano i suoi conoscenti, compreso un amico di suo padre, autore a sua volta di testi universitari:
«Carlo Acutis era un bambino che aveva tali capacità nel programmare i computer che mi lasciò quasi perplesso perché mi chiedevo come un ragazzino di quell’età potesse parlare di computer con quella capacità, simile alla mia, che ho scritto diversi libri per importanti editori specializzati nella pubblicazione di volumi informatici utilizzati dagli studenti universitari e dagli addetti ai lavori».
Un’altra conoscente, maggiore di sei anni, pur avendo frequentato le scuole aziendali professionali, ha ammesso di essersi fatta impartire lezioni gratuite da lui. Le diceva sempre, infatti:
«Se si sa usare il computer veramente, si deve essere in grado anche di sapere decifrare i programmi, se no vuol dire che si è dei semplici operatori e non dei programmatori».

carlo acutis

Non il tipico geek

Un luogo comune circonda gli esperti informatici: vengono definiti come tipi strani, chiusi nel loro mondo. Secondo le testimonianze contenute nelle biografie, Carlo non era affatto un tipo così. Lo ha ricordato anche il cardinal Agostino Vallini nell’omelia per la Messa della beatificazione:

«Carlo sentiva forte il bisogno di aiutare le persone a scoprire che Dio ci è vicino e che è bello stare con Lui per godere della sua amicizia e della sua grazia. Per comunicare questo bisogno spirituale si serviva di ogni mezzo, anche dei mezzi moderni della comunicazione sociale, che sapeva usare benissimo, in particolare Internet, che considerava un dono di Dio ed uno strumento importante per incontrare le persone e diffondere i valori cristiani».

Anzi, cercava di mettere a disposizione degli altri il suo essere “tech-savvy” [esperto nell’uso della tecnologia, non necessariamente solo nel programmare]. Più di un compagno di scuola ha dichiarato che lui si era offerto di realizzare al posto suo la presentazione per l’esame di terza media. Passato al liceo, aveva preparato il sito per le proposte di volontariato dell’istituto, anche se non gli era stato richiesto. Aveva anche montato un filmato per un concorso tra le scuole di Milano, sempre sul tema del volontariato, recentemente caricato sul canale YouTube del Leone XIII.

Pikachu, scelgo te!

Il suo biografo ufficiale e postulatore, inoltre, nella sua prima biografia riferisce che Carlo disegnava molto bene i personaggi dei suoi cartoni animati preferiti. Pikachu dei Pokémon era uno di questi, tanto che ne possedeva un pupazzo. Tuttavia…

«Da quando arriva in casa Briciola, la nuova cagnetta di razza dobermann nana, si instaura una rivalità per chi tiene Pikachu. Carlo è, infatti, costretto a tenere il suo amato pupazzo nascosto nell’armadio, perché il cane si è fissato e lo vuole a tutti i costi. Ogni giorno si ripetono sempre le stesse scene in casa: da una parte c’è Carlo che nasconde Pikachu e dall’altra c’è Briciola che abbaia finché non le viene concesso di giocarci anche lei».

 

Da Halo all’aureola dei Beati

Carlo acutis

Con i mezzi tecnologici Carlo sapeva anche divertirsi. Il suo biografo ufficiale racconta che aveva un videogioco basato su uno dei suoi quiz televisivi preferiti.
Ma è ben più singolare (e vicino ai gusti videoludici della nostra redazione) quanto ha dichiarato Federico Oldani, suo compagno di scuola media e amico, intervistato per la rivista per ragazzi Fiaccolina:

«Per me Carlo è sempre l’amico col quale giocavo ad Halo, mentre quando si pensa ai Santi, si pensa a delle figure mitiche, leggendarie, perfette. Carlo per me è come l’amico di infanzia, che poi perdi di vista. Lo ricordo come una persona vera: era uno che si arrabbiava se andavano male i compiti, uno che la professoressa di Francese sgridava sempre perché faceva confusione, che arrivava in ritardo a scuola, anche se abitava a due metri, uno che una volta ha interrotto la lezione e chiesto di uscire perché non riusciva a smettere di ridere». (font: Nicola Gori, Eucaristia: la mia autostrada per il Cielo – Biografia di Carlo Acutis, San Paolo 2007, p. 37.)


Nella serie di videogiochi, Halo è un’arma di distruzione di massa, ideata dai Covenant, un’alleanza tra razze aliene basata su vincoli religiosi, per sterminare l’umanità. Carlo, da sabato, può invece essere raffigurato con una halo diversa: in italiano halo si traduce infatti con aureola, il segno con cui si indica la sua effettiva condizione beata.

Il ruolo della tecnologia per indagare la sua santità

Solitamente, le cerimonie di beatificazione non fanno granché notizia e restano limitate alla congregazione o alle diocesi d’appartenenza dei novelli Beati. Per le ragioni che abbiamo esposto, Carlo costituisce un’eccezione.
Inoltre, nel suo caso è avvenuto, forse per la prima volta, un ulteriore modo d’indagare la sua esemplarità, quasi una versione 2.0 degli esami necessari in una causa. Lo racconta sua madre, nell’intervista al Corriere sopra citata:
«I promotori della causa di beatificazione hanno analizzato in profondità la memoria del suo computer con le tecniche dell’indagine forense, senza riscontrare la minima traccia di attività sconvenienti».
Il relativamente breve lasso di tempo che ci separa da lui ce lo rende, in realtà, molto più vicino ed è un fattore che ha contribuito alla sua popolarità. Davvero possiamo dire che è uno di noi, anche se, a ben vedere, nessun Beato o Santo è mai vissuto su un pianeta diverso dal nostro.

 

La fede c’entra e come

Fin qui, l’immagine che viene fuori è quella di un ragazzo con una passione particolare. La fede, in tutto questo, c’entra più di quel che si possa immaginare. Infatti, se Carlo non fosse stato convinto che l’incontro con Gesù fosse possibile anche consultando la Rete, non avrebbe realizzato i siti e le mostre sui Miracoli Eucaristici, sulle apparizioni e i santuari mariani e su Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Senza dimenticare, poi, che aveva promosso e predisposto, insieme a uno studente del Politecnico di Milano, il sito della sua parrocchia (oggi graficamente diverso da come l’aveva impostato): evidentemente pensava che la sua comunità, in questo modo, avrebbe potuto essere ancora più a portata di mano.

Carlo acutis

Normale o eccezionale?

Proprio grazie alla sua passione tecnologica è possibile superare quella dicotomia tra normalità ed eccezionalità che, in questi giorni, sta animando il dibattito su di lui, proprio attraverso il web cattolico e non.

C’è infatti chi sostiene che la Chiesa si sia servita di argomentazioni che sembrano appartenere a un passato lontanissimo, come quelle relative allo stato di conservazione dei suoi resti mortali, per confermare la sua esemplarità. Così facendo, però, non parlerebbe ai ragazzi e ai giovani, gli stessi che, per ragioni anagrafiche, dovrebbero essere i più vicini al nuovo Beato.

Anche la frase con cui si dispose ad accettare qualsiasi cosa gli sarebbe successa (e i suoi genitori credevano che avesse solo un’influenza passeggera) non è proprio quella che ci si aspetterebbe da un suo coetaneo:

«Offro tutte le sofferenze che dovrò patire al Signore per il Papa e per la Chiesa, per non fare il Purgatorio e andare dritto in Cielo».

Allo stesso tempo, altri sostengono che non ci sia nulla di straordinario nel suo uso della Rete e dei suoi meccanismi: tanti, oggi, lo fanno con mezzi ancora migliori di quelli che lui aveva a disposizione. Perfino l’espressione di cui sopra non sarebbe rara nella storia della santità, anche di bambini e ragazzi: basti pensare ai santi Francesco e Giacinta Marto, i pastorelli di Fatima, a cui Carlo faceva riferimento spesso. (Leggi anche il nostro articolo “Santità uno stile di vita”)

 

Guardiamo alla sua vita nel suo complesso

A ben vedere, in lui, come in ciascuna figura realmente esemplare, essere normale ed essere eccezionale si mescolano in modo da creare un’armonia che lascia meravigliati, come abbiamo visto negli ultimi giorni.

Quindi possiamo dire che la sua vita ha certamente degli aspetti del tutto normali, ma va guardata nel suo insieme: dalla passione per l’informatica ai videogiochi, al cimentarsi con l’evangelizzazione su internet e al volontariato. Ma ciò che la rende davvero straordinaria è il modo con cui l’ha vissuta: in Dio, fino all’ultimo, anche nel momento della sofferenza.

Non diversamente si esprime papa Francesco (paragrafo 22 della Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate), appoggiandosi alle affermazioni di Hans Urs Von Balthasar:

«Per riconoscere quale sia quella parola che il Signore vuole dire mediante un santo, non conviene soffermarsi sui particolari, perché lì possono esserci anche errori e cadute. Non tutto quello che dice un santo è pienamente fedele al Vangelo, non tutto quello che fa è autentico e perfetto. Ciò che bisogna contemplare è l’insieme della sua vita, il suo intero cammino di santificazione, quella figura che riflette qualcosa di Gesù Cristo e che emerge quando si riesce a comporre il senso della totalità della sua persona».

Quanto al modo in cui parlarne ai ragazzi, è giusto ricordare che non bisogna raccontare di lui in sé, quanto di Gesù, l’unico mediatore tra Dio e l’uomo, proprio perché Uomo e Dio insieme, quindi normale ed eccezionale.

I Santi e i Beati riconosciuti non sono altro che intercessori, i quali partecipano della mediazione di Gesù proprio perché esseri umani carichi di una scintilla divina, a cui tutti noi possiamo avere accesso. Ai ragazzi, anzi, a tutti, bisogna riferire cosa essi ci dicono del Signore tramite la propria stessa esperienza di vita.

 

Una storia davvero originale

Da più parti s’ipotizza un patronato di Carlo su Internet o comunque sugli utenti della Rete. Tecnicamente, con la beatificazione si ha un culto pubblico limitato alla diocesi o alla congregazione religiosa di appartenenza; di conseguenza, non è ancora possibile. Nonostante questo, nulla vieta d’ispirarsi al suo modo di vivere in generale e al suo stile di presenza nel mondo tecnologico.

Ecco perché, in fondo, pensiamo che lui sia anche il primo anche un po’ Cattonerd a essere riconosciuto come un vero modello da seguire. Ma se si parla di “modelli”, bisogna sempre tenere a mente il principio che lui fece proprio, mutuandolo probabilmente da Edward Young, pastore anglicano, filosofo e critico letterario inglese del XVIII secolo:

«Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie».

(Fonte delle citazioni)

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Magica Emi

Author: Magica Emi

Cultura cattolica: Ho alimentato la mia fede sin dall’infanzia, con la scoperta delle storie dei santi che mi venivano raccontate o che scovavo frugando nel cassetto di mia nonna, pieno di ricordini dei suoi vari pellegrinaggi. Cresciuta, ho deciso di mettere a frutto la mia passione scrivendo brevi profili biografici per l’Enciclopedia dei Santi, Beati e Testimoni e aprendo un blog, Testimoniando, dove racconto il mio legame con i testimoni che incontro (mica solo gente morta!). Cultura nerd: Il mio interesse principale sono i manga e gli anime, particolarmente quelli di ragazze magiche (non per niente ho scelto questo pseudonimo) e di eroi valorosi capaci di difendere l’umanità a rischio della vita. In fondo, non è quello che ha fatto Gesù? Classe: Otaku, Cinefilo

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