Ho un dono, ve lo dono. Dio non toglie niente, anzi ci dona ancora di più.

— Suor Cristina

“I have a dream”: Il sogno di San Giuseppe

Siamo noi a far avverare i nostri sogni, o sono i sogni a far avverare noi?

Questo articolo è nato dalla collaborazione con @laparoladellafesta, che ha realizzato la foto in copertina. Trovate il post in fondo all’articolo… ricordatevi di seguirlo!

Sogni, ossessioni, segni, profezie, incubi, presagi…

Nelle storie che ci appassionano i sogni sono spesso un ottimo motore narrativo. C’è chi sogna di diventare un campione, una star, il re dei pirati, o chi sogna ricchezze, l’amore, o chi invece una vita normale.

C’è anche chi sogna di diventare genitore… ma è un sogno vero, o un inganno? Scopriamolo assieme!

Sogni d’oro

I have a dream” recitava il reverendo Martin Luther King, esprimendo alla folla il suo desiderio di un’America più giusta che potesse trattare la “gente di colore” e i bianchi allo stesso modo.

Aveva un sogno anche Midoriya, del mangaMy Hero Academia”, che desiderava con tutto il cuore di diventare un supereroe, nonostante fosse uno dei pochi ad essere nato senza super-poteri in un mondo in cui l’80% della popolazione ne era dotata.

Altri sogni sono salvifici, come racconta “il canto di Natale” di Dickens, dove i sogni sciolgono il cuore di ghiaccio del taccagno Scrooge, facendogli riscoprire il candore che aveva perso nel corso della sua lunga e triste vita solitaria.

Vessazioni, Idoli e inganni

Ci sono storie dove i sogni diventano incubi, come succede a Max Payne, il poliziotto a cui hanno strappato la famiglia nell’omonimo videogioco, e come purtroppo succede alle persone affette dal disturbo post-traumatico da stress.

Alle volte i sogni non si realizzano o si perdono, come racconta Zerocalcare in “Macerie prime” dove le aspirazioni di grandezza della generazione dei millenials si infrangono contro una società incapace di accoglierle.

Altri sogni si avverano rivelandosi però delle fregature, come per Saitama del manga “One-punch man”, che una volta diventato l’eroe più forte del mondo, si ritrova annoiato poiché oramai per lui nessun combattimento risulta più essere stimolante.

Come non citare poi il filmInception” di Nolan, dove i sogni, artificialmente innestati nella mente di una vittima prescelta, diventano un inganno per manipolarla a piacimento. Oppure Matrix, dove l’intera umanità è tenuta schiava da un sogno artificiale mentre le macchine sfruttano la loro energia corporea.

I sogni nella Bibbia

Anche nella Bibbia ci sono tanti esempi di sogni e sognatori diversi.

Abramo sogna un figlio e ne ottiene una moltitudine. Davide sogna di avere Betsabea, e vivrà una vita di rimpianti e di ammenda a causa delle atrocità commesse per possederla.

C’è poi “Giuseppe il re dei sogni” – che molti conoscono per l’acclamato film della DreamWorks – capace di interpretare profeticamente i sogni dei suoi carcerieri e salvare così tutti coloro che ama.

Il Sogno di San Giuseppe

Il Sogno di San giuseppe – Kunsthistorisches Museum

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Giuseppe ha già i suoi sogni. Come molti desidera una sposa, dei figli suoi, un lavoro e una vita tranquilla, e sembra che si stia per avverare tutto. Giuseppe, della discendenza del sopracitato Davide, è promesso sposo di una giovane e bellissima donna di nome Maria, ed ha una carriera già avviata da carpentiere.

Sembra proprio aver vinto la lotteria dello 0 Avanti Cristo…

Sogni infranti e nuovi sogni

Maria resta incinta “di un altro”.

Non sappiamo lo stato emotivo di Giuseppe nell’apprendere questa notizia, ma penso di non sbagliarmi se immagino che non l’abbia presa proprio bene. Del resto i suoi sogni sembravano essere persi del tutto, e per giunta per colpa di un’altra.

Il racconto però ci presenta un Giuseppe che non si preoccupa per sé stesso, anzi.
“Come ripudiarla senza che nessuno possa farle del male?” – Questa è la sua unica preoccupazione.

E mentre è lì che si addormenta tormentato nel donare il suo cuore e la sua mente per il bene di una persona che lo ha ferito, l’Angelo del Signore gli appare in sogno per svelargli la Verità:

Gesù è figlio dello Spirito Santo! Maria non l’ha mai tradito!

Tutto è bene quel che finisce bene? Giusto? Non è così semplice a mio avviso…

Tra il dire e il fare, c’è di mezzo l’amare

Il dipinto di San Giuseppe di Josef Kastner il Vecchio del XX secolo nella chiesa Muttergotteskirche.

Qualcuno potrà pensare a questo punto che il lieto fine è scontato. Io invece vorrei soffermarmi sul riflettere meglio su quale potesse essere lo stato psico-emotivo di Giuseppe dopo questa notizia.

Secondo me, anche con questa spiegazione, Giuseppe avrebbe avuto tutto il diritto di ripudiarla per riprendersi i suoi sogni!
Maria aveva detto di sì al Signore, ma non era stata una decisione di Giuseppe, e neanche condivisa con lui.
Giuseppe stava subendo quello che molti, anche comprensibilmente, avrebbero considerato un torto a tutti gli effetti.

Invece no, decide di mettere da parte i suoi progetti, e di accogliere quelli di Dio:
Rinuncia ad essere il padre biologico di un bambino, per essere il padre adottivo di Gesù.

Il bastone secco che fiorisce

Giuseppe non lo conosciamo per le sue parole – il Vangelo non ne riporta nessuna – ma solo attraverso le sue azioni. Ci bastano solo i suoi di gesti carichi di amore fecondo. Sì, perché, nonostante lui non genererà mai figli suoi, è per noi padre a tutti gli effetti.

Lo ricorda la Chiesa nell’iconografia del bastone secco, eppure fiorito (ovvero fecondo), che Giuseppe porta sempre in mano. Essere genitori non è una mera questione materiale. È un miracolo che si manifesta quando accogliamo chi ne ha bisogno.

Il bastone fiorito, uno strumento di appoggio e di difesa, che normalmente avrebbe solo lo scopo di servire chi lo impugna, diventa tramite il suo fiore miracoloso strumento in grado di generare vita.
Esso è il segno evidente per noi che la paternità è accogliere, proteggere, donarsi e prendersi cura del più debole.

L’ossessione per la paternità biologica

Quante persone conoscete che si disperano, e magari si massacrano con terapie invasive, perché non possono avere “figli propri”?

Se solo capissero che si è genitori a prescindere dal dato biologico, quanto Bene potrebbero fare!

Quanti bambini e ragazzi non aspettano altro che qualcuno che li accolga o gli dedichi del tempo carico di amore gratuito… E non parlo solo di adozione o di affido! Si può essere padri anche donando il proprio tempo e le proprie energie con il volontariato, e non solo per i più piccoli, ma anche per i più deboli e per i poveri.

Essere genitori come vocazione universale

E vi dirò di più: Si dovrebbe essere “padri” e “madri”, ovvero persone che sono disposte a donarsi per il prossimo, ben prima addirittura di avere un partner!

Nel cammino cristiano questo passo è fondamentale per compiere davvero la propria vocazione, qualunque essa sia.

Non importa che siate chiamati al matrimonio, al sacerdozio, alla vita consacrata, oppure alla vita laica santa anche senza relazione sentimentale alcuna:

Essere genitori non è la conseguenza di una nuova vita, ma ne è il requisito fondamentale.

Del resto, non chiamiamo forse “padre” e “madre” i religiosi che di “figli propri” non ne avranno mai?

Il dolore per l’assenza di un figlio

Invece gli ospedali sono pieni di adulti che cercano di sovvertire i problemi biologici come se dalla loro discendenza dipendesse veramente la loro felicità o la loro realizzazione personale. Come se il parto fosse un’esperienza imprescindibile per essere considerata donna, o il trasmettere il proprio DNA fosse una questione di onore e di prestigio, senza il quale non si può essere considerati uomini.

So bene sulla mia pelle che cosa vuol dire all’assenza di un figlio proprio, e per questo posso dire serenamente:

Che siano i tuoi o di qualcun altro, non sono i figli a donarci la vita, ma siamo noi a donare la vita ai figli. Non sono i figli a completarci, siamo noi che siamo chiamati ad aiutare i figli a completarsi.

Un bastone fiorito per rialzarsi

Il Vangelo ci mostra come Giuseppe fosse paterno e protettivo (ma mai possessivo!) nei confronti di Maria ancora prima di sposarla, e come sia stato un padre amorevole per Gesù nonostante non fosse suo figlio.

Non solo non è meno uomo per questo, ma ci mostra la la virilità a cui tutti noi maschi dovremmo ambire.

Auguro a coloro che stanno soffrendo perché non riescono ad avere figli, martoriati da falsi sogni e dalle pressioni sociali, di riscoprire la loro vera vocazione genitoriale, e il loro essere vere donne e veri uomini, attraverso tutto l’amore che ancora possono donare a questo mondo.

Conclusione

Alcuni sogni nascono spontaneamente, altri si fabbricano, altri si ricevono, altri infine si subiscono.

Giuseppe ci mostra, in questa domenica di Avvento, come l’Amore sia l’unica lente pulita capace di far luce sui nostri sogni.

L’Amore vero, quello che sa donarsi gratuitamente, è l’unico strumento utile per discernere i sogni che sono solo “idoli” e innesti, da quelli d’oro che ci permetteranno di diventare “genitori” e smettere di essere bambini.

Solo tramite Esso potremo diventare persone che hanno smesso di pretendere di ricevere la vita dagli altri, e diventare coloro che hanno invece iniziato a donare la propria vita a chi ne ha bisogno.


Qui sotto trovate il post instagram realizzato insieme a @laparoladellafesta

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Author: Lars Daryawesh

Cultura cattolica: Ho sempre avuto un approccio razionale alla fede. Più ragionavo sulla vita e sul creato, e più scoprivo che a molte delle mie conclusioni era già arrivata la Chiesa secoli e secoli prima. Inoltre, là dove le nostre conclusioni divergevano, mettendomi in discussione ho felicemente scoperto che alla fine aveva sempre ragione Lei. Ora però ho imparato che la fede non è solo un rapporto di testa, ma anche di cuore e di corpo, e ho potuto constatare con mano e con occhi quanto scommettere su Cristo possa portare ad una migliore consapevolezza di sé e ad un livello più alto di bene da poter donare agli altri. Cultura nerd: Ho iniziato con i videogiochi con l'Amstrad a cassette. Seguita subito dopo dal mio primo amore informatico: L'Amiga 500. Seguirono poi svariati pc, sia con Windows che con Linux (fedora, Debian e poi Ubuntu), fino ad arrivare alla Apple con il suo OSX. Ho inizato a leggere manga alle elementari, con Guyver (di cui ancora non ho visto la fine!), e tempo permettendo sto seguendo delle serie ancora in corso d'opera (Gantz, One piece, Berserk ecc ecc). Adoro gli z-movies e il cinema in generale, soprattutto film demenziali come Hot-Shot o Zoolander. Potrei andare avanti ma penso che questo dovrebbe bastare a darvi un'idea su di me!

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