Mio amato Maggiore Gilbert, […] quando ci rivedremo, perché so che ci rivedremo, finalmente ecco quello che ti dirò: adesso so cosa significa ti amo.

— Violet Evergarden

Klaus: i segreti del Natale – Recensione

Il sussurro di una brezza leggera

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Uscito nel 2019, il film d’animazione Klaus: i segreti del Natale è sicuramente destinato a diventare un classico del Natale (anzi, per me già lo è ). Divertente, commovente, magistralmente sceneggiato, disegnato e animato è, secondo il mio parere, un piccolo grande capolavoro.

La trama

Se potessi scegliere a quale storia credere sull’origine di Babbo Natale, sicuramente sceglierei quella di “Klaus”, (ma se avete seguito anche la nostra live su twitch sull’origine del natale, che trovate caricata anche sul nostro canale youtube) saprete che non è quella di questo film (purtroppo, diciamolo!). Nella storia di “Klaus” troviamo Jesper, nato in una famiglia agiata ed esperta nel mercato postale, un giovane svogliato e viziato, che cerca di evitare ogni fatica nella vita tanto che, anche nell’accademia postale dove il padre lo ha mandato per imparare il mestiere, si ritrova a fare il lavativo. Da qui la decisione del padre di mandarlo in un cittadina lontanissima e freddissima su di un’isola del circolo polare artico, Smeerensburg. L’isola non è proprio un luogo di pace e amore. Anzi, da che si ha memoria, vi è un’accesa faida tra due famiglie, e di lettere nemmeno l’ombra. Jesper, che per poter tornare a casa deve dimostrare al padre di aver consegnato un cospicuo numero di lettere, fa di tutto per invogliare la popolazione a usare il servizio postale, inutilmente. Finalmente incontra un misterioso uomo, un falegname dell’isola, al quale capita sotto mano la lettera contenente il disegno di un bambino del luogo. Commosso dalla tristezza celata nel disegno del bambino, l’uomo torna in città alla ricerca di Jesper e si fa portare dal ragazzo alla casa del piccolo per lasciargli un giocattolo sperando in questo modo di restituirgli il sorriso. Quell’uomo è Klaus. I bambini iniziano a passare parola, e la storia delle lettere e dei giocattoli si diffonde sempre di più. Klaus fa consegnare a Jesper i regali nelle abitazioni dei bambini, e pian piano la cittadina inizia ad essere rivoluzionata in positivo. I bambini per ricevere regali devono essere buoni e iniziano a fare atti di gentilezza.

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Un vento leggero e benevolo

“Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo, da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì Elia si coprì il volto con il mantello. Uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco venne a lui una voce che gli diceva: che cosa fai qui Elia?” (1Re 19,11-13)

Klaus ha una storia triste alle spalle, ha perso l’amata moglie con la quale non è riuscito ad avere i figli che desiderava. La sua vita ha perso di senso, eppure è un uomo in ascolto. La presenza di questo vento leggero e benevolo diventa una guida per lui, una brezza leggera, un sussurro, non qualcosa di virulento. Lui percepisce la presenza della sua amata moglie, cerca di cogliere i segnali, che in effetti lo spingono a intraprendere la sua nuova missione.
Mi rendo conto che cercare un senso nella nostre vite (tra i problemi, le ingiustizie, le delusioni o la perdita di una persona cara) è complicato e che più diventiamo adulti più diventa una sfida.
Klaus è un brav’uomo, non ha avuto figli e in più ha perso l’amata moglie, perché tutto questo? Non se lo merita…
Non credo si possa rispondere a queste domande, Klaus non lo fa. Klaus ha perso il senso della vita, ma fa un piccolo atto di coraggio, un altro e poi un altro ancora, un piccolo atto di coraggio dopo l’altro: “Piccoli passi possibili” come diceva  anche Chiara Corbella. Seguendo quella brezza leggera ritrova la speranza senza nemmeno accorgersene, in dei gesti d’amore, in degli atti concreti di gentilezza.

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Niente scuse per far del bene

Klaus: “Un vero atto di bontà ne ispira sempre un altro.”

Inizialmente questi atti di bontà, fatta eccezione per Klaus, non brillano del tutto di sincerità: i bambini, in fondo, fanno i buoni per avere i loro regali, eppure, nonostante questo, mettono in azione un motore che genera gradualmente il cambiamento vero; lo stesso Jesper non è guidato dall’altruismo. La sua vita un senso non ce l’ha mai avuto, diciamolo! Annoiato e cresciuto in un ambiente agiato, è sicuramente un personaggio mosso da i suoi interessi. Anche lui però sarà trasfigurato e troverà la vera gioia in quegli atti d’amore, molto più appaganti del denaro o del fare la bella vita. Se è vero che il male chiama il male, è anche vero che il bene chiama il bene. Ma fare male è più semplice se dobbiamo dirla tutta: è come rompere un vaso, ci metti due secondi, ma poi vai a rincollarlo e ti richiederà un bel po’ di tempo! (a proposito di vasi rotti, leggete l’articolo sul “Kintsugi”). Chi dice che sia sempre facile? Il bene ci costa fatica a volte. L’amore richiede impegno, come tutte le cose belle, del resto. Quindi diamoci da fare, perché la scusa “non è spontaneo” non regge molto.

L’amore è paziente

“L’amore è paziente, è benigno; l’amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità, tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.” (1Corinzi 13,4-10)

A Klaus la vita va diversamente da come aveva sperato, ma dietro quella sofferenza c’è dell’altro, qualcosa che fino all’ultimo non vede, che racchiude una grande missione. Ebbene, è proprio in questo che consiste la nostra fede, la parte più difficile è tenere gli occhi al cielo e ricordarci (anche quando perdiamo qualcosa a cui tenevamo particolarmente, come può essere un progetto, una persona, o magari entrambi) che c’è una missione più grande per ognuno di noi. Sembra impossibile, lo so, ma per fortuna c’è Klaus che ci ricorda che per farlo non dobbiamo trovare sempre delle risposte, nemmeno smettere di soffrire o di essere magari, perché no, adirati, ma che dobbiamo semplicemente tenerci in ascolto, seguendo questa brezza leggera. Fare il nostro possibile, un passo alla volta, per ritrovarci chissà dove!

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Conclusione

“Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5).

Klaus ci regala questa bellissima versione di Babbo Natale e davvero fa nuove tutte le cose (se avete visto il finale, capirete maggiormente). La vita a Smeerensburg, riacquista senso e splendore a poco a poco e illumina contagiosamente quella cittadina sgangherata. Quindi per questo Natale, proviamo a fare questo atto temerario: smettiamo di chiederci “perché”, non per disperazione, ma per seguire quella brezza impercettibile che ci porta a fare cose sorprendenti.

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Debby Pac

Author: Debby Pac

Cultura cattolica: “L'essenziale è invisibile agli occhi”, questa frase tratta da “Il piccolo principe” riassume il sentore che mi ha accompagnata fin dall'infanzia. Essere cattolica, fa parte di un percorso, fatto di alti e bassi, di dubbi e scoperte stupende, è stato (ed è), una continua ricerca, dove alla fine scopri di essere tu quella “cercata”, e ogni giorno diventa una scoperta di questo amore cosi immenso, e di se stessi. Cultura nerd: Sono illustratrice, aspirante fumettista, e disegno fin da bambina, questa passione è stata accresciuta dagli anime, ne guardo di svariati, ma sono una fan sfegatata di Miyazaki. Ma la mia vera passione sono i fumetti, ho letto molti manga, ma adesso sono più interessata ai fumetti occidentali, soprattutto quelli francesi, e ultimamente sto scoprendo il mondo dell'editoria italiana (e che Dio benedica Ortolani!). Sono cresciuta con i videogiochi Nintendo (scroccati a mio fratello), e in fine adoro giocare ai giochi da tavola o di carte (Lupus, Citadels, C'era una volta, ecc..).

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